“Are You Dead? Fantasmi digitali tra le pietre di Roccaforte del Greco”.
L'Editoriale di Luigi Palamara
A Roccaforte del Greco, il vento dell’Aspromonte portava con sé il silenzio dei secoli. Le case di pietra si attaccavano alla montagna come radici ferree; le strade erano seghettate tra gradini e vicoli che nessuno percorreva più. Ormai i borghi piccoli della Calabria erano muti: non vi erano più voci che gridassero la solitudine, né app che potessero denunciare l’abbandono. Solo il vento, il ronzio degli insetti e lo scroscio del torrente facevano eco di un mondo che scompariva.
Un giorno, tra le notizie portate da un nipote tornato dalla città, giunse qualcosa di incomprensibile e insieme terrificante: un’app, chiamata Are You Dead? – “Sei morto?”. Dovevi premere un pulsante ogni due giorni per dimostrare di essere vivo. Altrimenti, qualcuno all’esterno del tuo mondo, in una città sconosciuta, riceveva un avviso.
Maria, la sarta, stava seduta davanti alla finestra, il filo tra le dita. Guardava la valle e parlava tra sé e sé: «Che bisogno ha uno di dire che respira… se nessuno ascolta più?»
Don Pietro, il parroco, scese lentamente dal sagrato. Incontrò Giuseppe, giovane emigrato tornato per le feste, e la sua voce si perse tra le pietre silenziose.
«Hai sentito di quell’app, Giuseppe?» chiese Don Pietro. «Devi premere un bottone per dire che sei vivo… se non lo fai… qualcuno se ne accorge.»
Giuseppe sorrise amaro. «Padre… qui da noi, chi muore, lo sa tutto il paese! Anche il vento lo sa… ma ormai il paese tace. Nessuno passa, nessuno ascolta. Non ci sono più voci che urlano la solitudine, né app che registrano l’abbandono.»
Don Pietro si strinse nelle spalle, il volto segnato dal sole e dalle rughe. «Là fuori… nelle città… vivono così. Senza vicini, senza campane, senza muretti che parlano. Lì, la vita ha bisogno di un dito digitale per farsi vedere.»
Maria si alzò, portando il filo verso il sole, e disse piano: «Ma qui… tra queste pietre… anche se uno resta solo per giorni, qualcuno lo sente. Il problema è che nessuno resta più… e chi se ne va porta via le voci con sé.»
Giuseppe guardò le cime lontane, il cuore stretto. «Forse un giorno dovremo pigiare tutti un bottone… per dire che esistiamo, anche qui, tra queste pietre dimenticate.»
Maria scosse la testa, lenta. «No, Giuseppe. Qui il silenzio è vivo, se lo ascolti. Il vento, le pietre e il cuore di chi resta sono più testimoni di qualsiasi app.»
Don Pietro, con un filo di malinconia, mormorò: «La tecnologia arriva ovunque… persino tra le pietre. Ma la solitudine vera non è quella che puoi premere con un dito. È quella che pesa, invisibile, dove nessuno può arrivare… nemmeno con un’app.»
E così, a Roccaforte del Greco, tra i rintocchi della campana che ormai pochi sentivano, il vento che ululava tra gli ulivi e il fruscio delle pietre antiche, la vita continuava a resistere. Non c’erano app, né pulsanti, né urla digitali. Solo l’eco del tempo, la memoria dei pochi rimasti e la forza silenziosa di chi osserva e custodisce ciò che il mondo moderno sta cancellando.
Luigi Palamara
Giornalista e Artista Aspromontàno
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