Italia ai minimi termini: la giustizia e il referendum che non serve
di Luigi Palamara
Reggio Calabria 17 gennaio 2026. Abbiamo ridotto l’Italia ai minimi termini, disse qualcuno. E forse aveva ragione. Perché oggi non si discute più di come migliorare la vita dei cittadini, ma di come piegare le istituzioni ai desideri del potere. C’è un referendum sulla giustizia. Ma, diciamolo subito, non è un referendum sulla giustizia: è un referendum che, se passato, indebolirà l’autonomia dei magistrati e con essa i diritti di tutti noi.
A spiegare con chiarezza chirurgica la posta in gioco è Stefano Musolino, procuratore aggiunto della DDA di Reggio Calabria. Lo ascolti e capisci subito che qui non ci sono giri di parole. «Non è un referendum ad personam», dice. «Ma non servirà a migliorare la qualità della giustizia. Se sarà approvato, l’unico effetto sarà rendere più debole la magistratura, più soggetta alle pressioni della politica, e indebolire i diritti dei cittadini. Questo è il vero problema: i cittadini devono scegliere se accettare uno statuto costituzionale che garantisce indipendenza e autonomia o uno che la riduce».
Gli chiedo, inevitabilmente, del contesto recente: attacchi mediatici e pressioni politiche sui magistrati.
«Ho subito anch’io una richiesta di trasferimento d’ufficio», ammette senza esitazione. «Ma c’è un CSM forte, autonomo e indipendente, che ha rigettato quella richiesta. Se fosse stato più debole, forse oggi starei in un altro posto». La forza del Consiglio Superiore della Magistratura non è un dettaglio, è l’armatura contro l’arbitrio. Senza di essa, i magistrati sono esposti. E i cittadini anche.
Parliamo del caso Palamara, che ha scosso l’opinione pubblica. «È stato un gravissimo vulnus alla nostra credibilità», osserva. «E forse la politica ne ha approfittato nel momento più favorevole per sé e meno adatto alla magistratura. Ma attenzione: il popolo rimane con noi. Io vado per strada e sento sostegno. E soprattutto, il vicepresidente del CSM ha detto chiaramente che quelle vicende non influenzano più le decisioni del Consiglio. Quindi la riforma proposta non può giustificarsi con quel caso. La ragione è un’altra: indebolire l’autonomia e l’indipendenza della magistratura».
Lo ascolto e non posso non notare l’accento sulla sostanza: l’abrogazione dell’abuso d’ufficio, la riduzione dei poteri del CSM. «L’obiettivo», dice Musolino, «è avere mani più libere, politicamente libere. Chi ha la maggioranza vuole governare senza ostacoli, senza contrappesi, senza giudici che possano dire ‘no’. Ma la Costituzione prevede proprio il contrario».
La domanda cruciale allora è: perché votare no?
«Se fossi un cittadino, voterei no», risponde con fermezza. «Perché voglio essere certo di trovare un giudice libero, "un Giudice a Berluno", non condizionato dai potenti, un giudice che decida secondo legge e coscienza. La nostra preoccupazione è forte: noi pubblici ministeri probabilmente diventeremo più forti, ma i diritti dei cittadini no. E sono i diritti dei cittadini ciò che ci interessa di più».
Chiudo con una nota sulla cronaca politica recente: il voto anticipato. «Sembra un tentativo di arginare l’onda del no», riflette. «I sondaggi indicavano un crescente consenso per il no: più informazione, più consapevolezza, più No. E allora hanno anticipato il voto. Fa parte del gioco. Noi non decidiamo le regole, giochiamo alle regole che stabiliscono altri».
E alla fine, la domanda inevitabile: Stefano Musolino, cittadino, cosa vota?
«NO», risponde, secco, senza esitazioni. E in quella parola c’è tutto: la difesa della magistratura, dei cittadini, della Costituzione. In tempi in cui l’Italia sembra piegarsi al potere, c’è ancora chi dice no. E lo dice con coraggio, dignità e chiarezza.
