Il telefono che governa e la televendita del potere.
Antonio De Caro, Puglia.
Roberto Occhiuto, Calabria.
L’editoriale di Luigi Palamara
Il telefono che governa e la televendita del potere.
Antonio De Caro, Puglia.
Roberto Occhiuto, Calabria.
Ci sono due modi di affrontare la sanità pubblica.
Il primo è scomodo, faticoso, ingrato: si lavora.
Il secondo è comodo, rumoroso, gratificante: si promette.
Luigi Palamara
Giornalista e Artista Aspromontàno
Antonio De Caro ha scelto il metodo antico, quello che non fa curriculum televisivo. Appena diventato presidente della Regione Puglia non ha convocato conferenze stampa, non ha parlato di “visioni”, non ha evocato riforme epocali. Ha preso un telefono e ha chiamato. Sedicimila cittadini. Sedicimila esami anticipati. Sedicimila attese ridotte.
Niente magia. Solo organizzazione. Solo decisione.
Le liste d’attesa, per De Caro, non sono un tema da slide. Sono persone ferme, diagnosi sospese, malattie che non aspettano i tempi della burocrazia. E infatti non le ha “annunciate”, le ha affrontate. Come si fa quando si governa davvero: sporcandosi le mani, non lucidandosi l’immagine.
Poi c’è l’altro metodo. Basta scendere di qualche chilometro, in Calabria, per vederlo all’opera. Qui Roberto Occhiuto non telefona ai pazienti. Telefona all’immaginazione collettiva. Promette medici in arrivo da tutto il mondo, come se fossero pacchi Amazon: bonus, incentivi, premi, annunci. Un casting globale della sanità, dove però i titoli di coda scorrono sempre prima dei risultati.
In Calabria la sanità è un eterno “tra poco”. Tra poco arriveranno i medici. Tra poco funzionerà tutto. Tra poco cambierà tutto. Intanto le liste d’attesa restano, i reparti arrancano, i cittadini aspettano. Ma aspettano rassicurati, perché qualcuno continua a dire che sta per succedere qualcosa di straordinario.
È la differenza tra chi governa un problema e chi lo racconta.
De Caro fa. Occhiuto promette.
Uno misura i risultati, l’altro i like.
Uno risolve oggi, l’altro rinvia a domani con il sorriso di chi vende miracoli a rate.
La sanità, però, non è una televendita notturna. Non funziona a slogan, non si cura con i bonus, non si ripara con le conferenze stampa. Funziona solo se qualcuno decide che è una priorità e agisce di conseguenza.
Per anni ci hanno spiegato che “non si può fare”, che il pubblico è destinato a fallire e che il privato è l’unica salvezza. È una comoda bugia. La verità è più semplice e più crudele: si può fare, ma bisogna volerlo. E bisogna assumersene il peso.
In Puglia qualcuno lo sta facendo. In Calabria qualcuno lo sta raccontando.
E alla fine resta una differenza brutale, cinica, chiarissima:
c’è chi risponde al telefono quando il cittadino chiama,
e chi risponde con una promessa quando il sistema crolla.
La salute non è un business plan. Non è una campagna pubblicitaria. È un diritto.
E i diritti, per funzionare, non hanno bisogno di profeti.
Hanno bisogno di amministratori.
Luigi Palamara
Giornalista e Artista Aspromontàno
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