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Reggio diventa laboratorio nazionale: la scommessa Roscioli e l’asse Cannizzaro-Occhiuto

Reggio diventa laboratorio nazionale: la scommessa Roscioli e l’asse Cannizzaro-Occhiuto

Reggio laboratorio del centrodestra. La mossa Roscioli e l’asse Cannizzaro-Occhiuto

Verso le suppletive alla Camera del 27 e 28 settembre

La coalizione punta tutto sulla filiera istituzionale per sbloccare i dossier romani. Il candidato "romano" scelto per fare da terminale parlamentare e la sfida per cancellare la Calabria dell'ultimo posto.

L'Editoriale di Luigi Palamara 

A Reggio Calabria le elezioni suppletive del 27 e 28 settembre 2026 non vengono raccontate dal centrodestra come una semplice pratica per riempire una casella vuota alla Camera. Sarebbe troppo poco. E, dopo quanto si è visto domenica mattina nella Sala Monteleone di Palazzo Campanella, sarebbe anche una lettura politicamente miope.

La coalizione ha deciso di trasformare un'elezione di pochi mesi in una prova generale. Di governo, di organizzazione, di rapporti di forza e, soprattutto, di capacità di mettere Reggio Calabria dentro la politica nazionale.

Al centro della scena c'è Fabio Roscioli.

Ma dietro la candidatura, e forse persino più della candidatura, c'è un'operazione politica che porta due firme riconoscibili: Roberto Occhiuto e Francesco Cannizzaro.

È questo il dato che emerge con maggiore nettezza da una mattinata nella quale il centrodestra calabrese ha voluto soprattutto mostrare una cosa: di esserci tutto.

Forza Italia, Fratelli d'Italia, Lega, UDC, Noi Moderati. Parlamentari, amministratori, consiglieri, sindaci, giovani. Una sala piena di domenica, mentre Reggio si preparava perfino alla prima partita stagionale della Reggina, non è una prova scientifica del consenso. In politica, però, le fotografie qualche volta anticipano le urne e altre volte raccontano semplicemente lo stato di salute di una macchina organizzativa.

Quella vista a Palazzo Campanella è certamente una macchina accesa.

Roscioli, il “forestiero” scelto proprio perché viene da Roma.

La prima obiezione alla candidatura è nota: Fabio Roscioli non è reggino.

Roscioli non ha cercato di aggirarla. Ha fatto qualcosa di più intelligente: l'ha trasformata nell'argomento principale della propria candidatura.

La tesi è semplice.

Il territorio, sostiene, ha già due uomini che lo conoscono e lo rappresentano direttamente: Roberto Occhiuto e Francesco Cannizzaro. Il primo governa la Regione; il secondo ha lasciato Montecitorio per assumere la guida di Reggio Calabria e della Città Metropolitana.

Ciò che serve adesso, secondo il disegno illustrato dalla coalizione, non è un terzo uomo che impari Reggio, ma qualcuno che conosca Roma.

Roscioli propone dunque sé stesso come una sponda nazionale: non il sostituto della classe dirigente calabrese, bensì il terminale parlamentare di quella classe dirigente.

È una distinzione politicamente essenziale.

E Roscioli l'ha accompagnata con una promessa altrettanto significativa: conclusa questa legislatura, non intende utilizzare Reggio Calabria come trampolino per una nuova candidatura calabrese alle politiche.

Tradotto dal linguaggio delle assemblee a quello della politica concreta: vengo per svolgere un incarico, non per occupare un territorio elettorale.

Sarà naturalmente il lavoro parlamentare a stabilire quanto questa impostazione produrrà risultati. Ma come risposta alla contestazione sul candidato “non territoriale”, la linea appare costruita con precisione.

Roscioli conosce i meccanismi nazionali di Forza Italia, ne è amministratore, conosce i palazzi, gli interlocutori e le procedure. E nelle suppletive che consegnano al vincitore una legislatura ormai nella sua parte finale, Occhiuto ha posto una domanda tutt'altro che peregrina: avrebbe avuto senso scegliere qualcuno costretto a impiegare una parte consistente del mandato semplicemente per imparare il mestiere parlamentare?

Il centrodestra ha risposto di no.

Cannizzaro e la politica del territorio.

Poi c'è Francesco Cannizzaro.

La sua presenza politica attraversa quasi ogni intervento della mattinata, anche quando non è lui a parlare.

Occhiuto lo descrive come un uomo che avrebbe potuto continuare una carriera nazionale e aspirare a incarichi di governo, ma che ha preferito tornare sulla città.

Roscioli utilizza la medesima scelta per spiegare perché considera Cannizzaro il proprio riferimento territoriale.

