Sanità a tempo: medici in affitto, pazienti in attesa.
Medici cercasi: dal mondo intero, destinazione Calabria.
L'Editoriale di Luigi Palamara
E allora, se abbiamo capito bene — e concediamoci pure il dubbio, perché in Calabria il dubbio è l’unica certezza — la rivoluzione sanitaria passa per un’idea geniale: importare medici come si importano le arance fuori stagione. Da ogni angolo del globo terracqueo, purché arrivino in camice e non facciano troppe domande. Li paghiamo di più, promettiamo mari e monti, magari pure un tramonto ionico incluso nel pacchetto. Poi, con un colpo di penna, li assumiamo a tempo determinato. Salvo proroghe, naturalmente. Che in Calabria sono come i miracoli: se ne parla molto, se ne vedono pochi.
Sembra di stare a Scherzi a Parte, ma senza la risata finale. Anzi, qui si ride amaro. Perché la sanità non è un varietà del sabato sera, e i malati non sono comparse.
Il Presidente le prova tutte. Tutte. E puntualmente non ne azzecca una. Ha l’energia dell’animatore turistico e la profondità del manifesto elettorale: slogan corti, promesse lunghe, risultati cortissimi. L’ultima trovata è questa: il medico globale, a termine, possibilmente grato e possibilmente silenzioso. Un professionista che dovrebbe lasciare la sua vita per venire a rattoppare una sanità sbrindellata, con la garanzia che domani — o dopodomani — può fare le valigie.
Quanto durerà? Domanda legittima. Risposta facile: meno dell’hashtag che l’ha annunciata.
Perché c’è qualcosa, in questa comunicazione spavalda e un po’ arrogante, che non piace. Non convince. Non rassicura. Sembra piuttosto una presa in giro, l’ennesima, per i calabresi che da anni aspettano cure normali e ricevono annunci straordinari. Spot su spot. Proclami su proclami. La sanità ridotta a una storia Instagram: filtri, sorrisi, e la realtà tagliata fuori dall’inquadratura.
Il problema, caro Presidente, non è che lei non faccia nulla. È che confonde il fare con il postare. Programmare con il pubblicare. Governare con l’annunciare. E la differenza — mi permetta — è enorme.
La sanità non si cura con i comunicati, ma con le scelte. Serie, strutturali, noiose persino. Quelle che non fanno like. Quelle che non finiscono in copertina. Quelle che però funzionano.
Basta. Sul serio. Perché i calabresi non chiedono effetti speciali. Chiedono medici che restino, ospedali che funzionino, e presidenti che governino. Anche senza hashtag.
Luigi Palamara
Giornalista e Artista Aspromontàno
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