Il coraggio della scelta.
L'Editoriale di Luigi Palamara
Esporsi non è mai una debolezza. È un gesto di chiarezza. È il momento in cui una persona decide di uscire dall’ombra prudente del silenzio per assumersi la responsabilità di dire: io sto qui.
In politica, più che altrove, la scelta ha un valore che va oltre il semplice favore personale. Scegliere significa indicare una strada, dare un segnale, accettare che qualcuno non sarà d’accordo. Ma è proprio questo il punto: la democrazia vive di scelte, non di esitazioni.
Si può scegliere una persona senza disprezzarne altre. Anzi, il rispetto per gli avversari è la prima regola della civiltà politica. Tuttavia, il rispetto non impone il silenzio. Impone semmai la franchezza.
Il 15 marzo 2026 il centrosinistra celebrerà le sue primarie. E le primarie servono esattamente a questo: a chiedere ai cittadini, agli elettori, ai militanti di esporsi. Di dire chi preferiscono. Senza ipocrisie.
In questo caso la mia scelta è Mimmetto Battaglia. Non è un atto di fede, né una dichiarazione di superiorità morale. È, semplicemente, una scelta.
Sic et simpliciter.
Nulla di più, ma neppure nulla di meno.
Perché la cosa peggiore, in politica come nella vita, non è scegliere male. È non scegliere affatto. Restare alla finestra, attendere che siano sempre gli altri a prendersi la responsabilità.
Chi non si espone, chi si rifugia nel comodo equilibrio del “vedremo”, spesso non è prudente. È soltanto pavido.
Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno
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