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Giustizia e Costituzione: perché dire No.

Giustizia e Costituzione: perché dire No.
L'intervista di Luigi Palamara al Procuratore Aggiunto della DDA di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo.


Reggio Calabria 17 gennaio 2026. Siamo arrivati a questo punto, e la domanda che tutti si pongono è semplice: perché? È solo il caso Palamara, o c’è un malessere più profondo, che circola da tempo nel Paese e che qualcuno ha colto al volo per “vendicarsi”?

A rispondere è Giuseppe Lombardo, procuratore aggiunto della DDA di Reggio Calabria. «Di riforma della giustizia, della magistratura e di separazione delle carriere si parla da moltissimo tempo», spiega. «Il problema non è parlarne, è come se ne parla. Non si è mai approfondito quello che davvero conta: capire se modificare l’assetto costituzionale possa davvero migliorare il sistema. Separare pubblico ministero e giudice? I dati dimostrano che non porta alcun vantaggio al cittadino, che spesso si trova già in difficoltà nell’affrontare il sistema giudiziario».

La questione, inevitabilmente, tocca la politica. Alcuni dicono che la riforma favorisca chi governa, e che possa sembrare una vendetta politica. Lombardo scuote la testa. «Non è questo il punto. Noi guardiamo al diritto, al cittadino, alla giustizia. La separazione, senza un’attenta analisi dello status complessivo del pubblico ministero e senza la certezza degli effetti concreti, rischia di trasformare il pubblico ministero in una figura profondamente diversa da quella attuale. È una grande preoccupazione, di cui i cittadini devono essere consapevoli».

In parole semplici, dunque: perché votare no? «Perché l’assetto costituzionale attuale funziona. Non può essere stravolto senza la certezza che la modifica migliori davvero il rapporto tra cittadino e giustizia. Votare no è prudente, ragionevole. Solo quando avremo certezza degli effetti della riforma potremo immaginare cambiamenti».

Palamara osserva: il governo sembra spesso voler bacchettare la magistratura, come nel caso della Corte dei Conti. Lombardo ammette: «Siamo consapevoli delle criticità, dei tempi di risposta troppo lunghi, del bisogno di avvicinare la giustizia alle esigenze del cittadino. Ma non tutti i problemi dipendono dalla magistratura. Se certe criticità vanno eliminate, bisogna sedersi a un tavolo e discutere con franchezza, senza ridurre tutte le anomalie a un cattivo funzionamento della magistratura».

E qui si tocca il cuore del dibattito: la Costituzione. Lombardo non usa mezzi termini. «Modificare la Costituzione richiede tempo, approfondimento, confronto. La velocità con cui si procede oggi è assolutamente inadeguata. Senza un’analisi seria, rischiamo distorsioni che, nel futuro, ci faranno rendere conto che le modifiche non hanno prodotto gli effetti sperati, anzi hanno peggiorato un sistema già fragile».

Infine, il caso Palamara. «Come percezione pubblica, è noto», ammette Lombardo. «Ma davvero faccio fatica a capire come modificare la Costituzione possa avere qualche collegamento con quella vicenda. Sarebbe un errore confondere uno scandalo mediatico con la riforma del sistema giudiziario».

In tempi in cui tutto corre veloce e i riflettori della politica cercano colpevoli, Lombardo ci ricorda una verità semplice: la giustizia non è un gioco, la Costituzione non è un optional, e il cittadino deve avere la certezza che i suoi diritti siano tutelati. Per questo, l’unica scelta prudente è dire No.

Luigi Palamara
Giornalista

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@luigi.palamara Giustizia e Costituzione: perché dire No. L'intervista di Luigi Palamara al Procuratore Aggiunto della DDA di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo. Reggio Calabria 17 gennaio 2026. Siamo arrivati a questo punto, e la domanda che tutti si pongono è semplice: perché? È solo il caso Palamara, o c’è un malessere più profondo, che circola da tempo nel Paese e che qualcuno ha colto al volo per “vendicarsi”? A rispondere è Giuseppe Lombardo, procuratore aggiunto della DDA di Reggio Calabria. «Di riforma della giustizia, della magistratura e di separazione delle carriere si parla da moltissimo tempo», spiega. «Il problema non è parlarne, è come se ne parla. Non si è mai approfondito quello che davvero conta: capire se modificare l’assetto costituzionale possa davvero migliorare il sistema. Separare pubblico ministero e giudice? I dati dimostrano che non porta alcun vantaggio al cittadino, che spesso si trova già in difficoltà nell’affrontare il sistema giudiziario». La questione, inevitabilmente, tocca la politica. Alcuni dicono che la riforma favorisca chi governa, e che possa sembrare una vendetta politica. Lombardo scuote la testa. «Non è questo il punto. Noi guardiamo al diritto, al cittadino, alla giustizia. La separazione, senza un’attenta analisi dello status complessivo del pubblico ministero e senza la certezza degli effetti concreti, rischia di trasformare il pubblico ministero in una figura profondamente diversa da quella attuale. È una grande preoccupazione, di cui i cittadini devono essere consapevoli». In parole semplici, dunque: perché votare no? «Perché l’assetto costituzionale attuale funziona. Non può essere stravolto senza la certezza che la modifica migliori davvero il rapporto tra cittadino e giustizia. Votare no è prudente, ragionevole. Solo quando avremo certezza degli effetti della riforma potremo immaginare cambiamenti». Palamara osserva: il governo sembra spesso voler bacchettare la magistratura, come nel caso della Corte dei Conti. Lombardo ammette: «Siamo consapevoli delle criticità, dei tempi di risposta troppo lunghi, del bisogno di avvicinare la giustizia alle esigenze del cittadino. Ma non tutti i problemi dipendono dalla magistratura. Se certe criticità vanno eliminate, bisogna sedersi a un tavolo e discutere con franchezza, senza ridurre tutte le anomalie a un cattivo funzionamento della magistratura». E qui si tocca il cuore del dibattito: la Costituzione. Lombardo non usa mezzi termini. «Modificare la Costituzione richiede tempo, approfondimento, confronto. La velocità con cui si procede oggi è assolutamente inadeguata. Senza un’analisi seria, rischiamo distorsioni che, nel futuro, ci faranno rendere conto che le modifiche non hanno prodotto gli effetti sperati, anzi hanno peggiorato un sistema già fragile». Infine, il caso Palamara. «Come percezione pubblica, è noto», ammette Lombardo. «Ma davvero faccio fatica a capire come modificare la Costituzione possa avere qualche collegamento con quella vicenda. Sarebbe un errore confondere uno scandalo mediatico con la riforma del sistema giudiziario». In tempi in cui tutto corre veloce e i riflettori della politica cercano colpevoli, Lombardo ci ricorda una verità semplice: la giustizia non è un gioco, la Costituzione non è un optional, e il cittadino deve avere la certezza che i suoi diritti siano tutelati. Per questo, l’unica scelta prudente è dire No. Luigi Palamara Giornalista #giuseppelombardo #comitatono #giustizia #referendum #reggiocalabria ♬ suono originale - Luigi Palamara

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