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La Lega a Reggio Calabria presenta la sua lista davanti a Matteo Salvini.

La Lega a Reggio Calabria presenta la sua lista davanti a Matteo Salvini

Lega a Reggio, non è più un "corpo estraneo": Mattiani riempie la sala e Salvini promette i miliardi. Basterà la lista dei "volti nuovi" per scardinare il sospetto dei reggini?

L'Editoriale di Luigi Palamara 

Ad alcune città la politica promette sempre qualcosa. Reggio Calabria è una di queste.

Le hanno promesso il riscatto, il futuro, il Mediterraneo, il lavoro, le strade, i treni, il Ponte. Parole grandi, qualche volta troppo grandi per strade dove i cassonetti traboccano, l'acqua in casa non arriva, i giovani preparano una valigia e le periferie aspettano ancora che qualcuno si ricordi di loro.

Matteo Salvini è venuto a Reggio per sostenere Francesco Cannizzaro, candidato sindaco del centrodestra, e per presentare la lista della Lega. Ha parlato del Ponte sullo Stretto, della Statale 106, dell’alta velocità, dell’aeroporto, del porto di Gioia Tauro, dell’A2. Ha detto che per la Calabria si sta facendo qualcosa di storico. Poi ha usato un’espressione semplice, di quelle che si capiscono senza traduzione: con Cannizzaro sindaco, bisognerà “aprire il portafoglio”.

È una frase efficace. Ma Reggio, ormai, ha imparato che non basta aprire il portafoglio. Bisogna vedere che cosa c’è dentro. Bisogna sapere dove si spendono i soldi, chi controlla, quali opere partono davvero, quali finiscono e quali restano nei comunicati stampa.

La politica, spesso, ama le fotografie. La Sala Monteleone piena, a Palazzo Campanella, è stata una fotografia importante. Non risolve un problema, non pulisce una strada, non crea un posto di lavoro. Però dice qualcosa: la Lega a Reggio non è più soltanto un simbolo arrivato da lontano. Ha trovato gambe, volti, candidati, militanti. Ha trovato un’organizzazione.

Questo è, prima di tutto, il lavoro di Giuseppe Mattiani. Un lavoro meno rumoroso di un comizio, ma forse più utile. Mattiani ha costruito una lista, ha cucito rapporti, ha dato al partito una presenza territoriale. In una terra dove la Lega per anni è stata guardata con sospetto, non era un risultato scontato.

La politica vera, del resto, non vive solo di capi nazionali e di applausi. Vive anche di chi apre una sede, ascolta un quartiere, convince un candidato, tiene insieme ambizioni diverse, impedisce a una lista di diventare una somma di solitudini. Una sala piena non è una vittoria. Ma è un segnale.

Il centro della partita, però, resta Francesco Cannizzaro.

La sua candidatura viene presentata come una grande opportunità di cambiamento. Lui dice di conoscere Reggio, di non avere la bacchetta magica, di voler lavorare con passione e sacrificio. Fa bene a diffidare delle bacchette magiche: in politica, spesso, spariscono insieme ai programmi il giorno dopo le elezioni.

Reggio Calabria non ha bisogno di un salvatore. Ha bisogno di un sindaco.
Uno che sappia andare a Roma senza dimenticare Arghillà. Che parli del Ponte senza ignorare la spazzatura. Che discuta di alta velocità senza perdere di vista i trasporti urbani. Che sogni il Mediterraneo, ma sappia anche rispondere a un cittadino che aspetta un servizio essenziale.

Perché Reggio non è solo il Lungomare. È anche la sua area metropolitana, i paesi che si svuotano, le coste ferite, l’Aspromonte, le imprese che resistono, i ragazzi che cercano una ragione per restare. Un sindaco metropolitano non può guardare soltanto il centro. Deve tenere insieme ciò che per troppo tempo è rimasto diviso.

Il Ponte sullo Stretto è il grande simbolo di questa campagna. Entusiasma alcuni, irrita altri, divide quasi tutti. Ma la domanda vera non è se il Ponte sia grande. La domanda è se sarà utile a Reggio Calabria. Un’opera pubblica non è buona perché è imponente. È buona se migliora la vita delle persone, se porta lavoro vero, se si collega alle strade, ai treni, al porto, all’aeroporto, ai servizi.

Altrimenti diventa un monumento alla retorica.

