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Quando il talento dirige il silenzio e la Calabria si fa ascoltare.

Quando il talento dirige il silenzio e la Calabria si fa ascoltare.
L'Editoriale di Luigi Palamara 

Ci sono notizie che non hanno bisogno di essere gridate. Stanno in piedi da sole. Questa è una di quelle.

Cettina Nicolosi dirigerà l’Orchestra Filarmonica della Calabria per l’inaugurazione dell’anno accademico 2025–26 del Conservatorio Tchaikovsky. Lo farà in un teatro, il Grandinetti, che conosce il peso della storia e il silenzio che precede le cose importanti. Accanto a lei una pianista di fama internazionale, Shiran Wang, e il Coro dell’Università Magna Grecia, guidato dal Maestro Luigi Vincente. Non è un cartellone: è una dichiarazione di serietà.

In un tempo che confonde il talento con la visibilità e il merito con la frequentazione giusta, questa notizia va letta con attenzione. Perché Cettina Nicolosi non arriva lì per concessione, né per benevolenza. Arriva perché vale. E il valore, quando è autentico, prima o poi trova il suo spazio, anche se spesso deve combattere contro l’indifferenza, l’invidia, e quella mediocrità organizzata che in certi territori diventa sistema.

È una donna della Città Metropolitana di Reggio Calabria. E questo, da solo, dice già molto. Dice della fatica doppia, dello sforzo silenzioso, della necessità di essere sempre un passo avanti per ottenere lo stesso riconoscimento. Dice di un Sud che produce eccellenza ma fatica a riconoscerla, salvo poi applaudirla quando arriva la consacrazione ufficiale.

Cettina Nicolosi ha talento, sì. Ma il talento da solo non basta. Ha fascino, eleganza, sensibilità, professionalità. Un insieme raro, che non si impone con la voce alta ma con la presenza. Non passa inosservata a chi la guarda, ma soprattutto a chi la ascolta. Perché la musica, come la verità, non si può fingere a lungo.

C’è, in questo evento, anche un’altra lezione: l’importanza di chi sa riconoscere il valore altrui. Il ringraziamento al Direttore Filippo Arlia e alla Direttrice Valentina Currenti non è un atto formale, ma un segnale politico nel senso più alto del termine. Significa scegliere la competenza, dare spazio a chi merita, costruire futuro invece di amministrare l’esistente.

Domani, 7 febbraio 2026, alle 18:30, non va in scena solo un concerto. Va in scena un’idea di Calabria diversa: colta, rigorosa, internazionale. Una Calabria che non chiede indulgenza ma rispetto. Che non chiede applausi preventivi ma ascolto.

Ecco perché questo appuntamento non è solo per gli amanti della musica. È per chi crede ancora che il merito conti, che l’eleganza sia una forma di forza, che il talento — quando è vero — non ha bisogno di spiegazioni.

Il resto, come sempre, lo farà il silenzio prima della prima nota. E poi la musica. Che, a differenza delle parole inutili, resta.

Luigi Palamara 
Giornalista e Artista Aspromontàno 

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