IL SILENZIO, A VOLTE, SAREBBE UN ATTO DI INTELLIGENZA
Reggio Calabria, quando persino controllare una mensa scolastica diventa un caso politico.
L'Editoriale di Luigi Palamara
Certe volte la politica smette di essere confronto, perde ogni rapporto con il buon senso e si trasforma in una caricatura di sé stessa. A Reggio Calabria, a giudicare dalle ultime polemiche sulle mense scolastiche, quel momento sembra essere arrivato da un pezzo.
La storia, nella sua disarmante semplicità, merita di essere raccontata.
Prima ci si lamenta perché il servizio di refezione scolastica non funziona come dovrebbe. Proteste, critiche, accuse. Si chiede che il Comune intervenga, che garantisca un servizio dignitoso, che faccia la propria parte.
Poi il servizio viene rimesso in funzione.
E qui, in un Paese normale, la vicenda dovrebbe imboccare la strada della verifica, della vigilanza, della responsabilità.
Il sindaco decide di controllare personalmente le mense scolastiche, nell'ambito delle competenze e delle procedure previste. Vuole verificare che i bambini mangino, che il servizio funzioni, che ciò che viene garantito sulla carta trovi riscontro nella realtà.
Apriti cielo.
Anche questo diventa motivo di polemica.
E allora viene spontanea una domanda: ma che cosa dovrebbe fare, esattamente, un sindaco per non essere criticato?
Se non interviene, è assente. Se interviene, cerca visibilità. Se non controlla, è negligente. Se controlla, fa propaganda.
Insomma, qualunque cosa faccia, ha torto.
Non siamo più alla critica politica. Siamo al riflesso condizionato dell'opposizione per l'opposizione. A quella forma di qualunquismo che non giudica i fatti, ma decide il giudizio prima ancora che i fatti accadano.
Sia chiaro: un sindaco non è intoccabile. Deve essere controllato, contestato quando sbaglia, chiamato a rispondere delle proprie decisioni. È il sale della democrazia.
Ma la critica, per essere credibile, deve possedere almeno un requisito: avere qualcosa da criticare.
Altrimenti diventa, scrusciu, rumore. E il rumore, per quanto assordante, non è un'idea.
C'è poi un particolare che questa polemica sembra dimenticare: nelle mense scolastiche non si distribuiscono consensi elettorali. Si distribuiscono pasti ai bambini.
Bambini.
Non comparse di uno spettacolo politico. Non strumenti per l'ennesima schermaglia tra maggioranza e opposizione. Non pretesti per qualche dichiarazione destinata a consumarsi nell'arco di una giornata.
Se il servizio funziona, bisogna riconoscerlo. Se non funziona, bisogna denunciarlo. Se il sindaco controlla, bisogna verificare che lo faccia correttamente. E se emergono irregolarità, bisogna pretendere che siano risolte.
Questo dovrebbe fare una politica adulta.
Ma a Reggio Calabria si ha talvolta l'impressione che la politica abbia smesso di interrogarsi su ciò che è utile alla città, per dedicarsi esclusivamente a ciò che può nuocere all'avversario.
È una differenza enorme.
Perché l'opposizione seria è indispensabile alla democrazia. Quella pregiudiziale, invece, finisce per impoverirla. Non propone, non costruisce, non distingue. Contesta e basta.
E quando si arriva al punto di trasformare perfino un controllo su un servizio destinato ai bambini in un bersaglio polemico, il problema non è più soltanto politico.
È culturale.
Reggio Calabria ha problemi troppo seri, ferite troppo profonde e sfide troppo importanti per permettersi il lusso di una politica ridotta a una gara di dispetti.
Una città non cresce a colpi di comunicati indignati. Non migliora con le polemiche automatiche. Non cambia grazie a chi scambia la contrapposizione permanente per una virtù.
Cresce quando qualcuno fa il proprio dovere e qualcun altro ha l'onestà intellettuale di riconoscerlo. Anche se quel qualcuno siede dall'altra parte.
Criticare tutto non significa capire tutto. E opporsi sempre non significa avere sempre ragione.
La politica reggina ha già conosciuto fin troppe stagioni di parole vuote, protagonismi e battaglie combattute più per convenienza che per convinzione.
Sarebbe ora di cambiare registro.
Perché a forza di voler trasformare tutto in propaganda, si rischia di fare della propaganda l'unica cosa che resta.
E allora, quando non si hanno argomenti, quando persino un controllo nelle mense diventa occasione per una polemica, forse sarebbe opportuno riscoprire una virtù antica, poco praticata ma straordinariamente dignitosa.
Il silenzio.
Non per rinunciare all'opposizione.
Ma per non confondere l'opposizione con il ridicolo.
Luigi Palamara Giornalista, Scrittore e Artista Aspromontàno di Roccaforte del Greco detto L'Arciere
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