Francesco Cannizzaro sembra voler giocare la sua sfida su questo terreno: portare Reggio Calabria dentro le decisioni che contano, recuperare risorse, presentare progetti, pretendere opere compensative, battere i pugni quando serve. È un programma ambizioso. Ma la città conosce bene la distanza tra un finanziamento annunciato e un cantiere aperto, tra una promessa e una delibera, tra una conferenza stampa e un’opera finita.

La filiera politica può aiutare. Un ministro, un governo amico, un deputato radicato, una lista organizzata: tutto può servire. Ma lo Stato non dovrebbe funzionare a colori politici. I diritti di una città non dovrebbero dipendere da chi vince le elezioni. Semmai, un’amministrazione capace può fare la differenza perché prepara i progetti, non perde i bandi, controlla i tempi, spende bene le risorse.

È lì che si misura la politica. Non nella serata degli applausi, ma nel lunedì mattina. Negli uffici comunali. Nei cantieri. Nelle scuole. Nei quartieri. Nella raccolta dei rifiuti. Nei servizi che funzionano o non funzionano.

Mattiani ha mostrato una Lega organizzata. Salvini ha messo sul tavolo il peso del governo e la promessa del portafoglio. Cannizzaro chiede ai cittadini di affidargli la vera rinascita e cambiamento.

Adesso viene la parte più difficile: dimostrare che non era soltanto una bella serata elettorale.

Reggio Calabria è una città che ha ricevuto molte promesse e pochi risarcimenti. Ha una bellezza che potrebbe renderla ricca e una fragilità che la rende inquieta. Non chiede miracoli. Chiede normalità. Una strada pulita e senza buche. L'acqua alle case. Un’opera che comincia e finisce. Un’amministrazione che risponde. Un giovane che non sia costretto a partire.

Le città, alla fine, non vivono nei titoli dei giornali. Vivono nella pazienza dei loro abitanti.

E la pazienza, anche a Reggio, non è infinita.

Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno

@luigi.palamara

La Lega a Reggio Calabria presenta la sua lista davanti a Matteo Salvini Lega a Reggio, non è più un "corpo estraneo": Mattiani riempie la sala e Salvini promette i miliardi. Basterà la lista dei "volti nuovi" per scardinare il sospetto dei reggini? L'Editoriale di Luigi Palamara   Ad alcune città la politica promette sempre qualcosa. Reggio Calabria è una di queste. Le hanno promesso il riscatto, il futuro, il Mediterraneo, il lavoro, le strade, i treni, il Ponte. Parole grandi, qualche volta troppo grandi per strade dove i cassonetti traboccano, l'acqua in casa non arriva, i giovani preparano una valigia e le periferie aspettano ancora che qualcuno si ricordi di loro. Matteo Salvini è venuto a Reggio per sostenere Francesco Cannizzaro, candidato sindaco del centrodestra, e per presentare la lista della Lega. Ha parlato del Ponte sullo Stretto, della Statale 106, dell’alta velocità, dell’aeroporto, del porto di Gioia Tauro, dell’A2. Ha detto che per la Calabria si sta facendo qualcosa di storico. Poi ha usato un’espressione semplice, di quelle che si capiscono senza traduzione: con Cannizzaro sindaco, bisognerà “aprire il portafoglio”. È una frase efficace. Ma Reggio, ormai, ha imparato che non basta aprire il portafoglio. Bisogna vedere che cosa c’è dentro. Bisogna sapere dove si spendono i soldi, chi controlla, quali opere partono davvero, quali finiscono e quali restano nei comunicati stampa. La politica, spesso, ama le fotografie. La Sala Monteleone piena, a Palazzo Campanella, è stata una fotografia importante. Non risolve un problema, non pulisce una strada, non crea un posto di lavoro. Però dice qualcosa: la Lega a Reggio non è più soltanto un simbolo arrivato da lontano. Ha trovato gambe, volti, candidati, militanti. Ha trovato un’organizzazione. Questo è, prima di tutto, il lavoro di Giuseppe Mattiani. Un lavoro meno rumoroso di un comizio, ma forse più utile. Mattiani ha costruito una lista, ha cucito rapporti, ha dato al partito una presenza territoriale. In una terra dove la Lega per anni è stata guardata con sospetto, non era un risultato scontato. La politica vera, del resto, non vive solo di capi nazionali e di applausi. Vive anche di chi apre una sede, ascolta un quartiere, convince un candidato, tiene insieme ambizioni diverse, impedisce a una lista di diventare una somma di solitudini. Una sala piena non è una vittoria. Ma è un segnale. Il centro della partita, però, resta Francesco Cannizzaro. La sua candidatura viene presentata come una grande opportunità di cambiamento. Lui dice di conoscere Reggio, di non avere la bacchetta magica, di voler lavorare con passione e sacrificio. Fa bene a diffidare delle bacchette magiche: in politica, spesso, spariscono insieme ai programmi il giorno dopo le elezioni. Reggio Calabria non ha bisogno di un salvatore. Ha bisogno di un sindaco. Uno che sappia andare a Roma senza dimenticare Arghillà. Che parli del Ponte senza ignorare la spazzatura. Che discuta di alta velocità senza perdere di vista i trasporti urbani. Che sogni il Mediterraneo, ma sappia anche rispondere a un cittadino che aspetta un servizio essenziale. Perché Reggio non è solo il Lungomare. È anche la sua area metropolitana, i paesi che si svuotano, le coste ferite, l’Aspromonte, le imprese che resistono, i ragazzi che cercano una ragione per restare. Un sindaco metropolitano non può guardare soltanto il centro. Deve tenere insieme ciò che per troppo tempo è rimasto diviso. Il Ponte sullo Stretto è il grande simbolo di questa campagna. Entusiasma alcuni, irrita altri, divide quasi tutti. Ma la domanda vera non è se il Ponte sia grande. La domanda è se sarà utile a Reggio Calabria. Un’opera pubblica non è buona perché è imponente. È buona se migliora la vita delle persone, se porta lavoro vero, se si collega alle strade, ai treni, al porto, all’aeroporto, ai servizi. Altrimenti diventa un monumento alla retorica. Francesco Cannizzaro sembra voler giocare la sua sfida su questo terreno: p

