LO SCIACALLAGGIO DELL'ANIMA
Non più idee ma autopsie morali: la deriva di una politica che smette di contestare i programmi per frugare nel cuore delle persone e nei loro valori più intimi.
L'Editoriale di Luigi Palamara
Quando la polemica abbandona la piazza per violare il sacrario dei sentimenti e degli affetti, la democrazia smette di discutere e inizia a marcire. Chi usa i valori personali come un’arma non sta facendo battaglia civile: sta solo mettendo a nudo la propria miseria, dimenticando che il fango lanciato oggi è destinato a tornare indietro.
L'Editoriale di Luigi Palamara
Ci sono scorrettezze che in campagna elettorale vengono spacciate per vivacità democratica. Non lo sono. Sono il segno, piuttosto, di una democrazia che smette di discutere e comincia a marcire.
Da troppo tempo la politica, invece di misurarsi sulle idee, sui programmi, sulle responsabilità, si trastulla con la dignità delle persone. Non combatte l’avversario: lo fruga. Non contesta ciò che dice: rovista in ciò che è. E quando la critica abbandona il terreno pubblico per infilarsi nelle stanze private, nella famiglia, negli affetti, nei valori personali, essa non è più critica. È miseria.
A tutto esiste un limite. Anche alla polemica. Anche alla durezza del giudizio. Lo dico senza ipocrisia: chi scrive non ha mai avuto simpatia per le parole tiepide, né per le carezze obbligatorie. La critica può essere severa, persino spietata. Ma deve restare critica. Deve colpire le scelte, gli atti, le idee, le responsabilità pubbliche. Non la dignità della persona. Non la famiglia. Non ciò che appartiene alla sfera più intima dell’essere umano.
Chi crede di demolire un candidato insultandone il privato ottiene spesso l’effetto contrario. Rafforza la convinzione di chi ha scelto. Perché mostra, più di mille comizi, da che parte stiano la misura e da che parte stia il rancore. Chi mortifica senza limite, senza rispetto e senza decenza, non indebolisce l’avversario: si denuda da solo.
Toccare i valori di una persona non è esprimere un’opinione. È salire su un pulpito che nessuno ha concesso. È puntare il dito come giudici improvvisati, senza avere né il titolo né la statura morale per farlo. E quando la politica diventa questo, quando il privato viene trasformato in una bandiera da sventolare contro qualcuno, allora non siamo più davanti alla democrazia. Siamo davanti al suo contrario.
Oggi tocca a lui. Domani può toccare a te. È questa la regola feroce delle campagne senza dignità: prima si applaude al fango lanciato contro l’altro, poi ci si stupisce quando quel fango torna indietro.
Questa non è politica. Non è passione civile. Non è battaglia democratica.
È soltanto miseria umana.
E da questa miseria, con nettezza, prendo le distanze.
Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno

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