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Reggio Calabria, le file sotto la pioggia e il segnale della città sulle primarie del centrosinistra. Vince Mimmo Battaglia.

Reggio Calabria, le file sotto la pioggia e il segnale della città sulle primarie del centrosinistra. 
L'Editoriale di Luigi Palamara 

Certe volte la politica sorprende. Non perché faccia miracoli — quelli, di solito, non li fa — ma perché torna improvvisamente a fare una cosa semplice che aveva dimenticato: ascoltare la gente.

È successo a Reggio Calabria.
È successo in una domenica di pioggia, di quelle che consiglierebbero a chiunque di restare a casa. E invece no. Più di settemila persone hanno preso l’ombrello, hanno fatto la fila, hanno aspettato il loro turno davanti ai seggi delle primarie del centrosinistra.

Una scena quasi d’altri tempi.
File ordinate. Nessuna ressa. Nessuna isteria. Solo cittadini che volevano dire una cosa molto semplice: la scelta vogliamo farla noi.

Lo ha sottolineato con soddisfazione Giuseppe Falcomatà, già sindaco della città e oggi consigliere regionale del Partito Democratico: «È stato bellissimo vedere tante persone attendere con tranquillità, anche facendo la fila fuori dai seggi, con l’ombrello in mano quando nel pomeriggio ha iniziato a piovere. È un segnale importante per la democrazia e dimostra quanto sia alta la voglia di partecipare».

In un Paese dove i candidati spesso nascono nelle stanze chiuse dei partiti, dove la politica a volte assomiglia più a una riunione di condominio che a un esercizio di democrazia, quelle file sotto la pioggia hanno avuto il sapore di una piccola rivincita civile.

E da quelle file è uscito un nome: Mimmetto Battaglia.

Non è stata soltanto una vittoria numerica.
È stata una investitura politica e popolare.

Battaglia lo ha detto con la stanchezza negli occhi e la soddisfazione nella voce: «Soddisfazione enorme per il grande risultato e per la straordinaria partecipazione di popolo. Nonostante il tempo estremamente brutto, più di settemila persone si sono recate al voto».

Parole che raccontano bene il clima di una giornata che ha riportato al centro la partecipazione. Ma Battaglia ha colto anche il significato politico del risultato: «Abbiamo dimostrato che nel centrosinistra c’è una grande voglia di partecipazione. Ho ritrovato tutto il partito unito sulla mia persona e abbiamo lavorato tanto perché fosse così».

E qui sta il punto vero della vicenda.

Perché il dato politico di questa domenica non è soltanto il candidato scelto. È il fatto che il Partito Democratico, per una volta, non è apparso diviso, litigioso, frammentato — come troppo spesso accade nelle cronache politiche italiane — ma compatto, unito, disciplinato attorno a una scelta.

Falcomatà lo ha detto con chiarezza: «Questo è ciò che normalmente fa il Partito Democratico e il centrosinistra: dare la possibilità ai propri iscritti e simpatizzanti di decidere chi sia la persona migliore e quale proposta possa rappresentarli nelle istituzioni».

Non è poco.

Settemila persone non sono un numero qualsiasi, soprattutto se arrivano in pochi giorni di organizzazione e sotto un cielo carico di pioggia. Sono un segnale politico.

Significa che, nonostante tutto, la voglia di partecipare esiste ancora.
Significa che la politica non è morta — semmai è stata maltrattata.

Battaglia ora si trova davanti a una responsabilità che non è piccola: trasformare quell’entusiasmo in progetto di governo.

Lo sa bene lui stesso, quando parla della sfida che si apre: «Questo risultato sarà il trampolino di lancio per le elezioni che affronteremo a fine maggio. Vogliamo presentarci ai cittadini con una proposta forte per vincere ancora».

Ma c’è un altro dato che merita attenzione.

I suoi avversari alle primarie, Giovanni Muraca e Massimo Canale, non sono diventati nemici. Sono diventati alleati. Non una resa, ma una ricomposizione politica.

Battaglia lo ha spiegato con semplicità: «Da domani saranno alleati importanti e siamo già al lavoro con le altre forze del centrosinistra per costruire il perimetro più largo possibile della coalizione».

È questo il senso delle primarie quando funzionano:
si compete prima, si cammina insieme dopo.

Ed è qui che il centrosinistra reggino manda un messaggio che va oltre i confini della città.

Quando un partito riesce a discutere, scegliere e poi unirsi, dimostra di avere ancora una struttura politica viva.

Quando invece si limita a nominare candidati dall’alto, finisce per somigliare più a un club privato che a una forza democratica.

Reggio Calabria, domenica, ha dato una risposta semplice e potente:
la politica vive solo se la gente partecipa.

E in quella domenica di pioggia, con gli ombrelli aperti e le file davanti ai seggi, la politica — per qualche ora — è tornata a respirare.

Ora tocca a Mimmetto Battaglia dimostrare che quella fiducia non è stata soltanto un momento di entusiasmo, ma l’inizio di una stagione nuova.

Perché le primarie si vincono in un giorno.

Le città, invece, si governano negli anni.

Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno 

@luigi.palamara

Centrosinistra Primarie a Reggio Calabria vince Mimmetto Battaglia. Le dichiarazioni a caldo 15 marzo 2025

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@luigi.palamara

Centrosinistra Primarie a Reggio Calabria vince Mimmetto Battaglia. Le dichiarazioni a caldo di Giuseppe Falcomatà 15 marzo 2025

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