♬ audio originale - Luigi Palamara
@luigi.palamara

Intervista al Ministro e Vicepremier Matteo Salvini. La Lega a Reggio Calabria presenta la sua lista davanti a Matteo Salvini Lega a Reggio, non è più un "corpo estraneo": Mattiani riempie la sala e Salvini promette i miliardi. Basterà la lista dei "volti nuovi" per scardinare il sospetto dei reggini? L'Editoriale di Luigi Palamara   Ad alcune città la politica promette sempre qualcosa. Reggio Calabria è una di queste. Le hanno promesso il riscatto, il futuro, il Mediterraneo, il lavoro, le strade, i treni, il Ponte. Parole grandi, qualche volta troppo grandi per strade dove i cassonetti traboccano, l'acqua in casa non arriva, i giovani preparano una valigia e le periferie aspettano ancora che qualcuno si ricordi di loro. Matteo Salvini è venuto a Reggio per sostenere Francesco Cannizzaro, candidato sindaco del centrodestra, e per presentare la lista della Lega. Ha parlato del Ponte sullo Stretto, della Statale 106, dell’alta velocità, dell’aeroporto, del porto di Gioia Tauro, dell’A2. Ha detto che per la Calabria si sta facendo qualcosa di storico. Poi ha usato un’espressione semplice, di quelle che si capiscono senza traduzione: con Cannizzaro sindaco, bisognerà “aprire il portafoglio”. È una frase efficace. Ma Reggio, ormai, ha imparato che non basta aprire il portafoglio. Bisogna vedere che cosa c’è dentro. Bisogna sapere dove si spendono i soldi, chi controlla, quali opere partono davvero, quali finiscono e quali restano nei comunicati stampa. La politica, spesso, ama le fotografie. La Sala Monteleone piena, a Palazzo Campanella, è stata una fotografia importante. Non risolve un problema, non pulisce una strada, non crea un posto di lavoro. Però dice qualcosa: la Lega a Reggio non è più soltanto un simbolo arrivato da lontano. Ha trovato gambe, volti, candidati, militanti. Ha trovato un’organizzazione. Questo è, prima di tutto, il lavoro di Giuseppe Mattiani. Un lavoro meno rumoroso di un comizio, ma forse più utile. Mattiani ha costruito una lista, ha cucito rapporti, ha dato al partito una presenza territoriale. In una terra dove la Lega per anni è stata guardata con sospetto, non era un risultato scontato. La politica vera, del resto, non vive solo di capi nazionali e di applausi. Vive anche di chi apre una sede, ascolta un quartiere, convince un candidato, tiene insieme ambizioni diverse, impedisce a una lista di diventare una somma di solitudini. Una sala piena non è una vittoria. Ma è un segnale. Il centro della partita, però, resta Francesco Cannizzaro. La sua candidatura viene presentata come una grande opportunità di cambiamento. Lui dice di conoscere Reggio, di non avere la bacchetta magica, di voler lavorare con passione e sacrificio. Fa bene a diffidare delle bacchette magiche: in politica, spesso, spariscono insieme ai programmi il giorno dopo le elezioni. Reggio Calabria non ha bisogno di un salvatore. Ha bisogno di un sindaco. Uno che sappia andare a Roma senza dimenticare Arghillà. Che parli del Ponte senza ignorare la spazzatura. Che discuta di alta velocità senza perdere di vista i trasporti urbani. Che sogni il Mediterraneo, ma sappia anche rispondere a un cittadino che aspetta un servizio essenziale. Perché Reggio non è solo il Lungomare. È anche la sua area metropolitana, i paesi che si svuotano, le coste ferite, l’Aspromonte, le imprese che resistono, i ragazzi che cercano una ragione per restare. Un sindaco metropolitano non può guardare soltanto il centro. Deve tenere insieme ciò che per troppo tempo è rimasto diviso. Il Ponte sullo Stretto è il grande simbolo di questa campagna. Entusiasma alcuni, irrita altri, divide quasi tutti. Ma la domanda vera non è se il Ponte sia grande. La domanda è se sarà utile a Reggio Calabria. Un’opera pubblica non è buona perché è imponente. È buona se migliora la vita delle persone, se porta lavoro vero, se si collega alle strade, ai treni, al porto, all’aeroporto, ai servizi. Altrimenti diventa un monumento alla retorica.

