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Reggio Calabria, basta fango! Se la politica diventa una corrida di cattiverie contro Cannizzaro: tra Madonne strumentalizzate e madri derise, la democrazia finisce nel cestino.

Reggio Calabria, basta fango! Se la politica diventa una corrida di cattiverie contro Cannizzaro: tra Madonne strumentalizzate e madri derise, la democrazia finisce nel cestino

La politica non è fango.

Non mi piace! A Reggio la politica è ridotta a teatrino: l'attacco personale a Francesco Cannizzaro è il segno di una mediocrità che non sa più produrre idee.

L'Editoriale di Luigi Palamara 

Non mi piace. E quando una cosa non mi piace, preferisco dirla. Senza giri di parole, senza infingimenti, senza quel linguaggio di gomma che spesso serve soltanto a non prendere posizione.

La campagna elettorale a Reggio Calabria sta prendendo una piega brutta. Brutta davvero. Una piega che non parla più di città, di futuro, di lavoro, di infrastrutture, di dignità amministrativa. Parla d’altro. Parla di attacchi personali, di insinuazioni, di frasi estrapolate, di parole stiracchiate fino a farle diventare colpe. E il bersaglio, in questi giorni, sembra essere Francesco Cannizzaro.

Si può essere d’accordo o no con Cannizzaro. Si può criticarne l’azione politica, contestarne le scelte, discuterne le posizioni. Questo è legittimo. Anzi, è il sale della democrazia. Ma altra cosa è trasformare la campagna elettorale in una corrida di piccole cattiverie, in un teatrino dove si cerca il verbo sbagliato, la frase mal posta, il riferimento religioso, il dettaglio familiare, pur di colpire l’uomo prima ancora del candidato.

Si è arrivati persino a strumentalizzare il riferimento alla Madonna della Consolazione. Come se chiedere protezione, conforto o aiuto nei momenti delicati fosse una colpa. Come se la fede popolare, quella vera, quella che accompagna la vita della nostra gente, potesse essere derisa o usata come clava elettorale. A Reggio Calabria, poi. Una città che conosce bene il valore spirituale, identitario e comunitario della Madonna della Consolazione.

E poi la madre. La madre che vorrebbe il figlio a pranzo. Anche questo trasformato in materiale da dileggio, quasi fosse una bestemmia politica. Ma davvero siamo arrivati a tanto? Davvero il legame con una madre, con la famiglia, con le radici, deve diventare pretesto di scherno? La madre, per ciascuno di noi, non è propaganda. È origine. È casa. È memoria. È il primo e l’ultimo amore della vita.

E poi c’è quella frase, quel sottinteso, quel “Reggio ai reggini” che lascia un retrogusto amaro. Mi dispiace per Mimmo Battaglia, ma in certe parole si legge qualcosa che assomiglia a un piccolo razzismo territoriale. Sottile, magari. Mascherato, forse. Ma presente.

Io non sono reggino. Sono aspromontano. E proprio per questo so bene quanto sia meschino usare la provenienza come arma politica. La Calabria non ha bisogno di steccati tra costa e montagna, tra città e provincia, tra centro e periferia. Ha bisogno di uomini e donne capaci di servire una comunità, non di dividerla in certificati di nascita e patenti di appartenenza.

Francesco Cannizzaro, in questa campagna elettorale del centrodestra, sta portando avanti una linea chiara: parlare ai cittadini, difendere Reggio, rivendicare un progetto politico, costruire una proposta di governo. Lo si può contrastare sul merito. Ma proprio perché è un protagonista politico riconoscibile, proprio perché ha una presenza forte e radicata, bisognerebbe affrontarlo sul terreno delle idee, non su quello delle caricature.

La politica, quando è seria, non ha paura del confronto. La politica mediocre, invece, cerca il colpo basso. Cerca la battuta. Cerca la frase da deformare. Cerca la risata facile. Cerca l’offesa personale perché non sa produrre un argomento pubblico.

E poi ci lamentiamo che il dibattito politico è povero. Ci indigniamo perché i cittadini si allontanano dalle urne. Ci chiediamo perché la gente non crede più ai partiti, ai programmi, alle promesse. Ma come potrebbe crederci, se spesso la scena viene occupata non dalle idee, ma dal rancore?

Siamo maggiorenni e vaccinati. I cittadini sanno capire. Sanno distinguere una critica da un’aggressione. Una proposta da una denigrazione. Una campagna elettorale da un regolamento di conti.

Un mese passerà in fretta. Le parole, però, resteranno. Resteranno le cose dette, le allusioni fatte, le bassezze pronunciate. E ciascuno se le porterà addosso.

Questa politica fatta contro qualcuno, più che per qualcosa, non mi piace. Questa idea di Reggio Calabria ridotta a recinto, a slogan, a identità usata come manganello elettorale, non mi piace. E lo dico.

Non fatevi trascinare nella bassezza. Non accettate che la campagna elettorale diventi fango. Non permettete che la Madonna, la madre, le radici e la provenienza vengano usate come armi improprie.

La politica è altro.

È visione. È coraggio. È responsabilità. È rispetto dell’avversario.

E quando un candidato, come Francesco Cannizzaro, sceglie di stare nel campo del confronto politico, della presenza sul territorio e della proposta del centrodestra, va giudicato su questo. Non sulle caricature di chi, non avendo argomenti, cerca soltanto bersagli.

Perché Reggio Calabria merita una campagna elettorale vera.

E merita una politica all’altezza della sua storia.

Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno 

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