Calabria. Emergenza caldo a scuola. L'assessore Micheli ammette il nodo caldo: "Aule roventi il 15 settembre, ma i sindaci non saranno lasciati soli"
Tra aule prive di aria condizionata e scadenze imminenti, la Regione Calabria apre all'autonomia dei dirigenti e istituisce un tavolo tecnico, pur ammettendo che i fondi e la programmazione non bastano a raffreddare subito le scuole.
L'Editoriale di Luigi Palamara
La scuola riapre il 15 settembre. Il caldo, invece, non ha aspettato il calendario.
Ed è tutto qui, in questa contraddizione tanto semplice quanto scomoda, il problema che emerge dalle parole di Eulalia Micheli, assessore alla Pubblica Istruzione della Regione Calabria. Perché mentre si discute di date, decreti, autonomie, competenze e tavoli tecnici, nelle aule scolastiche calabresi resta una realtà assai meno burocratica e molto più concreta: le temperature sono elevate, gli edifici spesso non sono climatizzati e tra pochi giorni migliaia di studenti torneranno a sedersi in quelle stanze.
Il problema, dunque, non è futuro. È imminente.
La domanda posta all’assessore è stata netta: la scuola è pronta a ripartire, ma le alte temperature stanno già creando difficoltà ai docenti che in questi giorni si riuniscono negli istituti. Tra poco toccherà agli alunni, destinati in molti casi ad affrontare ore di lezione in aule prive di aria condizionata. Si tratta di un problema reale oppure di qualcosa su cui si può soprassedere?
La risposta di Micheli non lascia spazio a equivoci sul punto essenziale: «Credo che il problema del caldo e delle condizioni climatiche sia ormai una questione che va affrontata anche nel mondo della scuola».
Ed è forse questa la frase da cui partire.
Perché se il problema esiste, ed esiste al punto da essere riconosciuto istituzionalmente, resta da capire come affrontarlo nell’immediato. Non tra qualche mese. Non con i prossimi finanziamenti. Non quando le temperature saranno tornate miti. Ma adesso.
La Regione Calabria, spiega l’assessore, ha approvato con decreto del presidente della Regione il calendario scolastico, fissando l’inizio delle lezioni al 15 settembre. Una decisione che non nasce nel vuoto: viene assunta dopo il confronto con i dirigenti scolastici, con l’Associazione Nazionale dei Dirigenti e con l’Ufficio Scolastico Regionale.
Micheli ricorda inoltre che da anni l’avvio delle lezioni oscilla tra il 14, il 15 e il 16 settembre, nel rispetto delle normative che stabiliscono il numero complessivo di giorni e ore di attività che ogni istituto deve garantire.
Tutto corretto. Tutto previsto. Tutto formalmente in ordine.
Ma il termometro, naturalmente, non legge i decreti.
Ed è proprio qui che entra in gioco l’altro passaggio importante dell’intervista. Nello stesso provvedimento, sottolinea l’assessore, è stata riconosciuta autonomia ai dirigenti scolastici e alle scuole, che possono assumere decisioni differenti in presenza di circostanze imprevedibili. E tra queste, ammette Micheli, possono certamente rientrare le condizioni climatiche.
Significa che un margine di intervento esiste.
Ed è un margine che potrebbe diventare decisivo qualora l’ondata di calore dovesse persistere nei giorni immediatamente precedenti all’apertura delle scuole.
Del resto, la questione non riguarda soltanto il calendario. C’è un problema più grande, più vecchio e assai meno facile da risolvere: quello strutturale degli edifici scolastici.
L’assessore lo riconosce apertamente. Le condizioni delle scuole devono essere affrontate dalle istituzioni secondo le rispettive competenze: amministrazioni locali, Province, Città metropolitane, Comuni e Regione. Micheli assicura che anche la Regione Calabria farà la propria parte.
