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Il contatore gira ancora. La Città Metropolitana con Carmelo Versace batte il record del numero dei componenti lo staff... e continua.

VERSACE, LA PENNA PIÙ VELOCE DELLO STRETTO: INCARICHI FEBBRILI PRIMA DEL VOTO

Non è solo questione di poltrone, è questione di stile. Il PD reggino pronto ad accogliere chiunque pur di fare numero? Panetta e Bonforte battano un colpo, se ci sono.

La satira politica di CartaStraccia.News 


Ci sono stagioni politiche che scorrono senza lasciare traccia. E poi ce ne sono altre che sembrano voler lasciare il segno a colpi di penna. Non per le opere, non per le decisioni che cambiano il destino di una città, ma per quella pratica tutta italiana che si chiama nomina.

La cavalcata del sindaco facente funzioni della Città Metropolitana di Reggio Calabria, Carmelo Versace, appartiene a questa seconda categoria. Una corsa che ha qualcosa di curioso: più ci si avvicina al traguardo, più accelera.

Ancora nomine. Ancora staff. Ancora incarichi.

Ora, sia chiaro: non c’è nulla di illegale. Nessuna norma violata, nessun abuso evidente. Tutto formalmente corretto. Ed è proprio questo il punto. In Italia, troppo spesso, ci si rifugia nella legalità come se fosse una coperta sufficiente a scaldare anche l’opportunità. Ma la politica non è solo ciò che si può fare. È, soprattutto, ciò che è giusto fare.

E allora la domanda diventa inevitabile: è opportuno?

A due mesi dalle elezioni, mentre una città dovrebbe interrogarsi sul proprio futuro, mentre i cittadini dovrebbero essere messi nelle condizioni di scegliere, si assiste invece a un’attività febbrile che sa più di consolidamento che di amministrazione. Come se lo staff – che dovrebbe essere uno strumento – diventasse improvvisamente il fine.

È una questione di stile, prima ancora che di politica.

Perché governare sul finire di un mandato richiede una qualità rara: la misura. Quella capacità di fermarsi un passo prima, di non occupare ogni spazio disponibile, di lasciare qualcosa anche a chi verrà dopo. È una forma di rispetto istituzionale che non si scrive nelle leggi, ma che distingue chi amministra da chi gestisce.

Versace, invece, sembra voler battere un record. Non solo nei numeri, ma nei tempi. Come se il cronometro fosse un avversario da battere, più che un limite da rispettare.

E poi c’è la politica. Quella vera, che prima o poi presenta il conto.

Se questa è la linea, se questo è il modo di intendere il potere amministrativo, allora diventa difficile immaginare un approdo naturale sotto le insegne del Partito Democratico senza un chiarimento. Non bastano i passaggi formali, non basta salire su un pullman o chiamare un taxi politico all’ultimo momento. Serve una coerenza che tenga insieme i gesti e le parole.

E qui la questione si allarga.

Perché non riguarda solo Versace, ma chi dovrebbe eventualmente accoglierlo. La segreteria nazionale, con Elly Schlein, ma anche i livelli territoriali: Nicola Irto, Peppe Panetta, Valeria Bonforte. Figure che, se la politica ha ancora un senso, non possono limitarsi a osservare. Devono scegliere. E, scegliendo, assumersi una responsabilità.

Accettare tutto, giustificare tutto, normalizzare tutto è il modo più rapido per perdere credibilità. E la credibilità, in politica, è l’unica moneta che non si può stampare.

Così questa fine di sindacatura metropolitana somiglia a un finale rumoroso. Non necessariamente efficace, ma certamente visibile. Un “col botto”, come si dice. Di quelli che fanno girare la testa per un momento, ma poi lasciano nell’aria una domanda più pesante del rumore stesso.

Era davvero necessario?

Perché alla fine, passata l’eco delle nomine, spente le polemiche e archiviate le giustificazioni, resterà solo questo: il giudizio. Non quello delle carte, ma quello delle persone.

E quello, a differenza degli incarichi, non si può nominare.

La satira di CartaStraccia.News


Oggi 17 marzo 2026


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