Fine di un’epoca
“Dodici anni dopo, Falcomatà saluta la città”
Il Sindaco più longevo nella storia della città. Ora il giudizio passa alla storia.
L'Editoriale di Luigi Palamara
Giunge un’ora della notte in cui le città tacciono e la storia, se vuole, prende appunti.
Tra il 9 e il 10 gennaio 2026, mentre Reggio Calabria dormiva affacciata sul suo mare antico, Giuseppe Falcomatà ha deposto la fascia tricolore. Non per scelta, non per clamore. Per il semplice compiersi del tempo, che in Calabria non corre mai, ma pesa.
Dodici anni sono un tempo lungo, soprattutto qui, dove il presente è sempre in bilico tra memoria e attesa. Giuseppe Falcomatà è stato il sindaco più longevo della storia di Reggio Calabria. Un fatto che non chiede celebrazioni, ma rispetto. Perché la durata, da queste parti, non è mai casuale: è resistenza, è tenacia, è capacità di restare quando sarebbe più facile andarsene.
Porta un cognome che appartiene alla città come una strada o una piazza. Figlio di Italo Falcomatà, l’uomo che seppe restituire a Reggio un sentimento di dignità civile, Giuseppe ha governato sapendo che certi nomi non proteggono, ma espongono. E che l’eredità non è un privilegio: è una misura severa con cui ogni giorno si viene confrontati.
Ha amministrato senza strappi, come chi conosce il carattere della propria terra e sa che qui ogni gesto deve fare i conti con la diffidenza, con la memoria lunga, con la fatica di credere. Ha indossato la fascia tricolore con rispetto, come si indossano le cose che non appartengono a chi le porta, ma a chi le guarda.
Il suo cammino non è stato lineare. Ci sono stati giorni di luce e giorni d’ombra. La sospensione, che in Calabria suona sempre come una colpa prima ancora che come un atto giuridico. E poi il ritorno, silenzioso, senza trionfi. Perché chi conosce questa terra sa che qui si torna solo se si è disposti a pagare un prezzo.
Nei titoli di coda, l’elezione al Consiglio Regionale. Unico reggino eletto. Anche questo non è un caso, ma un segnale: Reggio, quando decide, lo fa con lentezza, ma non senza memoria.
Falcomatà non ha governato con la voce alta. Ha scelto il tono basso, quasi dimesso. Quel garbo istituzionale che oggi viene scambiato per debolezza, ma che in realtà è una forma di rispetto antico, tipico di chi sa che le istituzioni non sono un palcoscenico, ma una casa comune.
Ora la parola passa alla storia. Che in Calabria arriva sempre tardi, ma arriva. E quando arriva, non guarda ai proclami, ma alla sostanza dei giorni.
A noi resta il privilegio di aver osservato questo tempo lungo.
E resta un saluto semplice, come quelli che si scambiano gli uomini della stessa terra.
Un abbraccio a Giuseppe Falcomatà.
Figlio di Italo, da un reggino d’adozione, aspromontano d’origine.
Giuseppe ha camminato dentro il potere come si cammina nei paesi dell’Aspromonte: con passo misurato, sapendo che ogni strada lascia traccia.
Luigi Palamara
Giornalista e Artista Aspromontàno
@luigi.palamara Fine di un’epoca “Dodici anni dopo, Falcomatà saluta la città” Il Sindaco più longevo nella storia della città. Ora il giudizio passa alla storia. L'Editoriale di Luigi Palamara Giunge un’ora della notte in cui le città tacciono e la storia, se vuole, prende appunti. Tra il 9 e il 10 gennaio 2026, mentre Reggio Calabria dormiva affacciata sul suo mare antico, Giuseppe Falcomatà ha deposto la fascia tricolore. Non per scelta, non per clamore. Per il semplice compiersi del tempo, che in Calabria non corre mai, ma pesa. Dodici anni sono un tempo lungo, soprattutto qui, dove il presente è sempre in bilico tra memoria e attesa. Giuseppe Falcomatà è stato il sindaco più longevo della storia di Reggio Calabria. Un fatto che non chiede celebrazioni, ma rispetto. Perché la durata, da queste parti, non è mai casuale: è resistenza, è tenacia, è capacità di restare quando sarebbe più facile andarsene. Porta un cognome che appartiene alla città come una strada o una piazza. Figlio di Italo Falcomatà, l’uomo che seppe restituire a Reggio un sentimento di dignità civile, Giuseppe ha governato sapendo che certi nomi non proteggono, ma espongono. E che l’eredità non è un privilegio: è una misura severa con cui ogni giorno si viene confrontati. Ha amministrato senza strappi, come chi conosce il carattere della propria terra e sa che qui ogni gesto deve fare i conti con la diffidenza, con la memoria lunga, con la fatica di credere. Ha indossato la fascia tricolore con rispetto, come si indossano le cose che non appartengono a chi le porta, ma a chi le guarda. Il suo cammino non è stato lineare. Ci sono stati giorni di luce e giorni d’ombra. La sospensione, che in Calabria suona sempre come una colpa prima ancora che come un atto giuridico. E poi il ritorno, silenzioso, senza trionfi. Perché chi conosce questa terra sa che qui si torna solo se si è disposti a pagare un prezzo. Nei titoli di coda, l’elezione al Consiglio Regionale. Unico reggino eletto. Anche questo non è un caso, ma un segnale: Reggio, quando decide, lo fa con lentezza, ma non senza memoria. Falcomatà non ha governato con la voce alta. Ha scelto il tono basso, quasi dimesso. Quel garbo istituzionale che oggi viene scambiato per debolezza, ma che in realtà è una forma di rispetto antico, tipico di chi sa che le istituzioni non sono un palcoscenico, ma una casa comune. Ora la parola passa alla storia. Che in Calabria arriva sempre tardi, ma arriva. E quando arriva, non guarda ai proclami, ma alla sostanza dei giorni. A noi resta il privilegio di aver osservato questo tempo lungo. E resta un saluto semplice, come quelli che si scambiano gli uomini della stessa terra. Un abbraccio a Giuseppe Falcomatà. Figlio di Italo, da un reggino d’adozione, aspromontano d’origine. Giuseppe ha camminato dentro il potere come si cammina nei paesi dell’Aspromonte: con passo misurato, sapendo che ogni strada lascia traccia. Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno #sindaco #fasciatricolore #reggiocalabria #giuseppefalcomatà #luigipalamara ♬ suono originale - Luigi Palamara
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