C’è poi l’annuncio del ministro Valditara relativo a uno stanziamento di 40 milioni di euro destinato a queste problematiche. Un intervento che Micheli considera positivo, pur precisando che non può essere considerato risolutivo.
Ed è giusto dirlo: quaranta milioni possono rappresentare un inizio, non una bacchetta magica.
Perché climatizzare gli edifici, sostituire gli infissi, rendere le strutture efficienti e adeguate alle nuove condizioni climatiche richiede programmazione, risorse e tempo. Ma gli studenti che entreranno in aula il 15 settembre non vivranno nel tempo lungo della programmazione amministrativa. Vivranno nel presente.
Un presente fatto, in molti istituti, di aule surriscaldate.
Micheli annuncia quindi la disponibilità della Regione ad affrontare la questione attraverso un tavolo tecnico, nel quale ogni soggetto istituzionale possa intervenire nell’ambito delle proprie competenze per rispondere alle esigenze di bambini e ragazzi. E cita esplicitamente i problemi della climatizzazione, degli infissi e, più in generale, delle condizioni degli edifici scolastici.
È un passaggio importante, perché certifica che il problema non riguarda soltanto qualche scuola particolarmente sfortunata. È una questione più ampia, che investe il patrimonio edilizio scolastico e il modo stesso in cui esso dovrà adattarsi a estati sempre più lunghe e temperature sempre più difficili da sopportare.
Resta però la domanda più urgente.
Se l’ondata di calore è evidente, avrebbe senso rinviare di qualche giorno l’inizio delle lezioni?
Nel corso dell’intervista è stato osservato che uno slittamento di una settimana difficilmente comprometterebbe l’apprendimento, mentre potrebbe evitare di esporre gli studenti a condizioni particolarmente pesanti.
La decisione, in base agli strumenti oggi disponibili, può coinvolgere sindaci e dirigenti scolastici.
Ma su questo punto Micheli tiene a fare una precisazione politica prima ancora che amministrativa. Non le piace l’espressione «la palla passa ai sindaci e ai dirigenti», perché potrebbe apparire come un modo per trasferire su di loro l’intera responsabilità.
E ha ragione su un punto: scaricare il problema da un livello istituzionale all’altro sarebbe il modo peggiore di affrontarlo.
«Le amministrazioni non devono essere lasciate sole», chiarisce l’assessore.
La Regione, assicura, è disponibile ad affrontare il problema insieme ai sindacati, alle amministrazioni locali e a tutti i soggetti coinvolti, con l’obiettivo di intervenire in maniera più adeguata sulle criticità strutturali delle scuole.
È una disponibilità importante.
Ma adesso viene la parte difficile: trasformarla in decisioni.
Perché il 15 settembre non è una data lontana. È dietro l’angolo.
I tavoli tecnici potranno discutere del futuro. I finanziamenti potranno migliorare gli edifici. Gli interventi strutturali potranno forse consegnare alla Calabria scuole più moderne, efficienti e capaci di affrontare temperature che fino a pochi anni fa apparivano eccezionali e che oggi sembrano sempre più normali.
Ma nel frattempo bisogna rispondere a una domanda molto più elementare: cosa succede se il primo giorno di scuola fuori ci sono ancora temperature incompatibili con ore trascorse in aule senza climatizzazione?
È questa la questione che resta aperta dopo le parole dell’assessore Micheli.
La Regione riconosce il problema. Riconosce l’autonomia delle scuole davanti a circostanze imprevedibili. Riconosce la necessità di interventi strutturali. Annuncia disponibilità al confronto e alla collaborazione istituzionale.
Tutto questo è necessario.
Ma non basta a raffreddare un’aula.
E mentre istituzioni, dirigenti e amministratori stabiliscono competenze e possibili soluzioni, il calendario continua a correre.
Il 15 settembre si avvicina.
Il caldo è già arrivato.
Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno
@luigi.palamara Calabria. Emergenza caldo a scuola. L'assessore Micheli ammette il nodo caldo: "Aule roventi il 15 settembre, ma i sindaci non saranno lasciati soli" Tra aule prive di aria condizionata e scadenze imminenti, la Regione Calabria apre all'autonomia dei dirigenti e istituisce un tavolo tecnico, pur ammettendo che i fondi e la programmazione non bastano a raffreddare subito le scuole. L'Editoriale di Luigi Palamara La scuola riapre il 15 settembre. Il caldo, invece, non ha aspettato il calendario. Ed è tutto qui, in questa contraddizione tanto semplice quanto scomoda, il problema che emerge dalle parole di Eulalia Micheli, assessore alla Pubblica Istruzione della Regione Calabria. Perché mentre si discute di date, decreti, autonomie, competenze e tavoli tecnici, nelle aule scolastiche calabresi resta una realtà assai meno burocratica e molto più concreta: le temperature sono elevate, gli edifici spesso non sono climatizzati e tra pochi giorni migliaia di studenti torneranno a sedersi in quelle stanze. Il problema, dunque, non è futuro. È imminente. La domanda posta all’assessore è stata netta: la scuola è pronta a ripartire, ma le alte temperature stanno già creando difficoltà ai docenti che in questi giorni si riuniscono negli istituti. Tra poco toccherà agli alunni, destinati in molti casi ad affrontare ore di lezione in aule prive di aria condizionata. Si tratta di un problema reale oppure di qualcosa su cui si può soprassedere? La risposta di Micheli non lascia spazio a equivoci sul punto essenziale: «Credo che il problema del caldo e delle condizioni climatiche sia ormai una questione che va affrontata anche nel mondo della scuola». Ed è forse questa la frase da cui partire. Perché se il problema esiste, ed esiste al punto da essere riconosciuto istituzionalmente, resta da capire come affrontarlo nell’immediato. Non tra qualche mese. Non con i prossimi finanziamenti. Non quando le temperature saranno tornate miti. Ma adesso. La Regione Calabria, spiega l’assessore, ha approvato con decreto del presidente della Regione il calendario scolastico, fissando l’inizio delle lezioni al 15 settembre. Una decisione che non nasce nel vuoto: viene assunta dopo il confronto con i dirigenti scolastici, con l’Associazione Nazionale dei Dirigenti e con l’Ufficio Scolastico Regionale. Micheli ricorda inoltre che da anni l’avvio delle lezioni oscilla tra il 14, il 15 e il 16 settembre, nel rispetto delle normative che stabiliscono il numero complessivo di giorni e ore di attività che ogni istituto deve garantire. Tutto corretto. Tutto previsto. Tutto formalmente in ordine. Ma il termometro, naturalmente, non legge i decreti. Ed è proprio qui che entra in gioco l’altro passaggio importante dell’intervista. Nello stesso provvedimento, sottolinea l’assessore, è stata riconosciuta autonomia ai dirigenti scolastici e alle scuole, che possono assumere decisioni differenti in presenza di circostanze imprevedibili. E tra queste, ammette Micheli, possono certamente rientrare le condizioni climatiche. Significa che un margine di intervento esiste. Ed è un margine che potrebbe diventare decisivo qualora l’ondata di calore dovesse persistere nei giorni immediatamente precedenti all’apertura delle scuole. Del resto, la questione non riguarda soltanto il calendario. C’è un problema più grande, più vecchio e assai meno facile da risolvere: quello strutturale degli edifici scolastici. L’assessore lo riconosce apertamente. Le condizioni delle scuole devono essere affrontate dalle istituzioni secondo le rispettive competenze: amministrazioni locali, Province, Città metropolitane, Comuni e Regione. Micheli assicura che anche la Regione Calabria farà la propria parte. C’è poi l’annuncio del ministro Valditara relativo a uno stanziamento di 40 milioni di euro destinato a queste problematiche. Un intervento che Micheli considera positivo, pur precisando che non può essere considerato risolutivo. Editoriale completo su CartaStraccia.News
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