Il sindaco, la Madonna e quel gesto che a Reggio Calabria non si era mai visto
Per la prima volta un primo cittadino, Francesco Cannizzaro, ha partecipato in forma privata al rito intimo dell'Eremo, prendendo parte alle operazioni di discesa del quadro della Madonna della Consolazione prima della storica processione.
L'Editoriale di Luigi Palamara
Reggio Calabria, 11 settembre 2026. A Reggio Calabria ci sono tradizioni che non hanno bisogno di essere spiegate. Basta nominarle.
La Madonna della Consolazione è una di queste.
E poi ci sono gesti che, proprio perché si consumano dentro tradizioni secolari, assumono un significato che va ben oltre la fotografia, il protocollo o la cronaca di una giornata.
Oggi ne è accaduto uno.
Per la prima volta, un sindaco di Reggio Calabria, Francesco Cannizzaro, ha partecipato alla cerimonia dell’incoronazione del quadro della Madonna della Consolazione all’Eremo.
Non alla processione, non alla passerella pubblica, non al momento in cui le autorità si dispongono ordinatamente davanti alle telecamere.
Prima.
Nel luogo e nell’istante in cui la devozione conserva ancora qualcosa di intimo, quasi domestico.
Il venerdì che precede la processione, infatti, il quadro della Madonna viene materialmente calato dalla sua posizione sull’altare. I frati lo prendono in consegna, vengono apposti i gioielli della Vergine e, concluso il rito, l’effigie viene nuovamente innalzata. Soltanto il giorno successivo sarà trasferita sulla Vara per iniziare il suo viaggio verso la città.
È una cerimonia antica, raccolta, lontana dalla folla.
Ed è una cerimonia alla quale, fino ad oggi, i sindaci di Reggio non avevano partecipato.
Cannizzaro lo ha fatto non in veste istituzionale ma privata. Da devoto.
Una distinzione importante, soprattutto in tempi nei quali ogni gesto di un uomo pubblico viene immediatamente arruolato da qualcuno: dalla politica, dalla propaganda, dagli avversari, dai sostenitori.
Eppure proprio questa presenza privata ha finito per assumere un significato pubblico.
Il sindaco non è rimasto neppure semplice spettatore. È stato coinvolto nelle operazioni necessarie a far scendere e poi risalire il quadro attraverso quel particolare congegno nascosto dietro l’altare, una macchina antica e quasi invisibile che consente all'immagine della Madonna di muoversi dalla sua collocazione.
Per una volta, dunque, niente fascia tricolore.
Niente palco.
Niente discorsi.
Soltanto un uomo, una tradizione e un quadro che da secoli rappresenta, per Reggio, qualcosa che difficilmente entra nelle categorie della politica.
Si potrà discutere se sia opportuno o meno che un sindaco partecipi a un rito religioso così intimo. Qualcuno vi leggerà un segnale, qualcuno una scelta personale, qualcuno inevitabilmente una mossa politica.
È il destino di chi ricopre una carica pubblica: perfino quando entra in un luogo da cittadino, c’è sempre qualcuno pronto a ricordargli che sindaco lo rimane.
Ma il dato resta.
Per la prima volta un sindaco di Reggio Calabria ha assistito da vicino a quel momento quasi segreto nel quale la Madonna della Consolazione viene spogliata della sua immobilità, calata dall’altare, adornata e preparata al suo incontro con la città.
È un piccolo fatto di cronaca.
Ma Reggio è una città nella quale, talvolta, sono proprio i piccoli fatti a raccontare le cose più grandi.
Luigi Palamara Giornalista, Scrittore e Artista Aspromontàno

1 Commenti
Luigi come puoi aver pensato che questo gesto potesse nascere da una devozione intima? Di intimo non riesco a trovarci niente e, anzi, mi dispiaccio perché ci trovo una grande strumentalizzazione. A meno che questo gesto non appartenga alla consuetudine devozionale del Sindaco e in tal caso mi pentirò di aver pensato a male
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