Aurelio Chizzoniti, l’eleganza della politica che non urla
(Intervista di Luigi Palamara a Giuseppe Falcomatà, Sindaco di Reggio Calabria e della Città Metropolitana)
Reggio Calabria 7 gennaio 2026. Ci sono morti che fanno rumore. E ce ne sono altre che impongono silenzio. Aurelio Chizzoniti appartiene a questa seconda, più rara categoria. Mentre la sua camera ardente occupa l’Aula Consiliare Pietro Battaglia — la stessa aula che lo vide Presidente del Consiglio comunale, arbitro e garante, mai tifoso — Reggio Calabria è costretta a fermarsi. Non per dovere. Per rispetto.
Luigi Palamara lo chiede al sindaco Giuseppe Falcomatà. E Falcomatà risponde senza enfasi, ma con parole che pesano: «Un figlio nobile di questa città». Nobile non per nascita, ma per postura. Nei modi, nel linguaggio, nel pensiero. Un uomo di cultura, certo. Ma soprattutto un uomo che incarnava ciò che il cittadino reggino dovrebbe essere: serio, consapevole, civile. Parole antiche, oggi quasi sospette.
Chizzoniti aveva un nome romano e uno spirito altrettanto classico. Credeva nelle istituzioni non come palcoscenico, ma come luogo di responsabilità. I ruoli istituzionali che ha ricoperto li ha onorati con competenza, passione e autorevolezza. Senza mai confondere l’autorità con l’arroganza, che è invece la cifra di tanta politica contemporanea.
Da Presidente del Consiglio comunale è stato garante di tutte le parti. Tutte. Non solo della maggioranza, non solo degli amici, non solo dei “suoi”. Garante delle prerogative democratiche, che non sono un dettaglio tecnico ma l’ossatura stessa di un consiglio comunale. Un ruolo delicato, spesso ingrato, che Chizzoniti interpretava con la naturalezza di chi conosce le regole e non ha bisogno di piegarle.
Falcomatà ricorda anche il rapporto personale: franco, schietto, ironico. Ed è qui che emerge l’uomo. Capace di critica sincera, anche severa, quando c’era da criticare l’amministrazione. Ma mai strumentale. Mai rancorosa. Mai personale. Criticava per contribuire, non per distruggere. Un atteggiamento che oggi appare quasi rivoluzionario.
Il vero lascito di Aurelio Chizzoniti — dice il sindaco — sta tutto qui: difendere le proprie idee argomentando. Da avvocato vero, non da polemista improvvisato. Senza scorciatoie, senza attacchi ad hominem, senza quella violenza verbale che scambia l’aggressività per forza.
Trasformare l’Aula Battaglia in camera ardente non è stato solo un atto dovuto, ma un gesto simbolico potente. Restituire a Chizzoniti lo spazio che lui aveva custodito per la democrazia significa ricordare che le istituzioni non sono muri, ma persone. E le file di cittadini comuni, accanto alle personalità, lo confermano: l’autorevolezza non ha bisogno di incarichi per essere riconosciuta.
L’idea di dedicargli uno spazio nella toponomastica cittadina è un segno visibile. Ma il segno più difficile resta invisibile: lo stile. La correttezza nel dibattito. La lealtà nel confronto.
Aurelio Chizzoniti mancherà a tutti. Ma mancherà soprattutto alla politica cittadina, oggi troppo rumorosa e raramente autorevole. Perché uomini così non riempiono le piazze. Riempiono il vuoto. E quando se ne vanno, quel vuoto si sente tutto.
Luigi Palamara
Giornalista e Artista Aspromontàno
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@luigi.palamara Aurelio Chizzoniti, l’eleganza della politica che non urla (Intervista di Luigi Palamara a Giuseppe Falcomatà, Sindaco di Reggio Calabria e della Città Metropolitana) Reggio Calabria 7 gennaio 2026. Ci sono morti che fanno rumore. E ce ne sono altre che impongono silenzio. Aurelio Chizzoniti appartiene a questa seconda, più rara categoria. Mentre la sua camera ardente occupa l’Aula Consiliare Pietro Battaglia — la stessa aula che lo vide Presidente del Consiglio comunale, arbitro e garante, mai tifoso — Reggio Calabria è costretta a fermarsi. Non per dovere. Per rispetto. Luigi Palamara lo chiede al sindaco Giuseppe Falcomatà. E Falcomatà risponde senza enfasi, ma con parole che pesano: «Un figlio nobile di questa città». Nobile non per nascita, ma per postura. Nei modi, nel linguaggio, nel pensiero. Un uomo di cultura, certo. Ma soprattutto un uomo che incarnava ciò che il cittadino reggino dovrebbe essere: serio, consapevole, civile. Parole antiche, oggi quasi sospette. Chizzoniti aveva un nome romano e uno spirito altrettanto classico. Credeva nelle istituzioni non come palcoscenico, ma come luogo di responsabilità. I ruoli istituzionali che ha ricoperto li ha onorati con competenza, passione e autorevolezza. Senza mai confondere l’autorità con l’arroganza, che è invece la cifra di tanta politica contemporanea. Da Presidente del Consiglio comunale è stato garante di tutte le parti. Tutte. Non solo della maggioranza, non solo degli amici, non solo dei “suoi”. Garante delle prerogative democratiche, che non sono un dettaglio tecnico ma l’ossatura stessa di un consiglio comunale. Un ruolo delicato, spesso ingrato, che Chizzoniti interpretava con la naturalezza di chi conosce le regole e non ha bisogno di piegarle. Falcomatà ricorda anche il rapporto personale: franco, schietto, ironico. Ed è qui che emerge l’uomo. Capace di critica sincera, anche severa, quando c’era da criticare l’amministrazione. Ma mai strumentale. Mai rancorosa. Mai personale. Criticava per contribuire, non per distruggere. Un atteggiamento che oggi appare quasi rivoluzionario. Il vero lascito di Aurelio Chizzoniti — dice il sindaco — sta tutto qui: difendere le proprie idee argomentando. Da avvocato vero, non da polemista improvvisato. Senza scorciatoie, senza attacchi ad hominem, senza quella violenza verbale che scambia l’aggressività per forza. Trasformare l’Aula Battaglia in camera ardente non è stato solo un atto dovuto, ma un gesto simbolico potente. Restituire a Chizzoniti lo spazio che lui aveva custodito per la democrazia significa ricordare che le istituzioni non sono muri, ma persone. E le file di cittadini comuni, accanto alle personalità, lo confermano: l’autorevolezza non ha bisogno di incarichi per essere riconosciuta. L’idea di dedicargli uno spazio nella toponomastica cittadina è un segno visibile. Ma il segno più difficile resta invisibile: lo stile. La correttezza nel dibattito. La lealtà nel confronto. Aurelio Chizzoniti mancherà a tutti. Ma mancherà soprattutto alla politica cittadina, oggi troppo rumorosa e raramente autorevole. Perché uomini così non riempiono le piazze. Riempiono il vuoto. E quando se ne vanno, quel vuoto si sente tutto. Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno #aureliochizzoniti #giuseppefalcomatà #reggiocalabria #cameraardente #politica ♬ suono originale - Luigi Palamara
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