Scilla, panini gettati in mare dal ristorante: l'Accademia Italiana della Cucina condanna lo spreco
SCANDALO A SCILLA
Panini gettati in mare dal ristorante, l'Accademia Italiana della Cucina condanna lo spreco
Dure critiche dalla Delegazione Costa Viola per il video virale dei rifiuti alimentari sversati in acqua. "Un comportamento che tradisce i principi di rispetto per il cibo e per il territorio".
Il video del cibo lanciato dalle terrazze sullo specchio d'acqua tra i più belli della Calabria fa il giro dei social. Critiche anche dal mondo della cultura gastronomica, da sempre in prima linea contro lo spreco alimentare
SCILLA – Un centinaio di panini lanciati in mare da un ristorante affacciato sul borgo di Chianalea, per liberarsene come fosse un cassonetto. È quanto denunciato nei giorni scorsi da Cartastraccia.news, che ha dato conto di un episodio destinato a far discutere ben oltre i confini della Costa Viola.
Le immagini, riprese da chi si trovava sul lungomare, mostrano il cibo precipitare dalle terrazze del locale direttamente sulle onde, in uno dei tratti di costa più fotografati e amati d'Italia. Non un gesto isolato di distrazione, quanto piuttosto – secondo la ricostruzione – una vera e propria prassi di smaltimento: il pane avanzato, anziché essere destinato al recupero o allo smaltimento ordinario dei rifiuti, sarebbe finito in acqua a beneficio di gabbiani e pesci, ma soprattutto per evitare i costi e i tempi di una gestione corretta.
L'episodio ha suscitato indignazione tra i residenti e i frequentatori abituali di Scilla, borgo che vive proprio di quel mare oggi trattato come discarica. Al netto degli sviluppi che le autorità competenti vorranno accertare – dalla natura dei controlli sanitari e ambientali fino a eventuali sanzioni – resta il segno di un comportamento che stona con l'immagine di ospitalità e qualità che la ristorazione locale, nella sua stragrande maggioranza, cerca di costruire da anni.
Le critiche del mondo della gastronomia
A stigmatizzare l'episodio è la Delegazione Costa Viola - Area dello Stretto dell'Accademia Italiana della Cucina – l'istituzione culturale della Repubblica, tale dal 2003, che dal 1953 tutela quella che i suoi fondatori, a partire dal giornalista Orio Vergani, definirono la "civiltà della tavola" – attraverso il proprio delegato, Sandro Borruto.
«La Delegazione Costa Viola - Area dello Stretto esprime ferma condanna per quanto accaduto a Scilla, dove un centinaio di panini sono stati gettati in mare da un esercizio di ristorazione – dichiara Borruto –. Non si tratta di un episodio isolato o di scarsa rilevanza: è un comportamento che tradisce i principi di rispetto per il cibo, per il territorio e per chi lo frequenta, principi che la nostra Delegazione, in linea con i valori dell'Accademia Italiana della Cucina, tutela e promuove sul territorio da anni come parte integrante della civiltà della tavola italiana».
Il delegato richiama anche precedenti che, a suo dire, impongono una riflessione più ampia sui controlli nel settore: «Non è la prima volta che sul nostro territorio la Delegazione rileva la necessità di un intervento più incisivo in materia di controlli. Non si può dimenticare come, in passato, le autorità competenti abbiano dovuto procedere al sequestro di notevoli quantità di prodotto ittico non adeguatamente conservato, a tutela della salute pubblica. Episodi come quello di Scilla, insieme a questi precedenti, impongono una riflessione seria sulla necessità di rafforzare la vigilanza sul rispetto delle norme igienico-sanitarie e ambientali nella ristorazione del territorio».
Borruto rivendica infine la professionalità come requisito imprescindibile della ristorazione: «Il consumatore ha diritto a essere tutelato, sempre. Fare il ristoratore non è una professione che si può improvvisare: richiede competenza, responsabilità e, tra i requisiti imprescindibili, il rispetto rigoroso delle regole, quelle sanitarie come quelle ambientali. Chi sceglie di offrire ospitalità in un luogo di straordinaria bellezza come la Costa Viola ha il dovere, prima ancora che l'obbligo normativo, di custodirlo. Come Delegazione Costa Viola - Area dello Stretto continueremo a richiamare l'attenzione delle istituzioni e degli operatori del settore su questi temi, nella convinzione che qualità, sicurezza e rispetto del territorio siano un unico, imprescindibile valore».
