Aurelio Chizzoniti, il peso della coerenza in una città che dimentica in fretta
Luigi Palamara pone una domanda che sembra semplice: «In poche parole, come ricordare Aurelio Chizzoniti?»
Giovanni Nucera risponde da uomo delle istituzioni, ma soprattutto da testimone di una stagione politica che oggi appare lontana, quasi estranea. E infatti lo dice subito: Chizzoniti è stato “un gigante”. Non un modo di dire. Una constatazione.
Gigante in una città che spesso ha preferito figure piccole, maneggevoli, adattabili. Gigante perché occupava spazio, perché costringeva a fare i conti con il merito, con la preparazione, con una visione che non si esauriva nel breve periodo. Reggio Calabria lo ha conosciuto così: ingombrante, presente, impossibile da ignorare.
Nucera ricorda il giovane cresciuto nella Democrazia Cristiana, quando la politica era ancora militanza e non amministrazione del consenso. Gli anni Sessanta e Settanta non erano tempi facili: una città in ritardo, ferita, affamata di sviluppo e di risposte. Chizzoniti seppe leggere quella realtà prima di molti altri. Capì che Reggio aveva bisogno di fermenti nuovi, non di retorica. Di idee, non di slogan.
Da qui nasce il suo impegno costante, quasi ossessivo. Aeroporto: perché senza collegamenti una città resta periferia del mondo. Reggina Calcio: perché il calcio a Reggio è sempre stato qualcosa di più di uno sport, è identità collettiva, è riscatto sociale. Ambiente e spiagge: perché affacciarsi sullo Stretto e voltargli le spalle è una colpa che una classe dirigente non dovrebbe permettersi. Bergamotto e agricoltura: perché il futuro, spesso, è nelle radici.
Nucera insiste su un punto che pesa più di ogni elenco: Chizzoniti non era uomo di una sola battaglia. Era uno che teneva insieme i temi, che attraversava i problemi senza fermarsi alla superficie. E soprattutto era disponibile. Sempre. Disponibile a dare contributi concreti, seri, documentati. Anche quando nessuno glieli chiedeva esplicitamente.
C’è poi l’aspetto che oggi suona quasi scandaloso: il servizio gratuito. Un giurista raffinato che mette la propria competenza professionale al servizio della città senza pretendere nulla in cambio. Senza incarichi, senza prebende, senza visibilità. Un’idea antica della politica, quando la competenza era considerata un dovere civico e non una merce.
Quando Nucera si chiede quanto mancherà Aurelio Chizzoniti alla città, la risposta va oltre il dolore privato. Mancherà l’affetto, certo. Ma mancherà soprattutto l’esempio. Quello che dava ai giovani, che lo osservavano durante le assemblee pubbliche come si guarda un punto fermo. Non un idolo, ma un riferimento. Uno che dimostrava che si può fare politica senza tradire sé stessi.
Chizzoniti non rassicurava: esigeva. Non prometteva: spiegava. Non semplificava: approfondiva. Ed è per questo che oggi manca. Perché figure così non sono facilmente sostituibili. Non lasciano eredi automatici, ma responsabilità pesanti.
Oggi, nell’Aula Pietro Battaglia di Palazzo San Giorgio, la città gli rende omaggio con la camera ardente. È il tempo del silenzio, dei saluti, delle parole misurate. Ma domani resterà una domanda che nessuna cerimonia può eludere: chi saprà raccogliere quella testimonianza? Chi avrà il coraggio di essere cittadino prima che politico, servitore prima che protagonista?
Aurelio Chizzoniti mancherà perché ricordava, con la sola forza della coerenza, che la politica può ancora essere una cosa seria.
E le cose serie, a Reggio Calabria, si sentono davvero solo quando non ci sono più.
