Il confine del confronto.
L'Editoriale di Luigi Palamara
In ogni spazio pubblico, reale o virtuale, esiste una distinzione che dovrebbe essere elementare e che invece, sempre più spesso, viene ignorata: quella tra la critica di un’idea e il giudizio sulla persona che la esprime.
Si può dissentire da ciò che scrivo. Lo si può fare con fermezza, con passione, persino con severità. Si può ritenere sbagliata una posizione, debole un argomento, discutibile una conclusione. Tutto questo appartiene alla dialettica delle opinioni ed è, anzi, il presupposto stesso di ogni confronto degno di questo nome. Le idee non sono oggetti sacri: nascono per essere discusse, messe alla prova, contestate.
Altra cosa, però, è lo scivolamento — spesso facile, spesso volgare — dal piano delle opinioni a quello della persona. Quando il commento smette di misurarsi con ciò che è stato scritto e comincia invece a insinuare giudizi su chi scrive, il confronto si degrada. Non si cerca più di capire o di ribattere: si tenta di colpire. E in quel momento la discussione perde qualità, perde dignità, perde senso.
Non ho mai pensato che esprimere un’opinione significhi chiedere un’assoluzione, né tanto meno autorizzare chicchessia a trasformarsi in giudice della mia persona. Io metto in campo idee, valutazioni, convinzioni. A quelle si può replicare. A quelle si può opporre un pensiero diverso. Ma non accetto che il dibattito venga sostituito dall’attacco personale, dall’allusione gratuita, da quella sterile aggressività che non illumina nulla e non arricchisce nessuno.
È una deriva tanto diffusa quanto improduttiva. Di rado chi imbocca questa strada contribuisce davvero alla discussione. Più spesso ne abbassa il livello, ne disperde il valore, ne consuma inutilmente il tempo. E il tempo, soprattutto quando si scrive e si legge per confrontarsi, non dovrebbe essere sacrificato all’inconcludenza di chi non sa distinguere tra critica e insulto, tra dissenso e delegittimazione.
Per questa ragione la regola è semplice e non intendo derogarla: ogni opinione è ammessa, purché resti nel merito di ciò che viene detto. Il giudizio sulla persona, invece, non lo è. Non per suscettibilità, ma per igiene del confronto. Chi non è in grado di rispettare questo limite sceglie da sé di collocarsi fuori da ogni discussione seria, e sarà di conseguenza escluso.
Scrivere opinioni significa aprire uno spazio di parola, non offrire il fianco a una sommaria inquisizione personale. Chi ha qualcosa da dire, lo dica. Chi ha argomenti, li porti. Chi ha soltanto giudizi sulla persona, evidentemente non ha molto altro.
Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno

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