CartaStraccia.News

“Carta Straccia”, nel nome la provocazione, nel contenuto la sostanza. Leggetelo. Non per abitudine, ma per scelta.

Editors Choice

3/recent/post-list

Calabria, il potere che corre e la realtà che resta ferma.

Calabria, il potere che corre e la realtà che resta ferma.
L'Editoriale di Luigi Palamara 

Un genere letterario che in Italia gode di ottima salute? Il bollettino trionfale del potere. Una prosa gonfia di “novità”, “accelerazioni”, “processi avviati” e “soddisfazioni personali”. Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria, ne offre una versione quasi enciclopedica: un lungo monologo in cui tutto funziona, tutto corre, tutto migliora. E se qualcosa non migliora ancora, migliorerà. Domani. O nel 2026.

Si parte dal cuore, in tutti i sensi. L’operazione subita diventa l’incipit epico: l’uomo ferito che torna, si ricandida, vince, governa. È una tecnica antica: umanizzare il potere per renderlo inattaccabile. Ma la Calabria, presidente, è in convalescenza da decenni. E senza reparto di terapia intensiva.

Poi arrivano i cantieri, gli ospedali, le ordinanze di Protezione civile che consentono di “andare più velocemente”. Traduzione: il sistema ordinario non regge, serve l’eccezione permanente. Non è un successo dello Stato, è la confessione del suo fallimento. Se per costruire un ospedale serve l’emergenza, allora l’emergenza è diventata la normalità.

Gli aeroporti volano, il turismo segna numeri “mai visti”. Peccato che in Calabria i numeri non si riflettano nei salari, nei servizi, nella qualità della vita. I turisti arrivano, i giovani partono. È l’unico flusso costante che non conosce crisi.

Le riforme, naturalmente, non mancano mai. Sono il passepartout di ogni stagione politica. Non producono effetti immediati, ci viene spiegato, vanno accompagnate, attese, accudite. È il linguaggio tipico di chi chiede fiducia a tempo indeterminato. Intanto la sanità resta commissariata, le liste d’attesa si allungano e il Dipartimento Salute viene definito “nevralgico” proprio perché, come un nervo scoperto, fa male appena lo tocchi.

Sulla burocrazia si celebra la rinascita: nuovi dirigenti, nuovi assetti, “novità importanti”. Ma la macchina regionale, cambiati i nomi sulle porte, continua a muoversi con la lentezza di sempre. Cambiare l’organigramma non equivale a cambiare la sostanza.

Sul lavoro Occhiuto rivendica la “rivoluzione”: niente nuovi precari, molte stabilizzazioni. Bene. Ma non è un atto rivoluzionario restituire dignità a chi lavora da anni in condizioni sospese. È il minimo sindacale di uno Stato che arriva sempre dopo. I TIS, definiti persino “non lavoratori”, restano l’emblema di una Calabria che vive di soluzioni provvisorie rese eterne.

E poi la metropolitana di Catanzaro: un solo binario, inaugurazione a Capodanno, esercizio sperimentale. Una metafora perfetta dell’intero racconto: grande annuncio, funzionamento ridotto, promessa di miglioramento futuro. 

MI VIENE IN MENTE UNA DOMANDA:Presidente, ma lei ci crede davvero?

A questo quadro si aggiunge un fantasma che Occhiuto non è mai riuscito a scrollarsi di dosso: l’effetto “mi dimetto per ricandidarmi”. Un azzardo politico che gli è andato bene alle urne, ma che ha lasciato un segno profondo. L’idea che il consenso sia una copertura, che il voto possa neutralizzare tutto il resto. Le indagini sono ancora in corso. Non sono condanne, ma nemmeno parentesi irrilevanti. Eppure il presidente rilancia, accelera, occupa spazio, come se il tempo fosse un alleato e non un giudice silenzioso.

Quasi quasi sembra crederci davvero. Non solo a governare la Calabria, ma a prendersi Forza Italia, a diventarne il perno, l’uomo nuovo di un partito vecchio che vive di rendita e di nostalgia. Un paradosso nel paradosso: il leader di una Regione poverissima che ambisce a ruoli nazionali, il governatore di una terra commissariata che parla da vincente.

Perché al netto dei proclami, la Calabria è una Regione fallita. È la più povera d’Europa. Un primato che non si festeggia. Un dato che stride con un’altra evidenza: l’unica cosa che non conosce crisi sono gli stipendi della politica e dell’alta dirigenza. Una bolla dorata sospesa sopra un mare di precarietà, emigrazione, rassegnazione. Questa è la vera frattura morale, prima ancora che economica.

Occhiuto continua la sua cavalcata. A testa bassa. Come se fermarsi fosse un segno di debolezza. Ma la politica, soprattutto al Sud, è una disciplina crudele: non perdona l’hybris, non dimentica le promesse, presenta sempre il conto. Chi corre senza guardare la strada, prima o poi, trova un muro.

Si crede intoccabile? Forse. O forse interpreta il ruolo di chi deve sembrarlo. Ma i sistemi fondati sulla narrazione prima o poi incontrano la realtà. E la realtà calabrese non è indulgente. Con nessuno.

Alla fine qualcosa accadrà davvero. Non per augurio o malaugurio, ma per logica. Perché la propaganda può allungare i tempi, non cancellare i nodi. E i nodi, prima o poi, vengono al pettine. Anche in Calabria. Anche per chi oggi corre più veloce di tutti.

Luigi Palamara 
Giornalista e Artista Aspromontàno

Posta un commento

0 Commenti