Quando il ringraziamento diventa una scelta.
L'Editoriale di Luigi Palamara
Ci sono i ringraziamenti solenni, quelli sinceri e quelli strategici. E poi ci sono i ringraziamenti mancati, che sono i più sinceri di tutti. Perché non nascono da una dimenticanza, ma da una scelta. E quando si sceglie di escludere, non è mai per caso. Come direbbe qualcuno, abbiamo un problema, Houston.
Di solito si ringrazia tutti o non si ringrazia nessuno. È una regola non scritta della buona educazione prima ancora che della politica. Se invece si seleziona, se si fa l’elenco a inviti, allora il messaggio è chiaro: qualcuno è diventato improvvisamente scomodo. Non allineato. Forse colpevole di aver fatto semplicemente il proprio mestiere.
Non solo non lo si ringrazia. Viene il sospetto che il servizio non sia nemmeno piaciuto. Perché in questa città — e non da oggi — l’informazione va bene solo quando accarezza, mai quando racconta. L’applauso è gradito, lo specchio molto meno.
Fuori da ogni polemica, ci mancherebbe. A Reggio siamo vaccinati contro tutto: contro le omissioni, le amnesie selettive, i silenzi che fanno più rumore delle parole. E allora si prende atto. Con rassegnazione, che è la vera specialità locale.
Il problema non è l’assenza di un grazie. Il problema è l’idea che qualcuno possa essere cancellato con una riga in meno. Che il lavoro, la professionalità, perfino la buona fede, diventino opzionali se non coincidono con la convenienza del momento.
E così, mentre si distribuiscono attestati di stima a geometria variabile, la città resta a guardare. Stanca, disillusa, sempre più abituata a confondere la forma con la sostanza.
Povera Reggio.
Non perché manchino i ringraziamenti.
Ma perché abbondano le piccole miserie travestite da normalità.
Luigi Palamara
Giornalista e Artista Aspromontàno
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