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“Carta Straccia”, nel nome la provocazione, nel contenuto la sostanza. Leggetelo. Non per abitudine, ma per scelta.

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Un bacio sul lungomare più bello d'Italia.

Un bacio sul lungomare più bello d'Italia.

Di Luigi Palamara 


Sul lungomare, in quel giorno di primavera, il mare aveva un respiro quieto, e il cielo era così terso che pareva non dovesse finire mai. Reggio Calabria si distendeva nella luce come una città antica e giovane insieme, con la sua bellezza esposta al sole e alla brezza, mentre la gente passava senza fermarsi, ciascuno dietro i propri pensieri, alle proprie faccende, ai piccoli affanni della giornata.

Tra quella folla distratta, loro due erano come appartati, sebbene in mezzo a tutti. Camminavano vicini, con quel silenzio che soltanto gli innamorati sanno riempire, e pareva che il mondo intorno si allontanasse, diventando cosa lieve, quasi estranea. Non avevano bisogno di molte parole. Bastava il modo in cui si guardavano, come se ciascuno cercasse nell’altro qualcosa di già conosciuto e tuttavia sempre nuovo, qualcosa che somigliava a una promessa e a un ricordo insieme.

Si fermarono sotto il sole chiaro del mezzogiorno. Dietro di loro il mare scintillava, e nell’aria passava quel vento leggero che viene dallo Stretto e tocca appena le cose, come per non disturbarle. In quell’istante, il tempo sembrò raccogliersi tutto in un punto solo: nel loro sorriso, nella vicinanza dei volti, nel tremore quasi impercettibile di chi sa che la felicità è breve proprio perché è vera.

Lei sollevò lo smartphone, come si fa oggi per trattenere un momento che già fugge. E mentre l’immagine si componeva sullo schermo, si baciarono. Fu un gesto semplice, senza enfasi, ma pieno di quel mistero che accompagna ogni amore giovane: il desiderio di fermare l’eterno in un attimo, di dare durata a ciò che per sua natura passa. Le loro labbra si sfiorarono, e con quel bacio parve che anche le anime, per un momento, si riconoscessero immortali.

Il telefono custodì quell’immagine. Ma più ancora la custodì il cuore, che sa ricordare anche quando la memoria degli oggetti si perde. Intorno, la vita continuava: il passo dei passanti, il rombo lontano di una moto, le voci sparse, il sole sulle pietre bianche del lungomare. Nessuno si accorse davvero di loro, o forse sì, ma senza capire. Perché certi attimi non appartengono al mondo: restano chiusi nel cerchio invisibile di due persone.

Poi, come accade sempre, venne il momento di riprendere la strada. La vita, che non si lascia mai fermare, li chiamò ciascuno al proprio cammino. E quel bacio rimase sospeso tra ciò che era stato e ciò che ancora doveva accadere: una piccola traccia d’amore lasciata sotto il cielo azzurro di Reggio Calabria, un segno lieve e tenace, come il profumo del mare sulle mani.

La brezza marina passò ancora, sfiorò i loro capelli, le panchine, le palme, il selciato caldo di luce, e parve portare via quell’attimo. Ma non lo portò via davvero. Lo sparse soltanto nell’aria, perché restasse, invisibile, sopra il lungomare più bello d’Italia, confuso alle voci del giorno e al respiro del mare, come tutte le cose che finiscono e proprio per questo non si dimenticano.

Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno 

@luigi.palamara Un bacio sul lungomare più bello d'Italia. Di Luigi Palamara  Sul lungomare, in quel giorno di primavera, il mare aveva un respiro quieto, e il cielo era così terso che pareva non dovesse finire mai. Reggio Calabria si distendeva nella luce come una città antica e giovane insieme, con la sua bellezza esposta al sole e alla brezza, mentre la gente passava senza fermarsi, ciascuno dietro i propri pensieri, alle proprie faccende, ai piccoli affanni della giornata. Tra quella folla distratta, loro due erano come appartati, sebbene in mezzo a tutti. Camminavano vicini, con quel silenzio che soltanto gli innamorati sanno riempire, e pareva che il mondo intorno si allontanasse, diventando cosa lieve, quasi estranea. Non avevano bisogno di molte parole. Bastava il modo in cui si guardavano, come se ciascuno cercasse nell’altro qualcosa di già conosciuto e tuttavia sempre nuovo, qualcosa che somigliava a una promessa e a un ricordo insieme. Si fermarono sotto il sole chiaro del mezzogiorno. Dietro di loro il mare scintillava, e nell’aria passava quel vento leggero che viene dallo Stretto e tocca appena le cose, come per non disturbarle. In quell’istante, il tempo sembrò raccogliersi tutto in un punto solo: nel loro sorriso, nella vicinanza dei volti, nel tremore quasi impercettibile di chi sa che la felicità è breve proprio perché è vera. Lei sollevò lo smartphone, come si fa oggi per trattenere un momento che già fugge. E mentre l’immagine si componeva sullo schermo, si baciarono. Fu un gesto semplice, senza enfasi, ma pieno di quel mistero che accompagna ogni amore giovane: il desiderio di fermare l’eterno in un attimo, di dare durata a ciò che per sua natura passa. Le loro labbra si sfiorarono, e con quel bacio parve che anche le anime, per un momento, si riconoscessero immortali. Il telefono custodì quell’immagine. Ma più ancora la custodì il cuore, che sa ricordare anche quando la memoria degli oggetti si perde. Intorno, la vita continuava: il passo dei passanti, il rombo lontano di una moto, le voci sparse, il sole sulle pietre bianche del lungomare. Nessuno si accorse davvero di loro, o forse sì, ma senza capire. Perché certi attimi non appartengono al mondo: restano chiusi nel cerchio invisibile di due persone. Poi, come accade sempre, venne il momento di riprendere la strada. La vita, che non si lascia mai fermare, li chiamò ciascuno al proprio cammino. E quel bacio rimase sospeso tra ciò che era stato e ciò che ancora doveva accadere: una piccola traccia d’amore lasciata sotto il cielo azzurro di Reggio Calabria, un segno lieve e tenace, come il profumo del mare sulle mani. La brezza marina passò ancora, sfiorò i loro capelli, le panchine, le palme, il selciato caldo di luce, e parve portare via quell’attimo. Ma non lo portò via davvero. Lo sparse soltanto nell’aria, perché restasse, invisibile, sopra il lungomare più bello d’Italia, confuso alle voci del giorno e al respiro del mare, come tutte le cose che finiscono e proprio per questo non si dimenticano. Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno  #bacio #lungomare #reggiocalabria #luigipalamara ♬ audio originale - Luigi Palamara

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