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CREARE SPAZI DI SPERANZA

“CREARE SPAZI DI SPERANZA”


Mi pare che creare spazi di speranza significhi costruire ambienti non solo fisici, ma anche relazionali, basati sull’ascolto, sulla solidarietà e sulla fraternità, sforzandoci di superare l’assistenzialismo per promuovere seriamente percorsi di rinascita comunitaria.

Sono spazi, allora, che dobbiamo nutrire di prossimità, di obiettivi realistici e di gratitudine continua, proprio per tentare di trasformare la marginalità in responsabilità.

Spazi di speranza che, concretamente, possono voler dire superare a poco a poco esiti materiali passivi, come la semplice distribuzione di beni, per cercare invece di costruire percorsi di “crescita umana e cristiana”, che soli possono dare dignità e diritto di cittadinanza.

Per questo è fondamentale “farci uno con loro”, creando comunità che sappiano curare le ferite attraverso reti di sostegno e, chissà, stabilendo obiettivi a breve e a lungo termine e sapendo agire con costanza per trasformare le piccole speranze in realtà, con la convinzione che ciò che riusciamo a realizzare è sempre meglio del… futuro perfetto possibile!

Ancora, “creare spazi di speranza” significa impegnarsi a costruire alleanze tra le diverse realtà intorno a noi, per tentare di intervenire concretamente sia sulla povertà sia sulla solitudine.

Già Sant’Agostino illuminava i suoi fedeli quando sottolineava che la speranza è la virtù teologale attiva che spinge sempre all’azione, insieme alla fede e alla carità:

“La speranza ha due figli: lo sdegno e il coraggio.
Lo sdegno per la realtà delle cose e il coraggio per cambiarla”.

Queste parole ne evidenziano la natura dinamica: una attesa perseverante di Dio, ma non passiva. Per questo la speranza ci invita sempre a lottare per il bene degli altri, a trasformare il desiderio in impegno e concretezza.

A me sembra molto forte il pensiero della speranza come sdegno, che deve esserci sempre sia davanti al passato sia davanti al presente e che così si trasforma in coraggio e in impegno di cambiamento.

Questi pensieri sulla speranza nascono dalla visione molto profonda dell’uomo come creatura in cammino e quindi radicalmente inquieta, incapace di accontentarsi del presente così com’è:

“Ci hai fatti per te, Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te”
(Confessioni, I, 1,1).

Ecco allora perché la speranza è l’espressione umana del tendere verso l’Assoluto e quindi verso la piena felicità, inventando i suoi spazi anche nei momenti oscuri della storia.

Una speranza che non solo consola, ma che trasforma, perché — come continua lo stesso Agostino —:

“Dio, che è la vostra speranza, sarà anche il vostro Bene”.

Benedetta speranza, allora, che non può mai mancare nel nostro camminare nella storia: infatti, se la fede illumina e l’amore sostiene, è la speranza che orienta; e per questo è la virtù tipica del nostro essere pellegrini nella storia.

E anche se, come virtù teologale, è un dono, noi possiamo meritarcela dilatando l’anima e orientando continuamente la nostra fede e il nostro amore.

Don Nino Carta
6.3.2026

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