Wanda Ferro insiste sul significato politico del suo ritorno a Reggio.

Gli alleati gli riconoscono gli interventi parlamentari sull'aeroporto, sul porto e sui dossier finanziari della città.

Cannizzaro, febbricitante, prende infine la parola e mette sul tavolo la propria versione della vicenda: le suppletive, sostiene, avrebbero potuto persino non celebrarsi se le sue dimissioni dalla Camera fossero arrivate più tardi. Il centrodestra avrebbe invece scelto deliberatamente di aprire la partita.

È un'affermazione politicamente interessante perché sposta completamente il quadro.

Nella lettura di Cannizzaro, cioè, il voto non sarebbe un incidente prodotto dal suo passaggio da parlamentare a sindaco, ma una seconda tappa della stessa operazione: lasciare Roma per amministrare Reggio e contemporaneamente utilizzare il seggio liberato per portare a Montecitorio un uomo capace di seguire i dossier della città.

Cannizzaro quantifica anche la posta in gioco: parla di oltre 150 milioni di euro fermi a Roma, di finanziamenti da recuperare, di procedure da sbloccare.

Qui finisce la retorica e comincia il terreno sul quale la promessa politica potrà essere verificata.

Perché 150 milioni non sono un concetto.

O arrivano o non arrivano.

Occhiuto e l'ambizione di cancellare la Calabria dell'ultimo posto.

Se Cannizzaro incarna nel racconto della giornata la dimensione reggina, Roberto Occhiuto prova a collocarla dentro una strategia regionale.

Il presidente della Calabria non nasconde i problemi sedimentati in decenni. Ma contesta un'abitudine che questa regione conosce fin troppo bene: considerarsi condannata all'ultimo posto prima ancora che vengano pubblicate le classifiche.

È forse il tratto politicamente più riconoscibile del suo intervento.

Occhiuto rivendica una Calabria che comincerebbe a comparire anche nelle statistiche positive: crescita, occupazione, turismo. Richiama i dati della Banca d'Italia, parla dell'incremento del traffico aeroportuale, dell'università, del “reddito di merito”, della necessità di trattenere i giovani.

Ma soprattutto sostiene un cambio di mentalità.

La Calabria, nel suo racconto, non deve più chiedere indulgenza. Deve pretendere normalità, competitività e persino primati.

È un'ambizione molto più interessante della tradizionale lamentazione meridionalista, perché almeno sottopone chi governa a un criterio severo: se dici che puoi arrivare primo, non potrai poi accontentarti di essere semplicemente un po' meno ultimo.

L'esempio continuamente richiamato è l'aeroporto dello Stretto.

Quando Occhiuto arrivò alla Regione, ricorda, il dibattito era ridotto alla richiesta di qualche collegamento con Roma e Milano. La maggioranza regionale rivendica oggi una crescita ben più consistente dello scalo e nuovi investimenti.

Mattiani parla di altri 64 milioni di euro per l'infrastruttura.

Cannizzaro collega l'aeroporto alla strategia di integrazione con Messina.

Ferro lo inserisce nel quadro della collaborazione fra amministrazione locale, Regione e Governo.

È precisamente questa la parola che ricorre più volte nell'intera giornata: filiera.

Comune, Città Metropolitana, Regione, Parlamento, Governo.

È la grande scommessa politica della coalizione.

Ed è anche il criterio con cui dovrà essere giudicata.

Roscioli come raccordo, non come occupazione.

In questo schema Fabio Roscioli assume un significato abbastanza nitido.

Non viene presentato come il nuovo leader di Reggio Calabria.

Né tenta di esserlo.

Non promette di insegnare ai reggini che cosa serva ai reggini, operazione che sarebbe insieme presuntuosa e politicamente suicida.

Dice invece: ditemi quali dossier devono camminare, io conosco il luogo nel quale devono camminare.

Non è poco.

In Italia una parte consistente della politica concreta consiste precisamente nel conoscere procedure, commissioni, ministeri, interlocutori, passaggi amministrativi, tempi parlamentari e persone alle quali telefonare.

Cannizzaro lo dice quasi brutalmente: se Roscioli telefona a un ministero o a Palazzo Chigi, viene ascoltato.

È questa, depurata dalle formule cerimoniali, la ragione della candidatura.

Roscioli non è stato scelto malgrado sia romano.

È stato scelto, almeno secondo la spiegazione offerta pubblicamente dalla coalizione, anche perché è romano, nel senso politico e istituzionale del termine.

Ed è una differenza sostanziale.

Una coalizione che vuole trasformare Reggio in un test nazionale.

C'è poi un altro elemento che sarebbe sbagliato sottovalutare.

Queste suppletive non interessano soltanto Reggio.

