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Politica. Reggio Calabria. Il ritorno delle Circoscrizioni: nostalgia o mercato delle vacche?

Politica.  Reggio Calabria. Il ritorno delle Circoscrizioni: nostalgia o mercato delle vacche?
L'Editoriale di Luigi Palamara 

A Reggio Calabria la politica ha una virtù che andrebbe studiata nelle università: la memoria selettiva. Dimentica ciò che ha promesso ieri, ma ricorda sempre ciò che può tornare utile domani. E così, come le rondini a primavera, tornano le Circoscrizioni. Non perché qualcuno ne sentisse la mancanza. Ma perché siamo alla vigilia di un’altra battaglia elettorale e i generali senza truppa reclamano una divisa.

Il copione è antico. Si invoca il “decentramento”, parola nobile, che suona bene nei convegni e ancora meglio nei manifesti. Si parla di “prossimità”, di “ascolto dei territori”, di “partecipazione”. E intanto Archi resta con le sue discariche abusive e Ciccarello con le sue strade al buio. La prossimità, a Reggio, è quella del cittadino alla rassegnazione.

Ci raccontano che le Circoscrizioni riavvicineranno il Palazzo ai quartieri. Ma non spiegano con quali poteri. Perché una circoscrizione senza portafoglio è come un sindaco senza bilancio: può solo tagliare nastri immaginari. Se non decide sulla manutenzione di una strada, su un lampione spento, su una scuola che cade a pezzi, allora decide solo sulla carta intestata. E la carta, si sa, sopporta tutto. Anche l’ipocrisia.

La verità, che nessuno ha il coraggio di dire, è più semplice e meno poetica: le Circoscrizioni servono a sistemare. A dare una poltrona – magari modesta, ma pur sempre poltrona – a chi non troverà posto nel listone che conta. È il manuale Cencelli declinato in salsa reggina, con l’aggravante della povertà. Perché qui non si spartisce l’abbondanza, ma il poco. E il poco, quando lo dividi, diventa niente.

Pd e centrodestra litigano sul numero: tre, quattro, cinque. Sembra una disputa cartografica. In realtà è aritmetica elettorale. Più circoscrizioni, più presidenti. Più presidenti, più indennità. Più indennità, più fedeltà. È la matematica elementare del consenso.

Ma c’è una domanda che dovrebbe precedere tutte le altre: in un Comune che fatica a garantire i servizi essenziali, che naviga tra emergenze croniche e bilanci asfittici, possiamo permetterci l’ennesimo livello di sottogoverno? Possiamo finanziare un nuovo carrozzone quando i vecchi arrancano?

La democrazia di prossimità è cosa seria. Richiede risorse, competenze, autonomia vera. Non basta riesumare un’istituzione per farla funzionare. Altrimenti diventa un simulacro, una scenografia buona per le conferenze stampa e inutile per i cittadini. E i cittadini, a Reggio, non hanno bisogno di scenografie. Hanno bisogno di strade, luce, pulizia, scuole.

Il rischio è che il “ritorno al futuro” delle Circoscrizioni sia solo questo: un ritorno al passato, quando si moltiplicavano le poltrone per compensare le ambizioni. Un mercato delle vacche in giacca e cravatta, dove il voto è merce e la prossimità è uno slogan.

La democrazia può attendere, pare. I portatori di voti, no.

Luigi Palamara 
Giornalista e Artista Aspromontàno 

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