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San Sebastiano e la divisa: appunti di una città che chiede misura.

San Sebastiano e la divisa: appunti di una città che chiede misura.


A Reggio Calabria il 20 gennaio non è soltanto una data del calendario liturgico. È un giorno che invita a guardarsi dentro. E come accade quando ci si guarda davvero, ciò che appare non è sempre consolante.

Si celebra San Sebastiano Martire, patrono della Polizia Locale. Un santo trafitto dalle frecce, soldato dell’Impero, uomo d’ordine che seppe anteporre la coscienza all’obbedienza. Non è un dettaglio per devoti: è una lezione civile, di quelle che non invecchiano perché non trovano mai pieno compimento.

La città si è ritrovata il 19 gennaio 2026 nella Chiesa di San Sebastiano al Crocefisso, nel centro storico, affidata alla guida di don Marco Scordo. Un luogo che porta addosso le ferite e le ricostruzioni di Reggio, come un volto che ha visto passare il tempo senza mai riuscire a dimenticarlo. Dentro, il silenzio interrotto dalla liturgia; fuori, la vita irregolare di ogni giorno, il traffico disordinato, le abitudini difficili da correggere. È in questo confine che la città si riconosce: tra ciò che vorrebbe essere e ciò che continua a tollerare.

La messa solenne, presieduta dall’Arcivescovo monsignor Fortunato Morrone, ha richiamato parole essenziali: servizio, prossimità, legalità. Parole che rischiano l’usura, ma che restano necessarie. Perché una comunità smette di tenersi insieme proprio quando rinuncia a nominare ciò che dovrebbe difendere.

Poi arriva il momento del rendiconto, quello che non conosce metafore. Il bilancio operativo del Corpo di Polizia Locale: numeri, interventi, dati sulla viabilità, sull’ambiente, sulla sicurezza urbana. Nel pomeriggio, alle ore 16, il rapporto sarà presentato presso la Centrale Operativa, guidata dal comandante Salvatore Zucco. È qui che la città è chiamata a misurarsi con se stessa, senza alibi e senza retorica.

La Polizia Locale è forse l’istituzione più vicina e, proprio per questo, la più esposta. È quella che incontra il cittadino nel quotidiano, non nei momenti solenni. È chiamata a ricordare le regole là dove le regole sono considerate un fastidio. Non gode di miti né di eroismi, ma svolge un compito necessario, spesso ingrato. Eppure, senza questa presenza discreta e continua, la città perderebbe anche l’illusione dell’ordine.

San Sebastiano fu proclamato patrono nel 1957 da Papa Pio XII perché rappresentava un’idea semplice e severa: si può servire lo Stato senza tradire la giustizia. È una responsabilità che pesa ancora oggi su chi indossa una divisa, ma anche su chi quella divisa la giudica solo quando disturba.

A Reggio Calabria San Sebastiano è ricordato anche come protettore dalle epidemie. Non soltanto quelle che colpiscono il corpo, ma quelle più silenziose che intaccano la convivenza: l’illegalità accettata, la rassegnazione, l’abitudine a chiudere un occhio. Sono mali che non fanno clamore, ma scavano in profondità.

La festa del 20 gennaio non dovrebbe essere un’occasione celebrativa. Dovrebbe essere un momento di misura e di riflessione. Per la Polizia Locale, chiamata a esercitare fermezza senza durezza. Per i cittadini, chiamati a chiedere legalità senza pretendere eccezioni.

San Sebastiano resta lì, immobile nella sua ferita. Non promette soluzioni, non offre consolazioni facili. Ricorda soltanto che una città vive davvero quando riesce a rispettare se stessa. E Reggio Calabria, se vuole continuare a farlo, deve imparare a rispondere a questa domanda ogni giorno, non solo nelle ricorrenze.

Alla celebrazione erano presenti le autorità militari — Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia di Stato e Guardia Costiera — e le autorità civili: la Prefettura, il sindaco f.f. Mimmetto Battaglia e l’assessora Giuggi Palmenta.

Luigi Palamara



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