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​Il Metaverso di Occhiuto: siamo primi in Italia per timbri postali, ultimi per medici e Tac.

​Il Metaverso di Occhiuto: siamo primi in Italia per timbri postali, ultimi per medici e Tac.
L'Editoriale di Luigi Palamara 

Ci sono comunicati stampa che si leggono. E poi ci sono favole della buonanotte.
Quello firmato da Roberto Occhiuto appartiene alla seconda categoria.

La Calabria – dice – è “la prima Regione in Italia” a consentire la prenotazione sanitaria negli uffici postali grazie a Poste Italiane. E già qui viene da chiedersi: prima in cosa? Nel progresso o nella resa?

Perché mentre il presidente taglia nastri invisibili nel suo personale metaverso amministrativo, fuori – nella Calabria vera – si chiudono reparti, si allungano liste d’attesa, si scappa verso il Nord con una cartella clinica sotto il braccio e una dignità a metà.

Prenotare una visita in posta.
Magnifico.
È la modernità che avanza: torniamo al bollettino, al numeretto, alla fila accanto alla signora che deve spedire un pacco e al pensionato che incassa la minima. Altro che digitalizzazione: siamo alla sanità “con ricevuta”.

Il presidente parla di “visione moderna dei servizi pubblici”.
Moderna? Moderno sarebbe avere medici. Moderno sarebbe non dover aspettare mesi per un esame. Moderno sarebbe non trasformare il diritto alla salute in un pellegrinaggio sanitario.

La Calabria non ha bisogno di nuovi sportelli.
Ha bisogno di ospedali che funzionino.

E mentre si celebra la sperimentazione nei cinque uffici Polis della provincia di Reggio Calabria, c’è chi aspetta una Tac come si aspetta la grazia. Ma nel comunicato la parola “emigrazione sanitaria” non compare. Non disturba la narrazione.

Si ringrazia Azienda Zero per il “costante lavoro tecnico”. Si ringrazia il direttore generale di Poste. Ci si ringrazia tutti. Manca solo il ringraziamento ai cittadini per la pazienza monastica con cui sopportano anni di commissariamenti, bilanci in rosso, primari a gettone.

La politica, quando non riesce a guarire, inventa cerimonie.

La Calabria muore lentamente – nei pronto soccorso affollati, nelle ambulanze che fanno chilometri su strade dissestate, nelle famiglie che si indebitano per curarsi altrove – e il presidente racconta la favola dello sportello salvifico. È la sindrome dell’annuncio: si governa a colpi di comunicati, si amministra con i verbi al futuro.

“Passo importante verso una sanità più efficiente”.
Il problema è che i calabresi non hanno bisogno di passi. Hanno bisogno di fatti. E possibilmente prima che il prossimo esame venga fissato per il 2027.

Non è cinismo. È aritmetica civile.
Se il sistema non funziona, cambiare il luogo della prenotazione non cambia la sostanza della malattia. È come lucidare la maniglia di una porta che non si apre.

Il presidente appare orgoglioso. E l’orgoglio, in politica, è un sentimento pericoloso: spesso è il paravento della rimozione. La Calabria non ha bisogno di sentirsi “prima” in qualche classifica di ingegneria amministrativa. Ha bisogno di non sentirsi ultima nella tutela della salute.

Nel suo metaverso istituzionale, probabilmente, tutto funziona: le liste scorrono, i medici arrivano, i conti tornano. Nella Calabria reale, invece, le persone continuano a partire.

E un popolo che parte non lo trattieni con un timbro postale.

Luigi Palamara 
Giornalista e Artista Aspromontàno 

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