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“Carta Straccia”, nel nome la provocazione, nel contenuto la sostanza. Leggetelo. Non per abitudine, ma per scelta.

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In Aspromonte si parla di America e di Venezuela.

In Aspromonte si parla di America e di Venezuela.
L'Editoriale di Luigi Palamara 

Il mattino era chiaro e freddo. Le montagne sembravano ferme ad ascoltare.

Due uomini stavano seduti su una pietra piatta, davanti a una stalla.
Uno era vecchio, l’altro no.

— Hai sentito di Trump? disse il più giovane.
— L’americano?
— Sì. Dice che il Venezuela va sistemato.

Il vecchio prese un sasso e lo rigirò tra le dita.

— Anche qui, una volta, dicevano che dovevano sistemarci.

— Ma quello, dicono, è un dittatore, disse il giovane. Maduro.
— Può essere, rispose il vecchio. Quando uno non ti lascia parlare, è sempre un dittatore.

Il giovane esitò.

— E allora perché l’America ci mette il naso?

Il vecchio alzò le spalle.

— Perché l’America non mette mai il naso. Mette le mani.

Camminarono verso il bosco. Le foglie secche facevano rumore sotto i piedi.

— Trump dice che porta la libertà.
— La libertà non arriva annunciata, disse il vecchio. Arriva piano. E spesso senza bandiera.

Più avanti incontrarono una donna con una cesta.

— Parlano del Venezuela alla televisione, disse lei.
— E che dicono?
— Che bisogna salvarli.

La donna si fermò.

— A me, quando mi dovevano salvare, non mi hanno mai chiesto se avevo fame o paura.

Ripresero a salire.

Un ragazzo li raggiunse correndo.

— Dice che Maduro è il male, disse.
— E lo è, rispose il vecchio.
— Allora Trump ha ragione?
— No.

Il ragazzo si fermò, confuso.

Uno può essere cattivo senza che l’altro diventi buono.

Davanti a una casa mezza crollata, un pastore stava aggiustando una rete.

— I venezuelani scappano, disse il giovane.
— Anche da qui scappavano, rispose il pastore.
— E li chiamavano traditori.
— I traditori sono quelli che ti costringono a partire.

Il vento girò.

Ma l’America dice che è per la democrazia, insistette il ragazzo.
— L’America di T .\rump non parla più di democrazia, disse il vecchio. Parla di forza.
— E Maduro?
— Maduro parla di popolo. Ma non lo ascolta.

Si fece silenzio.

Poi il vecchio concluse:

— Il Venezuela è stretto tra due padroni.
— E il popolo?
— Sta in mezzo. Come sempre.

Il sole scendeva dietro la montagna.

Chi ha torto allora? chiese il giovane.
Chi comanda senza chiedere. Tutti e due.

Scendendo verso valle, il vecchio disse piano:

— Trump crede che il mondo sia suo.
— E Maduro?
— Crede che il Venezuela sia suo.

Si fermò un attimo.

— Ma la terra non appartiene a nessuno.
— E la libertà?
— Neppure. Si difende.

L’Aspromonte restò a guardare.
Da queste parti si sa da sempre:
i padroni passano, i popoli restano.

Luigi Palamara 
Giornalista e Artista Aspromontàno
@luigi.palamara In Aspromonte si parla di America e di Venezuela. L'Editoriale di Luigi Palamara Il mattino era chiaro e freddo. Le montagne sembravano ferme ad ascoltare. Due uomini stavano seduti su una pietra piatta, davanti a una stalla. Uno era vecchio, l’altro no. — Hai sentito di Trump? disse il più giovane. — L’americano? — Sì. Dice che il Venezuela va sistemato. Il vecchio prese un sasso e lo rigirò tra le dita. — Anche qui, una volta, dicevano che dovevano sistemarci. — Ma quello, dicono, è un dittatore, disse il giovane. Maduro. — Può essere, rispose il vecchio. Quando uno non ti lascia parlare, è sempre un dittatore. Il giovane esitò. — E allora perché l’America ci mette il naso? Il vecchio alzò le spalle. — Perché l’America non mette mai il naso. Mette le mani. Camminarono verso il bosco. Le foglie secche facevano rumore sotto i piedi. — Trump dice che porta la libertà. — La libertà non arriva annunciata, disse il vecchio. Arriva piano. E spesso senza bandiera. Più avanti incontrarono una donna con una cesta. — Parlano del Venezuela alla televisione, disse lei. — E che dicono? — Che bisogna salvarli. La donna si fermò. — A me, quando mi dovevano salvare, non mi hanno mai chiesto se avevo fame o paura. Ripresero a salire. Un ragazzo li raggiunse correndo. — Dice che Maduro è il male, disse. — E lo è, rispose il vecchio. — Allora Trump ha ragione? — No. Il ragazzo si fermò, confuso. — Uno può essere cattivo senza che l’altro diventi buono. Davanti a una casa mezza crollata, un pastore stava aggiustando una rete. — I venezuelani scappano, disse il giovane. — Anche da qui scappavano, rispose il pastore. — E li chiamavano traditori. — I traditori sono quelli che ti costringono a partire. Il vento girò. — Ma l’America dice che è per la democrazia, insistette il ragazzo. — L’America di Trump non parla più di democrazia, disse il vecchio. Parla di forza. — E Maduro? — Maduro parla di popolo. Ma non lo ascolta. Si fece silenzio. Poi il vecchio concluse: — Il Venezuela è stretto tra due padroni. — E il popolo? — Sta in mezzo. Come sempre. Il sole scendeva dietro la montagna. — Chi ha torto allora? chiese il giovane. — Chi comanda senza chiedere. Tutti e due. Scendendo verso valle, il vecchio disse piano: — Trump crede che il mondo sia suo. — E Maduro? — Crede che il Venezuela sia suo. Si fermò un attimo. — Ma la terra non appartiene a nessuno. — E la libertà? — Neppure. Si difende. L’Aspromonte restò a guardare. Da queste parti si sa da sempre: i padroni passano, i popoli restano. Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno #america #venezuela #trump #maduro #aspromonte ♬ suono originale - Luigi Palamara

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