Lo hanno detto praticamente tutti gli intervenuti.

Occhiuto parla apertamente della città come cuore della politica nazionale. Roscioli sostiene che il risultato misurerà anche la forza e la tenuta del centrodestra. Cannizzaro vuole trasformare la città in un “laboratorio” politico nazionale. Wanda Ferro insiste sull'unità della coalizione contrapposta alla geometria assai più complessa del campo progressista.

Dunque nessuno finge che si tratti soltanto di amministrazione.

Il 27 e 28 settembre si elegge un deputato, certamente.

Ma i partiti leggeranno immediatamente quel numero come qualcosa di più.

Quanto pesa il centrodestra dopo le amministrative? Quanto è trasferibile sul candidato unitario il consenso dei suoi protagonisti locali? Quanto è compatta la coalizione? Quanto spazio esiste alla sua destra? Quanto riesce il centrosinistra a trasformare in voto l'opposizione alla nuova amministrazione cittadina?

Queste sono le domande vere.

E per questo Reggio, per alcuni giorni, finirà inevitabilmente sulle scrivanie romane.

La squadra prima dell'uomo solo.

Un particolare accomuna quasi tutti gli interventi: l'insistenza sulla squadra.

Non è casuale.

Il centrodestra reggino arriva a queste elezioni dopo una stagione nella quale Francesco Cannizzaro ha acquisito un peso politico crescente e Roberto Occhiuto è diventato, contemporaneamente, presidente della Regione e vicesegretario nazionale di Forza Italia.

Accanto a loro siedono esponenti di partiti diversi che hanno tutto l'interesse a mostrare che la coalizione nazionale può riprodursi senza fratture sul territorio.

Wanda Ferro lo dice esplicitamente: Roscioli non dovrà fare praticantato né aver bisogno di tutor. Servirebbe immediatamente qualcuno capace di parlare con il Governo.

L'UDC lo definisce il candidato di una squadra vincente.

Mattiani insiste sulla collaborazione istituzionale.

Galati lega la candidatura all'idea stessa di stabilità del centrodestra.

È dunque sbagliato leggere Roscioli isolatamente.

Roscioli è il candidato; Cannizzaro e Occhiuto sono l'architettura politica dentro la quale la sua candidatura acquista senso.

Il punto che conterà dopo il 28 settembre.

Naturalmente una campagna elettorale è il regno dei verbi al futuro.

Faremo. Porteremo. Sbloccheremo. Collegheremo. Cambieremo.

Poi arriva il governo delle cose, che ha una grammatica assai meno indulgente.

Cannizzaro cita il ponte di Calopinace e annuncia il 9 ottobre come data simbolica della soluzione di una vicenda trascinatasi per anni.

Occhiuto rivendica l'aeroporto e il “reddito di merito”.

Ferro indica Arghillà, sicurezza, degrado urbano e fondi metropolitani.

Mattiani richiama Statale 106 e infrastrutture.

Galati parla di giovani, università, agricoltura, innovazione e alta velocità.

Roscioli si assume il compito di fare da raccordo parlamentare.

Ecco dunque il patrimonio di promesse sul quale questa classe dirigente chiede di essere misurata.

Non serviranno molte interpretazioni.

Basterà conservare l'elenco.

Reggio e la tentazione finalmente legittima dell'ambizione.

Forse il passaggio più interessante dell'intera mattinata è però culturale prima ancora che elettorale.

Per decenni la Calabria ha oscillato fra due caricature: quella costruita da chi la osservava dall'esterno come un caso disperato e quella alimentata dall'interno da chi trasformava ogni arretratezza in destino.

Occhiuto prova a rompere questo schema.

Cannizzaro vuole fare altrettanto su Reggio.

Roscioli, arrivando da fuori, offre involontariamente un test persino più significativo: una Calabria che si considera condannata vede nel forestiero un'invasione; una Calabria sicura di sé può invece usare competenze esterne senza sentirsi colonizzata.

È esattamente su questo crinale che la candidatura verrà giudicata.

Se Roscioli sarà soltanto un nome romano collocato in un collegio sicuro, le critiche avranno trovato alimento.

Se invece riuscirà davvero a funzionare per alcuni mesi come acceleratore dei dossier indicati da Cannizzaro e Occhiuto, la scelta avrà avuto una sua logica verificabile.

E nella politica italiana, dove spesso i candidati vengono paracadutati senza neppure tentare una spiegazione, averne fornita una così esplicita rappresenta già un'assunzione di responsabilità.

La Sala Monteleone, intanto, ha consegnato la fotografia dell'inizio.

Un presidente di Regione che chiede alla Calabria di smetterla di pensarsi ultima.