Parole che si inseriscono in una battaglia che l'Accademia Italiana della Cucina porta avanti da tempo anche a livello nazionale, dati alla mano: le ultime rilevazioni diffuse dall'associazione, condotte con l'Università di Bologna, quantificano in oltre 600 grammi a settimana il cibo che ogni italiano getta via, il doppio rispetto agli obiettivi fissati dall'Agenda Onu. Un problema che, ricorda l'Accademia, non riguarda solo le famiglie ma l'intera filiera, dalla produzione alla grande distribuzione, fino – appunto – alla ristorazione.
Il danno d'immagine per la Costa Viola
Al di là del singolo episodio, resta il rischio concreto di un danno d'immagine per un territorio che ha fatto della bellezza del proprio mare la propria principale risorsa economica. In un'epoca in cui un video può moltiplicarsi in poche ore, la Calabria dello Stretto rischia di essere associata, agli occhi di chi la conosce solo attraverso i social, a un gesto che tradisce l'accoglienza e la cura che da sempre la contraddistinguono.
Restano ora da chiarire i profili di competenza delle autorità marittime e ambientali, chiamate a valutare se lo sversamento in mare di rifiuti alimentari configuri anche una violazione sanzionabile. Ma, al netto degli aspetti amministrativi, resta soprattutto una domanda di fondo, la stessa che la civiltà della tavola pone da sempre: come si può chiedere rispetto per un territorio, e per chi lo racconta a tavola, se per primi non lo si rispetta?
@luigi.palamara Lo scandalo a Scilla. Un centinaio di panini buttati in mare dal ristorante: quando l'inciviltà tratta l'acqua come una discarica. Il mare non è una pattumiera L'Editoriale di Luigi Palamara Da un locale affacciato su uno specchio d'acqua tra i più belli d'Italia, cibo gettato tra le onde per liberarsene: un gesto che calpesta l'ambiente e il turismo del territorio. Ci stiamo abituando a tutto. Ed è forse questa la notizia peggiore. Ci abituiamo alla maleducazione, all’arroganza, al degrado esibito quasi fosse normalità. Ma quello che è accaduto a Scilla riesce ancora, per fortuna, a scandalizzare. Da un ristorante affacciato su uno degli specchi di mare più belli d’Italia, un centinaio di panini sono stati lanciati giù, direttamente in acqua. Non per nutrire i pesci, come qualche anima candida potrebbe perfino tentare di raccontare. Ma per liberarsi della spazzatura. Come se il mare fosse un cassonetto. Come se ciò che non serve più potesse essere affidato alle onde e dimenticato. Vista superficialmente, la scena potrebbe perfino strappare una risata: panini che volano da un balcone e precipitano nel blu di Scilla. Ma c’è ben poco da ridere. Perché quei panini non misurano soltanto un gesto di inciviltà. Misurano il livello al quale siamo capaci di scendere quando viene meno perfino il rispetto elementare per il luogo in cui viviamo e lavoriamo. Scilla vive di mare, di bellezza, di turismo. Quel mare è il suo patrimonio, la sua vetrina, la sua ricchezza. Trattarlo come una discarica significa sputare esattamente nel piatto in cui si mangia. Un centinaio di panini gettati in acqua possono sembrare poca cosa davanti ai grandi problemi del Paese. E invece sono moltissimo. Perché la civiltà non si misura soltanto nelle grandi dichiarazioni, nelle campagne pubblicitarie o nei convegni sul turismo sostenibile. Si misura soprattutto quando nessuno guarda. Nel modo in cui si tratta una strada, una spiaggia, un monumento. E perfino un pezzo di pane avanzato. A Scilla, questa volta, insieme ai panini è volato giù qualcosa di più importante: il senso del limite. E quello, purtroppo, il mare non può digerirlo. Luigi Palamara Giornalista, Scrittore e Artista Aspromontàno #scilla #mare #panini #smaltimento #rifiuti ♬ One Sun One Sky - Henry Edwards
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