Reggio Calabria prova a rialzarsi: il progetto, la sfida, la candidatura
Da Reggio Futura un programma che mette insieme rigenerazione urbana, decoro, efficienza energetica e lavoro. Scopelliti dà struttura politica all’iniziativa, Cannizzaro la trasforma in impegno di governo. Confindustria e Ance offrono il supporto tecnico e produttivo.
L'Editoriale di Luigi Palamara
Le città si riconoscono da come abitano il proprio tempo. Reggio Calabria, oggi, ha davanti una scelta netta: continuare a vivere di rimpianti oppure provare a rimettere in ordine il proprio presente. L’iniziativa promossa da Reggio Futura nei saloni di Confindustria ha avuto il merito di riportare il dibattito su un terreno serio: non la polemica, ma il progetto; non la nostalgia, ma la proposta.
Il tema scelto, “Ri-Genera Reggio – La città che rinasce”, non è un dettaglio di campagna elettorale. È una questione centrale. Perché parlare di rigenerazione urbana significa parlare di decoro, di qualità della vita, di risparmio energetico, di mobilità, di sicurezza, di attrattività. In fondo, significa parlare di come una città decide di guardarsi allo specchio.
Domenico Vecchio, presidente di Confindustria Reggio Calabria, ha ricordato una verità semplice: questo territorio possiede risorse che molti altri non hanno. Il sole, il mare, l’energia, una posizione geografica straordinaria. Ma le potenzialità, da sole, non bastano. Hanno bisogno di una classe dirigente che sappia trasformarle in sviluppo. Ed è significativo che questo confronto sia partito proprio dalla casa degli industriali, quasi a dire che la rinascita di Reggio non può essere affidata soltanto alla politica, ma deve coinvolgere chi produce, investe e lavora.
Italo Palmara, presidente di Reggio Futura, ha dato alla giornata il tono politico più netto. Ha rivendicato una linea fondata su programmi, visioni, idee concrete, respingendo l’accusa di chi cerca di ridurre tutto a uno scontro ideologico o a una resa dei conti con il passato. Il punto del suo intervento è stato chiaro: una città si salva se qualcuno torna a pensarla e a progettarla. Da qui il senso del lavoro avviato da Reggio Futura, che dopo il progetto “Mille occupati, nessuno escluso” ha messo sul tavolo un secondo tassello programmatico, dedicato alla città fisica, alla sua immagine, alla sua funzionalità, alla sua capacità di tornare vivibile e competitiva.
Ma la vera architrave politica dell’iniziativa è stata senza dubbio Peppe Scopelliti. Il suo intervento ha avuto il peso di chi non si limita a sostenere una candidatura, ma prova a darle una struttura di pensiero e una direzione. Scopelliti ha ripreso una vecchia esperienza amministrativa, quella del rifacimento delle facciate con i fondi del Decreto Reggio, per trasformarla in una proposta nuova: non un semplice maquillage urbano, ma un piano capace di tenere insieme riqualificazione edilizia, decoro, efficientamento energetico, sostegno alle famiglie, accessibilità e rilancio economico.
In questo ragionamento c’è stata una delle intuizioni più interessanti della giornata: il “passaporto dell’edificio”, cioè un sistema di monitoraggio e accompagnamento degli immobili lungo il percorso di ristrutturazione. Non un intervento occasionale, dunque, ma una politica pubblica capace di durare nel tempo. Ed è stato ancora Scopelliti a indicare il punto decisivo: il progetto può diventare un modello pilota non soltanto per Reggio, ma per l’intera Calabria, se saprà intercettare risorse, strumenti e competenze.
A dare consistenza tecnica a questa visione hanno pensato Michele Laganà e Felice Iracà, presidente e direttore di ANCE Reggio Calabria. I loro interventi hanno spiegato che la rigenerazione urbana non coincide con il rifacimento di qualche facciata, ma è un processo più ampio, che riguarda il modo in cui una città si organizza, trattiene popolazione, migliora la qualità dell’abitare, affronta le sfide climatiche e si rende attrattiva. Hanno parlato di direttive europee, di efficienza energetica, di nuovi strumenti finanziari, di quartieri vulnerabili, di governance e di monitoraggio. In altre parole, hanno provato a trasformare una suggestione politica in un percorso praticabile.
Ma, come sempre, il punto decisivo arriva quando una proposta cerca una guida politica capace di farla diventare amministrazione. Ed è qui che si è collocato Francesco Cannizzaro, candidato a sindaco di Reggio Calabria.
Il suo intervento è stato il più atteso perché doveva compiere il passaggio più delicato: prendere un progetto, assumerlo e trasformarlo in un impegno. Cannizzaro lo ha fatto con chiarezza. Ha detto che il decoro urbano è già parte integrante del programma del centrodestra e che questa idea è stata immediatamente fatta propria. Ma soprattutto ha dato alla proposta una prospettiva operativa: ha parlato di fondi FSC, di risorse regionali, di programmazione, di possibili opere compensative legate al Ponte sullo Stretto, di somme già ottenute per l’area metropolitana, di interventi sul waterfront e sul sistema dei lungomari.
Il punto politico del suo discorso è stato semplice e forte: Reggio è bellissima, ma è stata imbruttita. È una frase che contiene insieme orgoglio e accusa, amore per la città e denuncia del suo degrado. E Cannizzaro ha costruito su questa idea la sua immagine di candidato: non soltanto uomo di partito, ma figura chiamata a rimettere in movimento la macchina amministrativa, a cercare risorse, a coinvolgere competenze, a passare finalmente dai tavoli alle decisioni.