Luigi Palamara
Giornalista e Artista Aspromontàno
#giovanninucera
#aureliochizzoniti
#politica
#reggiocalabria #luigipalamara
@luigi.palamara Aurelio Chizzoniti, il peso della coerenza in una città che dimentica in fretta Luigi Palamara pone una domanda che sembra semplice: «In poche parole, come ricordare Aurelio Chizzoniti?» Giovanni Nucera risponde da uomo delle istituzioni, ma soprattutto da testimone di una stagione politica che oggi appare lontana, quasi estranea. E infatti lo dice subito: Chizzoniti è stato “un gigante”. Non un modo di dire. Una constatazione. Gigante in una città che spesso ha preferito figure piccole, maneggevoli, adattabili. Gigante perché occupava spazio, perché costringeva a fare i conti con il merito, con la preparazione, con una visione che non si esauriva nel breve periodo. Reggio Calabria lo ha conosciuto così: ingombrante, presente, impossibile da ignorare. Nucera ricorda il giovane cresciuto nella Democrazia Cristiana, quando la politica era ancora militanza e non amministrazione del consenso. Gli anni Sessanta e Settanta non erano tempi facili: una città in ritardo, ferita, affamata di sviluppo e di risposte. Chizzoniti seppe leggere quella realtà prima di molti altri. Capì che Reggio aveva bisogno di fermenti nuovi, non di retorica. Di idee, non di slogan. Da qui nasce il suo impegno costante, quasi ossessivo. Aeroporto: perché senza collegamenti una città resta periferia del mondo. Reggina Calcio: perché il calcio a Reggio è sempre stato qualcosa di più di uno sport, è identità collettiva, è riscatto sociale. Ambiente e spiagge: perché affacciarsi sullo Stretto e voltargli le spalle è una colpa che una classe dirigente non dovrebbe permettersi. Bergamotto e agricoltura: perché il futuro, spesso, è nelle radici. Nucera insiste su un punto che pesa più di ogni elenco: Chizzoniti non era uomo di una sola battaglia. Era uno che teneva insieme i temi, che attraversava i problemi senza fermarsi alla superficie. E soprattutto era disponibile. Sempre. Disponibile a dare contributi concreti, seri, documentati. Anche quando nessuno glieli chiedeva esplicitamente. C’è poi l’aspetto che oggi suona quasi scandaloso: il servizio gratuito. Un giurista raffinato che mette la propria competenza professionale al servizio della città senza pretendere nulla in cambio. Senza incarichi, senza prebende, senza visibilità. Un’idea antica della politica, quando la competenza era considerata un dovere civico e non una merce. Quando Nucera si chiede quanto mancherà Aurelio Chizzoniti alla città, la risposta va oltre il dolore privato. Mancherà l’affetto, certo. Ma mancherà soprattutto l’esempio. Quello che dava ai giovani, che lo osservavano durante le assemblee pubbliche come si guarda un punto fermo. Non un idolo, ma un riferimento. Uno che dimostrava che si può fare politica senza tradire sé stessi. Chizzoniti non rassicurava: esigeva. Non prometteva: spiegava. Non semplificava: approfondiva. Ed è per questo che oggi manca. Perché figure così non sono facilmente sostituibili. Non lasciano eredi automatici, ma responsabilità pesanti. Oggi, nell’Aula Pietro Battaglia di Palazzo San Giorgio, la città gli rende omaggio con la camera ardente. È il tempo del silenzio, dei saluti, delle parole misurate. Ma domani resterà una domanda che nessuna cerimonia può eludere: chi saprà raccogliere quella testimonianza? Chi avrà il coraggio di essere cittadino prima che politico, servitore prima che protagonista? Aurelio Chizzoniti mancherà perché ricordava, con la sola forza della coerenza, che la politica può ancora essere una cosa seria. E le cose serie, a Reggio Calabria, si sentono davvero solo quando non ci sono più. #giovanninucera #aureliochizzoniti #politica #reggiocalabria #luigipalamara ♬ suono originale - Luigi Palamara
@luigi.palamara Aurelio Chizzoniti, l’eleganza della politica che non urla (Intervista di Luigi Palamara a Giuseppe Falcomatà, Sindaco di Reggio Calabria e della Città Metropolitana) Reggio Calabria 7 gennaio 2026. Ci sono morti che fanno rumore. E ce ne sono altre che impongono silenzio. Aurelio Chizzoniti appartiene a questa seconda, più rara categoria. Mentre la sua camera ardente occupa l’Aula Consiliare Pietro Battaglia — la stessa aula che lo vide Presidente del Consiglio comunale, arbitro e garante, mai tifoso — Reggio Calabria è costretta a fermarsi. Non per dovere. Per rispetto. Luigi Palamara lo chiede al sindaco Giuseppe Falcomatà. E Falcomatà risponde senza enfasi, ma con parole che pesano: «Un figlio nobile di questa città». Nobile non per nascita, ma per postura. Nei modi, nel linguaggio, nel pensiero. Un uomo di cultura, certo. Ma soprattutto un uomo che incarnava ciò che il cittadino reggino dovrebbe essere: serio, consapevole, civile. Parole antiche, oggi quasi sospette. Chizzoniti aveva un nome romano e uno spirito altrettanto classico. Credeva nelle istituzioni non come palcoscenico, ma come luogo di responsabilità. I ruoli istituzionali che ha ricoperto li ha onorati con competenza, passione e autorevolezza. Senza mai confondere l’autorità con l’arroganza, che è invece la cifra di tanta politica contemporanea. Da Presidente del Consiglio comunale è stato garante di tutte le parti. Tutte. Non solo della maggioranza, non solo degli amici, non solo dei “suoi”. Garante delle prerogative democratiche, che non sono un dettaglio tecnico ma l’ossatura stessa di un consiglio comunale. Un ruolo delicato, spesso