Luigi Palamara
Giornalista
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@luigi.palamara Italia ai minimi termini: la giustizia e il referendum che non serve di Luigi Palamara Reggio Calabria 17 gennaio 2025. Abbiamo ridotto l’Italia ai minimi termini, disse qualcuno. E forse aveva ragione. Perché oggi non si discute più di come migliorare la vita dei cittadini, ma di come piegare le istituzioni ai desideri del potere. C’è un referendum sulla giustizia. Ma, diciamolo subito, non è un referendum sulla giustizia: è un referendum che, se passato, indebolirà l’autonomia dei magistrati e con essa i diritti di tutti noi. A spiegare con chiarezza chirurgica la posta in gioco è Stefano Musolino, procuratore aggiunto della DDA di Reggio Calabria. Lo ascolti e capisci subito che qui non ci sono giri di parole. «Non è un referendum ad personam», dice. «Ma non servirà a migliorare la qualità della giustizia. Se sarà approvato, l’unico effetto sarà rendere più debole la magistratura, più soggetta alle pressioni della politica, e indebolire i diritti dei cittadini. Questo è il vero problema: i cittadini devono scegliere se accettare uno statuto costituzionale che garantisce indipendenza e autonomia o uno che la riduce». Gli chiedo, inevitabilmente, del contesto recente: attacchi mediatici e pressioni politiche sui magistrati. «Ho subito anch’io una richiesta di trasferimento d’ufficio», ammette senza esitazione. «Ma c’è un CSM forte, autonomo e indipendente, che ha rigettato quella richiesta. Se fosse stato più debole, forse oggi starei in un altro posto». La forza del Consiglio Superiore della Magistratura non è un dettaglio, è l’armatura contro l’arbitrio. Senza di essa, i magistrati sono esposti. E i cittadini anche. Parliamo del caso Palamara, che ha scosso l’opinione pubblica. «È stato un gravissimo vulnus alla nostra credibilità», osserva. «E forse la politica ne ha approfittato nel momento più favorevole per sé e meno adatto alla magistratura. Ma attenzione: il popolo rimane con noi. Io vado per strada e sento sostegno. E soprattutto, il vicepresidente del CSM ha detto chiaramente che quelle vicende non influenzano più le decisioni del Consiglio. Quindi la riforma proposta non può giustificarsi con quel caso. La ragione è un’altra: indebolire l’autonomia e l’indipendenza della magistratura». Lo ascolto e non posso non notare l’accento sulla sostanza: l’abrogazione dell’abuso d’ufficio, la riduzione dei poteri del CSM. «L’obiettivo», dice Musolino, «è avere mani più libere, politicamente libere. Chi ha la maggioranza vuole governare senza ostacoli, senza contrappesi, senza giudici che possano dire ‘no’. Ma la Costituzione prevede proprio il contrario». La domanda cruciale allora è: perché votare no? «Se fossi un cittadino, voterei no», risponde con fermezza. «Perché voglio essere certo di trovare un giudice libero, "un Giudice a Berluno", non condizionato dai potenti, un giudice che decida secondo legge e coscienza. La nostra preoccupazione è forte: noi pubblici ministeri probabilmente diventeremo più forti, ma i diritti dei cittadini no. E sono i diritti dei cittadini ciò che ci interessa di più». Chiudo con una nota sulla cronaca politica recente: il voto anticipato. «Sembra un tentativo di arginare l’onda del no», riflette. «I sondaggi indicavano un crescente consenso per il no: più informazione, più consapevolezza, più No. E allora hanno anticipato il voto. Fa parte del gioco. Noi non decidiamo le regole, giochiamo alle regole che stabiliscono altri». E alla fine, la domanda inevitabile: Stefano Musolino, cittadino, cosa vota? «NO», risponde, secco, senza esitazioni. E in quella parola c’è tutto: la difesa della magistratura, dei cittadini, della Costituzione. In tempi in cui l’Italia sembra piegarsi al potere, c’è ancora chi dice no. E lo dice con coraggio, dignità e chiarezza. Luigi Palamara Giornalista #stefanomusolino #referendumgiustizia #comitatono #reggiocalabria #luigipalamara ♬ suono originale - Luigi Palamara
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