PASSAPAROLA. "ASCOLTARE LA VOCE DELLA COSCIENZA"
Ma qual è veramente la voce della coscienza? Come ascoltarla e come riconoscerla?
Una bella domanda, alla quale non è poi così facile rispondere. Infatti, perché sia veramente la voce della coscienza, c’è bisogno, in ciascuno di noi, di un serio lavoro formativo, per poter scoprire la luce e la sapienza di cui abbiamo bisogno. Dobbiamo attingerle, infatti, sia dal confronto umile e dialettico con le nostre altre facoltà, ma soprattutto dall’ascolto attento e orante della Parola di Dio.
Sappiamo infatti che Dio parla sempre, in vari modi, al nostro cuore e alla nostra coscienza; ma, e forse tanti di voi ne hanno fatto esperienza, ci sono momenti privilegiati nella nostra vita nei quali la presenza di Dio è certamente più profonda, e quindi più trasformante e più formativa.
L’ascolto assiduo e approfondito della Parola di Dio in comunità, magari attraverso una lectio divina, o anche l’esperienza assidua e fedele dei sacramenti, soprattutto dell’Eucaristia, nei quali Gesù stesso, presente nella comunità, diventa per noi fonte di luce e di verità: vera fonte emozionante e luminosa di orientamenti e di realtà profonde.
Una vera e continua fonte di quella sapienza che i mistici chiamano “claritas”, ossia una conoscenza sapienziale che sgorga direttamente dalla fonte ricca di acqua fresca e pura, che è Gesù in mezzo alle comunità riunite nel Suo Nome.
Con certezza, più ci sforziamo di amare e quindi di vivere la comunione con i fratelli, più forte e più potente sarà la voce della nostra coscienza, sovrastando tutte le altre.
Sì! Il cammino dell’amore in comunità, mentre ci fa crescere nelle virtù e nei valori, accresce in noi la sapienza e i criteri per riconoscere e ascoltare la voce della coscienza.
E adesso permettetemi un po’ di ricordi dell’infanzia, vissuti durante le vacanze nelle bellissime montagne del mio paese, Bultei, tra “pinnetos e funtanas comente su Labiolaju, su Tassu e a sa Rena”, bevendo da esse acqua freschissima con le mani a forma di conchiglia: una vera sensazione di bere alle fonti del Paradiso.
Un’innocente sensazione che, da quelle fontane, Dio stesso inondasse di amore e di sapienza la nostra coscienza e i nostri cuori; una sensazione innocente, mai dimenticata, che, mentre il mormorio dell’acqua ci dissetava, era Dio stesso che ci parlava.
Anche oggi, quante fontane di sapienza, non solo in chiesa, ma nel mondo e nei cuori: avviciniamoci pieni d’incanto per ascoltare e bere con avidità. Gesù non vede l’ora di dissetarci e di parlarci, rimanendo sempre al centro, come nel Cenacolo dopo la Risurrezione, e trasformando così i nostri cuori.
Ah! Dimenticavo: Lui non ha bisogno di chiavi per entrare...!
Don Nino Carta
21.4.2026

0 Commenti
LASCIA IL TUO COMMENTO. La tua opinione è importante.