Un sindaco che ha lasciato il Parlamento e pretende di trasformare quella rinuncia in forza politica per la propria città.

Un candidato che arriva da Roma e afferma di non voler conquistare Reggio, ma servirle da ponte.

E una coalizione che decide di puntare molto più di un seggio su una consultazione che, sulla carta, avrebbe potuto essere periferica.

Ora arrivano le urne.

Poi arriveranno i fatti.

Ed è lì, come sempre, che la politica smette di raccontarsi e comincia a essere giudicata.

Luigi Palamara Giornalista,  Scrittore e Artista Aspromontàno.

@luigi.palamara

Reggio diventa laboratorio nazionale: la scommessa Roscioli e l’asse Cannizzaro-Occhiuto Reggio laboratorio del centrodestra. La mossa Roscioli e l’asse Cannizzaro-Occhiuto Verso le suppletive alla Camera del 27 e 28 settembre La coalizione punta tutto sulla filiera istituzionale per sbloccare i dossier romani. Il candidato "romano" scelto per fare da terminale parlamentare e la sfida per cancellare la Calabria dell'ultimo posto. L'Editoriale di Luigi Palamara  A Reggio Calabria le elezioni suppletive del 27 e 28 settembre non vengono raccontate dal centrodestra come una semplice pratica per riempire una casella vuota alla Camera. Sarebbe troppo poco. E, dopo quanto si è visto domenica mattina nella Sala Monteleone di Palazzo Campanella, sarebbe anche una lettura politicamente miope. La coalizione ha deciso di trasformare un'elezione di pochi mesi in una prova generale. Di governo, di organizzazione, di rapporti di forza e, soprattutto, di capacità di mettere Reggio Calabria dentro la politica nazionale. Al centro della scena c'è Fabio Roscioli. Ma dietro la candidatura, e forse persino più della candidatura, c'è un'operazione politica che porta due firme riconoscibili: Roberto Occhiuto e Francesco Cannizzaro. È questo il dato che emerge con maggiore nettezza da una mattinata nella quale il centrodestra calabrese ha voluto soprattutto mostrare una cosa: di esserci tutto. Forza Italia, Fratelli d'Italia, Lega, UDC, Noi Moderati. Parlamentari, amministratori, consiglieri, sindaci, giovani. Una sala piena di domenica, mentre Reggio si preparava perfino alla prima partita stagionale della Reggina, non è una prova scientifica del consenso. In politica, però, le fotografie qualche volta anticipano le urne e altre volte raccontano semplicemente lo stato di salute di una macchina organizzativa. Quella vista a Palazzo Campanella è certamente una macchina accesa. Roscioli, il “forestiero” scelto proprio perché viene da Roma. La prima obiezione alla candidatura è nota: Fabio Roscioli non è reggino. Roscioli non ha cercato di aggirarla. Ha fatto qualcosa di più intelligente: l'ha trasformata nell'argomento principale della propria candidatura. La tesi è semplice. Il territorio, sostiene, ha già due uomini che lo conoscono e lo rappresentano direttamente: Roberto Occhiuto e Francesco Cannizzaro. Il primo governa la Regione; il secondo ha lasciato Montecitorio per assumere la guida di Reggio Calabria e della Città Metropolitana. Ciò che serve adesso, secondo il disegno illustrato dalla coalizione, non è un terzo uomo che impari Reggio, ma qualcuno che conosca Roma. Roscioli propone dunque sé stesso come una sponda nazionale: non il sostituto della classe dirigente calabrese, bensì il terminale parlamentare di quella classe dirigente. È una distinzione politicamente essenziale. E Roscioli l'ha accompagnata con una promessa altrettanto significativa: conclusa questa legislatura, non intende utilizzare Reggio Calabria come trampolino per una nuova candidatura calabrese alle politiche. Tradotto dal linguaggio delle assemblee a quello della politica concreta: vengo per svolgere un incarico, non per occupare un territorio elettorale. Sarà naturalmente il lavoro parlamentare a stabilire quanto questa impostazione produrrà risultati. Ma come risposta alla contestazione sul candidato “non territoriale”, la linea appare costruita con precisione. Roscioli conosce i meccanismi nazionali di Forza Italia, ne è amministratore, conosce i palazzi, gli interlocutori e le procedure. E nelle suppletive che consegnano al vincitore una legislatura ormai nella sua parte finale, Occhiuto ha posto una domanda tutt'altro che peregrina: avrebbe avuto senso scegliere qualcuno costretto a impiegare una parte consistente del mandato semplicemente per imparare il mestiere parlamentare? Il centrodestra ha risposto di no. Cannizzaro e la politica del territorio. Poi c'è Francesco Cannizzaro. Editoriale completo su CartaStraccia.News

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