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“Carta Straccia”, nel nome la provocazione, nel contenuto la sostanza. Leggetelo. Non per abitudine, ma per scelta.

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Il vento dell’Aspromonte.

Il vento dell’Aspromonte.
Il racconto di Luigi Palamara 
Il vento dell’Aspromonte scendeva lento tra i castagni e i faggi. Portava con sé l’odore della terra bagnata e del legno vecchio delle case di pietra. Nel piccolo paese, arroccato sul fianco della montagna, il tempo sembrava fermo.

Davanti alla porta della sua casa, mastro Rocco sedeva su una sedia bassa, con il cappello tirato sugli occhi. Guardava la valle come si guarda una cosa che si conosce da sempre.

Passò Nino, con il bastone da pastore e il gregge che scendeva piano lungo il sentiero.

— Compare Rocco, — disse fermandosi — il vento oggi parla più forte del solito.

Rocco sollevò appena la testa.

— Qui il vento ha sempre parlato, Nino. È la gente che ha smesso di ascoltarlo.

Le pecore si fermarono a brucare vicino alla fontana. L’acqua cadeva lenta nel trogolo di pietra.

— Mio figlio vuole andare via, — disse Nino dopo un momento — dice che quaggiù non c’è futuro.

Rocco fece un mezzo sorriso stanco.

— Futuro… — ripeté. — Una volta il futuro era il campo, la pioggia buona, una capra che partoriva. Oggi cercano il futuro dove non c’è terra sotto i piedi.

Nino guardò la montagna che si perdeva nella nebbia.

— Forse hanno ragione loro.

— Forse, — disse Rocco. — Ma quando uno lascia queste montagne, un pezzo di cuore resta sempre qui. L’Aspromonte non lo dimentichi.

Dal vicolo uscì donna Caterina, con un fazzoletto nero sulla testa.

— Rocco, — chiamò — il pane è pronto. Vieni prima che si raffredda.

Rocco si alzò lentamente.

— Vedi, Nino, — disse prendendo il bastone — il pane caldo vale più di tante promesse.

Nino lo guardò e chiuse gli occhi.

Il sole stava scendendo dietro le cime. Le montagne diventavano viola e il vento portava il suono lontano di un campanaccio.

— Compare, — disse Nino riprendendo il cammino — domani passo di nuovo.

— Passa pure, — rispose Rocco. — Finché c’è qualcuno che torna da questi sentieri, il paese non muore.

E il vento dell’Aspromonte continuò a scendere tra gli alberi, come una voce antica che racconta storie a chi ha ancora voglia di ascoltare.

Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno 
@luigi.palamara

Il vento dell’Aspromonte. Il racconto di Luigi Palamara Il vento dell’Aspromonte scendeva lento tra i castagni e i faggi. Portava con sé l’odore della terra bagnata e del legno vecchio delle case di pietra. Nel piccolo paese, arroccato sul fianco della montagna, il tempo sembrava fermo. Davanti alla porta della sua casa, mastro Rocco sedeva su una sedia bassa, con il cappello tirato sugli occhi. Guardava la valle come si guarda una cosa che si conosce da sempre. Passò Nino, con il bastone da pastore e il gregge che scendeva piano lungo il sentiero. — Compare Rocco, — disse fermandosi — il vento oggi parla più forte del solito. Rocco sollevò appena la testa. — Qui il vento ha sempre parlato, Nino. È la gente che ha smesso di ascoltarlo. Le pecore si fermarono a brucare vicino alla fontana. L’acqua cadeva lenta nel trogolo di pietra. — Mio figlio vuole andare via, — disse Nino dopo un momento — dice che quaggiù non c’è futuro. Rocco fece un mezzo sorriso stanco. — Futuro… — ripeté. — Una volta il futuro era il campo, la pioggia buona, una capra che partoriva. Oggi cercano il futuro dove non c’è terra sotto i piedi. Nino guardò la montagna che si perdeva nella nebbia. — Forse hanno ragione loro. — Forse, — disse Rocco. — Ma quando uno lascia queste montagne, un pezzo di cuore resta sempre qui. L’Aspromonte non lo dimentichi. Dal vicolo uscì donna Caterina, con un fazzoletto nero sulla testa. — Rocco, — chiamò — il pane è pronto. Vieni prima che si raffredda. Rocco si alzò lentamente. — Vedi, Nino, — disse prendendo il bastone — il pane caldo vale più di tante promesse. Nino lo guardò e chiuse gli occhi. Il sole stava scendendo dietro le cime. Le montagne diventavano viola e il vento portava il suono lontano di un campanaccio. — Compare, — disse Nino riprendendo il cammino — domani passo di nuovo. — Passa pure, — rispose Rocco. — Finché c’è qualcuno che torna da questi sentieri, il paese non muore. E il vento dell’Aspromonte continuò a scendere tra gli alberi, come una voce antica che racconta storie a chi ha ancora voglia di ascoltare. Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno

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