CartaStraccia.News

“Carta Straccia”, nel nome la provocazione, nel contenuto la sostanza. Leggetelo. Non per abitudine, ma per scelta.

Editors Choice

3/recent/post-list

San Sebastiano, la coscienza e l’ordine.

San Sebastiano, la coscienza e l’ordine.
L'Editoriale di Luigi Palamara


A Reggio Calabria, il 19 gennaio 2026, nella Chiesa del Crocifisso, non si è celebrata soltanto una messa in onore di San Sebastiano, patrono della Polizia Locale. Si è celebrato — e messo in discussione — un modo di intendere l’autorità, la legge, perfino Dio. Monsignor Fortunato Morrone non ha fatto sconti. E quando un vescovo non consola ma inquieta, vale la pena ascoltare.

San Sebastiano, martire e soldato, è una figura scomoda. Non è il santo zuccheroso da santino. È un uomo dell’ordine che ha disobbedito. Un funzionario dell’Impero che ha scelto la coscienza invece del potere. Morrone lo ha ricordato senza alzare la voce, ma colpendoci dove fa più male: lì dove la legge incontra la libertà e rischia di trasformarsi in dominio.

Il punto centrale dell’omelia è stato uno solo, martellato con pazienza: «Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini». Ma subito la domanda, tutt’altro che devota: di quale Dio stiamo parlando?
Perché nel nome di Dio — ha ricordato l’Arcivescovo — si è fatto fuori mezzo mondo. E allora il problema non è l’obbedienza, ma l’immagine di Dio che ci portiamo dentro.

Il Dio di Gesù, ha insistito Morrone, non è un Dio che punisce, che schiaccia, che “te la fa pagare”. È un Dio che si consegna. Un Dio che non mangia l’uomo, ma si lascia mangiare. Un Dio che non domina, ma serve. Ed è qui che il discorso diventa politico, anche se pronunciato dall’altare.

Perché parlare di Dio come comunione — e non come solitudine onnipotente — significa parlare di società. Significa dire che l’ordine non è imposizione, ma relazione. Che la giustizia non è vendetta, ma responsabilità. Che l’autorità, se non è servizio, diventa caricatura di se stessa.

Rivolgendosi alla Polizia Locale, Morrone ha toccato un nervo scoperto. Gli uomini dell’ordine — ha detto in sostanza — sono chiamati a custodire un ordine umano, non disumano. Un ordine che non nasce dal “io sono la misura di tutto”, ma dal limite. Perché quando qualcuno, anche con un piccolo potere, comincia a sentirsi Dio, l’umanità entra in pericolo. La storia lo dimostra ogni giorno, dal basso fino ai potenti di turno che “fanno sballare l’ordine del mondo”.

Il tema della coscienza è stato il passaggio più delicato. Non quella coscienza invocata per giustificare tutto — “secondo la mia coscienza” — ma una coscienza formata, messa alla prova, inserita in una comunità. Non “ognuno per sé e Dio per tutti”, perché quello — ha detto senza mezzi termini — non è Vangelo. È il contrario dell’amore, e quindi della giustizia.

San Sebastiano, in questa prospettiva, diventa il simbolo di un ordine che accetta il sacrificio, non la sopraffazione. Se necessario difende, ma non distrugge. Se non può vincere, si consegna. È una logica che scandalizza, perché non produce eroi, ma testimoni. E i testimoni, si sa, sono più pericolosi dei ribelli.

Morrone ha parlato anche di fatica. Della fatica quotidiana di chi serve lo Stato senza applausi, dentro tensioni continue, spesso senza riconoscimenti. È lì — ha detto — che si misura la qualità dell’umanità di una persona. Ed è lì che sta la vera “ricompensa”: non il successo, non il potere, ma un’umanità che cresce e non si perde, perché segnata dall’amore.

In quella chiesa antica, nel cuore di Reggio Calabria, tra divise e autorità, l’omelia ha lasciato una domanda sospesa, scomoda come il santo trafitto che si celebrava: che tipo di ordine vogliamo difendere?
Quello che mette tutti al loro posto o quello che rende tutti più umani?

San Sebastiano non dà risposte facili. Come il Vangelo. Come la coscienza, quando funziona davvero. E forse è proprio questo il senso di quella messa: ricordare che una città non si regge solo sulle regole, ma sulla capacità di chi le applica — e di chi le rispetta — di non smettere mai di interrogarsi.

Luigi Palamara
Giornalista e Artista Aspromontàno



#fortunatomorrone #sansebastiano
#reggiocalabria #luigipalamara #editoriale

Posta un commento

0 Commenti