In questo senso, la sua candidatura esce rafforzata dall’iniziativa. Perché oggi Francesco Cannizzaro non è apparso come il semplice destinatario di una piattaforma elaborata da altri, ma come il punto di raccordo fra il progetto di Reggio Futura, la visione politica di Peppe Scopelliti, il contributo del mondo produttivo e il supporto tecnico di ANCE. È qui la sua forza: proporsi come interprete di una filiera completa, capace di unire consenso, relazioni istituzionali, progettazione e finanziamento.
Accanto a lui, la figura di Peppe Scopelliti resta centrale. Non soltanto per il passato amministrativo che continua a evocare, ma per il ruolo che oggi sembra voler assumere: quello di regista politico di una proposta che mira a riportare Reggio dentro una stagione di ambizione. Se Cannizzaro è il volto della candidatura, Scopelliti è il motore della costruzione politica che la sostiene.
Alla fine, però, non saranno i convegni a decidere se Reggio rinascerà. Lo diranno i fatti. Lo diranno i cantieri, i bandi, le risorse trovate, le case riqualificate, i quartieri restituiti al decoro, i giovani trattenuti, le famiglie aiutate. Lo dirà, soprattutto, la capacità di trasformare una bella parola come “rigenerazione” in un’esperienza concreta per chi vive ogni giorno questa città.
Ma qualcosa, oggi, si è visto con sufficiente nettezza. Reggio Futura ha messo sul tavolo un programma. Peppe Scopelliti gli ha dato una cornice politica. Francesco Cannizzaro lo ha assunto come parte della propria proposta di governo. E attorno a questa traiettoria si è raccolto un pezzo importante della città che produce, progetta e pensa.
Adesso la parola passa ai cittadini. Perché il futuro di Reggio, come sempre, non si gioca nelle dichiarazioni. Si gioca nella scelta di chi dovrà avere la forza, la credibilità e la responsabilità di trasformarle in realtà.
Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno
@luigi.palamara Reggio Calabria prova a rialzarsi: il progetto, la sfida, la candidatura Da Reggio Futura un programma che mette insieme rigenerazione urbana, decoro, efficienza energetica e lavoro. Scopelliti dà struttura politica all’iniziativa, Cannizzaro la trasforma in impegno di governo. Confindustria e Ance offrono il supporto tecnico e produttivo. L'Editoriale di Luigi Palamara  Le città si riconoscono da come abitano il proprio tempo. Reggio Calabria, oggi, ha davanti una scelta netta: continuare a vivere di rimpianti oppure provare a rimettere in ordine il proprio presente. L’iniziativa promossa da Reggio Futura nei saloni di Confindustria ha avuto il merito di riportare il dibattito su un terreno serio: non la polemica, ma il progetto; non la nostalgia, ma la proposta. Il tema scelto, “Ri-Genera Reggio – La città che rinasce”, non è un dettaglio di campagna elettorale. È una questione centrale. Perché parlare di rigenerazione urbana significa parlare di decoro, di qualità della vita, di risparmio energetico, di mobilità, di sicurezza, di attrattività. In fondo, significa parlare di come una città decide di guardarsi allo specchio. Domenico Vecchio, presidente di Confindustria Reggio Calabria, ha ricordato una verità semplice: questo territorio possiede risorse che molti altri non hanno. Il sole, il mare, l’energia, una posizione geografica straordinaria. Ma le potenzialità, da sole, non bastano. Hanno bisogno di una classe dirigente che sappia trasformarle in sviluppo. Ed è significativo che questo confronto sia partito proprio dalla casa degli industriali, quasi a dire che la rinascita di Reggio non può essere affidata soltanto alla politica, ma deve coinvolgere chi produce, investe e lavora. Italo Palmara, presidente di Reggio Futura, ha dato alla giornata il tono politico più netto. Ha rivendicato una linea fondata su programmi, visioni, idee concrete, respingendo l’accusa di chi cerca di ridurre tutto a uno scontro ideologico o a una resa dei conti con il passato. Il punto del suo intervento è stato chiaro: una città si salva se qualcuno torna a pensarla e a progettarla. Da qui il senso del lavoro avviato da Reggio Futura, che dopo il progetto “Mille occupati, nessuno escluso” ha messo sul tavolo un secondo tassello programmatico, dedicato alla città fisica, alla sua immagine, alla sua funzionalità, alla sua capacità di tornare vivibile e competitiva. Ma la vera architrave politica dell’iniziativa è stata senza dubbio Peppe Scopelliti. Il suo intervento ha avuto il peso di chi non si limita a sostenere una candidatura, ma prova a darle una struttura di pensiero e una direzione. Scopelliti ha ripreso una vecchia esperienza amministrativa, quella del rifacimento delle facciate con i fondi del Decreto Reggio, per trasformarla in una proposta nuova: non un semplice maquillage urbano, ma un piano capace di tenere insieme riqualificazione edilizia, decoro, efficientamento energetico, sostegno alle famiglie, accessibilità e rilancio economico. In questo ragionamento c’è stata una delle intuizioni più interessanti della giornata: il “passaporto dell’edificio”, cioè un sistema di monitoraggio e accompagnamento degli immobili lungo il percorso di ristrutturazione. Non un intervento occasionale, dunque, ma una politica pubblica capace di durare nel tempo. Ed è stato ancora Scopelliti a indicare il punto decisivo: il progetto può diventare un modello pilota non soltanto per Reggio, ma per l’intera Calabria, se saprà intercettare risorse, strumenti e competenze. A dare consistenza tecnica a questa visione hanno pensato Michele Laganà e Felice Iracà, presidente e direttore di ANCE Reggio Calabria. I loro interventi hanno spiegato che la rigenerazione urbana Articolo completo su CartaStraccia.News
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