ingrato, che Chizzoniti interpretava con la naturalezza di chi conosce le regole e non ha bisogno di piegarle. Falcomatà ricorda anche il rapporto personale: franco, schietto, ironico. Ed è qui che emerge l’uomo. Capace di critica sincera, anche severa, quando c’era da criticare l’amministrazione. Ma mai strumentale. Mai rancorosa. Mai personale. Criticava per contribuire, non per distruggere. Un atteggiamento che oggi appare quasi rivoluzionario. Il vero lascito di Aurelio Chizzoniti — dice il sindaco — sta tutto qui: difendere le proprie idee argomentando. Da avvocato vero, non da polemista improvvisato. Senza scorciatoie, senza attacchi ad hominem, senza quella violenza verbale che scambia l’aggressività per forza. Trasformare l’Aula Battaglia in camera ardente non è stato solo un atto dovuto, ma un gesto simbolico potente. Restituire a Chizzoniti lo spazio che lui aveva custodito per la democrazia significa ricordare che le istituzioni non sono muri, ma persone. E le file di cittadini comuni, accanto alle personalità, lo confermano: l’autorevolezza non ha bisogno di incarichi per essere riconosciuta. L’idea di dedicargli uno spazio nella toponomastica cittadina è un segno visibile. Ma il segno più difficile resta invisibile: lo stile. La correttezza nel dibattito. La lealtà nel confronto. Aurelio Chizzoniti mancherà a tutti. Ma mancherà soprattutto alla politica cittadina, oggi troppo rumorosa e raramente autorevole. Perché uomini così non riempiono le piazze. Riempiono il vuoto. E quando se ne vanno, quel vuoto si sente tutto. Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno #aureliochizzoniti #giuseppefalcomatà #reggiocalabria #cameraardente #politica ♬ suono originale - Luigi Palamara
@luigi.palamara Aurelio Chizzoniti, il peso della coerenza in una città che dimentica in fretta Luigi Palamara pone una domanda che sembra semplice: «In poche parole, come ricordare Aurelio Chizzoniti?» Giovanni Nucera risponde da uomo delle istituzioni, ma soprattutto da testimone di una stagione politica che oggi appare lontana, quasi estranea. E infatti lo dice subito: Chizzoniti è stato “un gigante”. Non un modo di dire. Una constatazione. Gigante in una città che spesso ha preferito figure piccole, maneggevoli, adattabili. Gigante perché occupava spazio, perché costringeva a fare i conti con il merito, con la preparazione, con una visione che non si esauriva nel breve periodo. Reggio Calabria lo ha conosciuto così: ingombrante, presente, impossibile da ignorare. Nucera ricorda il giovane cresciuto nella Democrazia Cristiana, quando la politica era ancora militanza e non amministrazione del consenso. Gli anni Sessanta e Settanta non erano tempi facili: una città in ritardo, ferita, affamata di sviluppo e di risposte. Chizzoniti seppe leggere quella realtà prima di molti altri. Capì che Reggio aveva bisogno di fermenti nuovi, non di retorica. Di idee, non di slogan. Da qui nasce il suo impegno costante, quasi ossessivo. Aeroporto: perché senza collegamenti una città resta periferia del mondo. Reggina Calcio: perché il calcio a Reggio è sempre stato qualcosa di più di uno sport, è identità collettiva, è riscatto sociale. Ambiente e spiagge: perché affacciarsi sullo Stretto e voltargli le spalle è una colpa che una classe dirigente non dovrebbe permettersi. Bergamotto e agricoltura: perché il futuro, spesso, è nelle radici. Nucera insiste su un punto che pesa più di ogni elenco: Chizzoniti non era uomo di una sola battaglia. Era uno che teneva insieme i temi, che attraversava i problemi senza fermarsi alla superficie. E soprattutto era disponibile. Sempre. Disponibile a dare contributi concreti, seri, documentati. Anche quando nessuno glieli chiedeva esplicitamente. C’è poi l’aspetto che oggi suona quasi scandaloso: il servizio gratuito. Un giurista raffinato che mette la propria competenza professionale al servizio della città senza pretendere nulla in cambio. Senza incarichi, senza prebende, senza visibilità. Un’idea antica della politica, quando la competenza era considerata un dovere civico e non una merce. Quando Nucera si chiede quanto mancherà Aurelio Chizzoniti alla città, la risposta va oltre il dolore privato. Mancherà l’affetto, certo. Ma mancherà soprattutto l’esempio. Quello che dava ai giovani, che lo osservavano durante le assemblee pubbliche come si guarda un punto fermo. Non un idolo, ma un riferimento. Uno che dimostrava che si può fare politica senza tradire sé stessi. Chizzoniti non rassicurava: esigeva. Non prometteva: spiegava. Non semplificava: approfondiva. Ed è per questo che oggi manca. Perché figure così non sono facilmente sostituibili. Non lasciano eredi automatici, ma responsabilità pesanti. Oggi, nell’Aula Pietro Battaglia di Palazzo San Giorgio, la città gli rende omaggio con la camera ardente. È il tempo del silenzio, dei saluti, delle parole misurate. Ma domani resterà una domanda che nessuna cerimonia può eludere: chi saprà raccogliere quella testimonianza? Chi avrà il coraggio di essere cittadino prima che politico, servitore prima che protagonista? Aurelio Chizzoniti mancherà perché ricordava, con la sola forza della coerenza, che la politica può ancora essere una cosa seria. E le cose serie, a Reggio Calabria, si sentono davvero solo quando non ci sono più. #giovanninucera #aureliochizzoniti #politica #reggiocalabria #luigipalamara ♬ suono originale - Luigi Palamara
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