La Calabria nel metaverso di Roberto Occhiuto.
L’Editoriale di Luigi Palamara
“Mia cara…”.
Così comincia. Come una lettera d’amore. O forse come una favola.
E infatti favola è.
“Nulla accade per caso”, scrive. “C’era una volta una Calabria invisibile. Oggi no”.
E poi auguri, cuori, sorrisi, citazioni rivoluzionarie prese in prestito. Zapata. Il mito. La forza. Il destino.
Peccato che tutto questo non accada in Calabria. Accade altrove. In un luogo parallelo, patinato, illuminato dai filtri dei social network. Il metaverso di Roberto Occhiuto.
Lì la Calabria sorride. Qui, invece, muore.
Muore lentamente, senza clamore, come muoiono le cose abbandonate. Muore nei pronto soccorso dove non c’è nessuno a rispondere. Muore nelle corsie vuote, negli ospedali che portano nomi importanti ma non hanno più medici, infermieri, ossigeno umano. Muore a Polistena, a Locri, a Melito Porto Salvo, a Reggio Calabria. Muore nelle guardie mediche che “non pervenute” non è più una battuta ma un referto.
Il presidente comunica. Comunica molto. Comunica bene, forse.
Ma comunica un’altra realtà.
Un mondo di colori, di promesse, di luce artificiale. Un mondo dove tutto funziona. Dove i soldi ci sono. Dove i problemi sembrano sempre sul punto di risolversi. Domani. Sempre domani.
Nella realtà, invece, solo chi ha i soldi si cura. Gli altri aspettano. O partono. O rinunciano.
A Polistena qualcuno ha avuto il coraggio di scendere in piazza. Qualcuno ha urlato. Qualcuno ha ricordato che la sanità non è un post ma un diritto.
L’intervento di Francesco Cannizzaro ha dato una boccata d’ossigeno. Ma qui va detto con chiarezza: Cannizzaro ha messo in gioco tutta la sua credibilità.
Una mossa politica azzardata. Rischiosa. Forse necessaria, ma pericolosa.
Perché Cannizzaro ha fatto da scudo. Ha messo la faccia dove avrebbe dovuto esserci il volto del presidente. Del commissario alla Sanità. Di Roberto Occhiuto.
Se andrà bene — e francamente non è possibile che basti — Cannizzaro avrà raccolto qualche applauso.
Se andrà male, e tutto lascia presagire che andrà male, sarà lui ad averci messo la faccia. Non Occhiuto.
E questo è il punto politico più grave.
Perché il presidente della Regione Calabria è Roberto Occhiuto.
Il commissario della Sanità in Calabria è Roberto Occhiuto.
La responsabilità è sua. Non delegabile. Non filtrabile. Non scaricabile.
Ma Occhiuto è altrove.
Troppo impegnato a giocare con le faccine dei social, con i cuoricini, con i video motivazionali, con la Calabria che “ce la farà”. Nel suo metaverso.
La realtà è diversa.
E non basta attingere ai filtri e agli effetti della moderna tecnologia per dare risposte a chi soffre davvero. Agli ammalati. A chi aspetta una visita. A chi non arriva in tempo.
Altro che strumentalizzazioni.
Qui non c’è politica. Qui c’è vita o morte.
La malattia è strutturale. È la mancanza di programmazione. È l’improvvisazione elevata a sistema. È l’illusione che un intervento straordinario possa sostituire una visione che non c’è mai stata.
Il sistema Occhiuto scricchiola. Anzi, crolla.
E lui va avanti come se nulla fosse. Come se bastasse cambiare inquadratura per cambiare la realtà.
Si difende perfino peggio dei commissari che lo hanno preceduto, come se guardare indietro bastasse a non guardarsi allo specchio. Ma lo specchio non mente. E la realtà non sta su Facebook.
Occhiuto, tu non sai fare politica.
O meglio: sai farla solo per il tuo tornaconto personale e per il tuo cerchio magico.
La Calabria sta morendo.
E tu guardi altrove.
Nel tuo metaverso.
La realtà è nei pronto soccorso.
Nelle corsie vuote.
Nei medici stremati.
Nei pazienti che non arrivano in tempo.
Un vuoto che non è silenzioso.
Un vuoto che sarà schiacciato da un urlo di protesta già partito.
E quando diventerà corale, non ci sarà filtro che tenga.
Perché la Calabria non ha bisogno di slogan.
Ha bisogno di verità.
E, soprattutto, di cura.
Luigi Palamara
Giornalista e Artista Aspromontàno
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