“NO ALLA CULTURA DELLO SCARTO”
Un vero e continuo monito di Papa Francesco è il passaparola di oggi: contro una mentalità consumistica che considera inutili i malati, gli anziani, i poveri e addirittura i bambini non nati, come se fossero scarti.
È un monito che richiede una continua conversione a quella che gli studiosi chiamano “ecologia umana”, che promuove l’inclusione, l’accoglienza e la solidarietà, base seria anche per la salvaguardia del creato.
È un richiamo a ripudiare una cultura basata sull’idea dell’“usa e getta”, applicata non solo alle cose ma anche agli esseri umani, riducendo il valore delle persone alla loro efficienza.
“La cultura dello scarto esclude non solo i vulnerabili – gli anziani, i malati, i bambini e i poveri – perché considerati improduttivi, ma anche le ‘risorse avanzate’, che possono arrivare addirittura a 1,3 miliardi di tonnellate di cibo all’anno: uno scandalo che grida vendetta davanti ai milioni e miliardi di persone che soffrono la fame”.
Non possiamo fermarci a questa mentalità, che sta diventando una vera cultura. Non dobbiamo stancarci di gridare il nostro sdegno, facendo nostra la cultura dell’inclusione, “dell’armonia e della tenerezza”, come ancora una volta sottolinea Papa Francesco, basata sulla cura dell’altro. E concretamente dobbiamo puntare sul riuso e sul riciclo, frutto di un’accoglienza che sa trasformare lo scarto in risorsa.
Purtroppo la cultura dello scarto è uno dei fenomeni più drammatici del nostro tempo. Per questo mi pare importante ricordare ancora alcune parole del magistero di Papa Francesco:
“Ecco… la cultura dello scarto, per la quale tutto ciò che non ci è utile viene scartato.
Si scartano i bambini, non volendoli o rimandandoli al mittente quando si vede che hanno qualche malattia o quando semplicemente non sono voluti, cancellando la loro vita prima della nascita.
Ma non solo i bambini: la cultura dello scarto allarga il suo sguardo anche ai malati terminali, agli anziani e ai migranti, perché ci è più comodo liberarci di tanti problemi”.
Sì, davvero Francesco mette il dito nella piaga, perché un mondo che non sa accogliere si autodistrugge e non potrà mai essere una famiglia:
“La famiglia infatti ha nel suo DNA l’accoglienza e lo spirito del dono e del servizio. Ecco allora il nostro impegno per salvare la cultura della vita, che sa sostituire l’egoismo con la vicinanza e lo scarto con la dignità, trasformando così la paura in accoglienza”.
Grande Francesco!
Così sì, ci salveremo tutti insieme, perché tutti siamo fratelli.
Don Nino Carta
9 marzo 2016
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