SP1, la strada dell’attesa infinita
di Luigi Palamara
In Calabria il tempo non passa: ristagna.
E quando ristagna, marcisce.
La SP1 – già Strada Statale 111, Gioia Tauro–Locri – ne è l’esempio più onesto e più crudele.
Da oltre un anno questa arteria strategica non è una strada: è una scommessa quotidiana contro la sorte. Frane, smottamenti, cedimenti dell’asfalto, segnaletica assente. Una via che collega due mari, l’autostrada A2 alla Statale 106, il Tirreno allo Jonio, l’economia al turismo, la montagna al futuro. E che oggi collega soltanto l’incuria alla paura.
Qui non siamo davanti a una calamità naturale imprevedibile. Siamo davanti a una calamità amministrativa perfettamente documentata. Atti, verbali, nulla osta, note ministeriali: tutto esiste, tutto è stato scritto, tutto è stato approvato. Dal 2018 in poi la SP1 è stata riconosciuta per ciò che è: una strada di interesse nazionale, da riportare sotto la gestione ANAS.
Eppure non è successo nulla.
Nulla, tranne il peggioramento costante delle condizioni. Nulla, tranne il rischio crescente per chi lavora, studia, trasporta merci, soccorre, vive. Nulla, tranne il solito rituale italiano del rinvio, dell’attesa, della competenza che passa di mano senza mai fermarsi davvero da nessuna parte.
Il Comitato di Lotta Pro SP1 non chiede favori. Chiede ciò che in un Paese normale non si dovrebbe nemmeno domandare: sicurezza, responsabilità, decisioni. Chiede che si concluda immediatamente il procedimento di riclassificazione sotto ANAS. Chiede interventi strutturali, non toppe d’emergenza buone solo per il prossimo comunicato stampa.
E chiede una cosa semplice, quasi ingenua: che chi governa venga a vedere. Ma venga davvero. Non in elicottero, non con i vetri oscurati, non per una foto. Venga percorrendo la SP1, curva dopo curva, frana dopo frana. Venga a sentire cosa significa affidare la propria vita a un asfalto che si sgretola.
Qui non è in gioco solo una strada. È in gioco la dignità di un territorio che non ha infrastrutture ma ha bellezza, storia, potenzialità turistiche e culturali enormi. Un territorio che potrebbe attrarre investimenti, lavoro, futuro. E che invece viene lasciato isolato, come se l’isolamento fosse una colpa e non una conseguenza.
Le comunità hanno fatto la loro parte. I sindaci, le associazioni, i cittadini si sono guardati negli occhi e hanno deciso di non tacere più. Ora tocca alle istituzioni superiori. Al Presidente della Regione Calabria. Al Ministro delle Infrastrutture. Ad ANAS.
Non servono altre riunioni. Non servono altri verbali.
Serve una scelta.
Perché le emergenze permanenti sono solo un altro nome dell’irresponsabilità.
E la SP1 non può più aspettare.
Reggio Calabria 3 febbraio 2026
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