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Intervista a Giuseppe Mattiani Consigliere Regionale della Lega e coordinatore Provinciale. La Lega a Reggio Calabria presenta la sua lista davanti a Matteo Salvini Lega a Reggio, non è più un "corpo estraneo": Mattiani riempie la sala e Salvini promette i miliardi. Basterà la lista dei "volti nuovi" per scardinare il sospetto dei reggini? L'Editoriale di Luigi Palamara   Ad alcune città la politica promette sempre qualcosa. Reggio Calabria è una di queste. Le hanno promesso il riscatto, il futuro, il Mediterraneo, il lavoro, le strade, i treni, il Ponte. Parole grandi, qualche volta troppo grandi per strade dove i cassonetti traboccano, l'acqua in casa non arriva, i giovani preparano una valigia e le periferie aspettano ancora che qualcuno si ricordi di loro. Matteo Salvini è venuto a Reggio per sostenere Francesco Cannizzaro, candidato sindaco del centrodestra, e per presentare la lista della Lega. Ha parlato del Ponte sullo Stretto, della Statale 106, dell’alta velocità, dell’aeroporto, del porto di Gioia Tauro, dell’A2. Ha detto che per la Calabria si sta facendo qualcosa di storico. Poi ha usato un’espressione semplice, di quelle che si capiscono senza traduzione: con Cannizzaro sindaco, bisognerà “aprire il portafoglio”. È una frase efficace. Ma Reggio, ormai, ha imparato che non basta aprire il portafoglio. Bisogna vedere che cosa c’è dentro. Bisogna sapere dove si spendono i soldi, chi controlla, quali opere partono davvero, quali finiscono e quali restano nei comunicati stampa. La politica, spesso, ama le fotografie. La Sala Monteleone piena, a Palazzo Campanella, è stata una fotografia importante. Non risolve un problema, non pulisce una strada, non crea un posto di lavoro. Però dice qualcosa: la Lega a Reggio non è più soltanto un simbolo arrivato da lontano. Ha trovato gambe, volti, candidati, militanti. Ha trovato un’organizzazione. Questo è, prima di tutto, il lavoro di Giuseppe Mattiani. Un lavoro meno rumoroso di un comizio, ma forse più utile. Mattiani ha costruito una lista, ha cucito rapporti, ha dato al partito una presenza territoriale. In una terra dove la Lega per anni è stata guardata con sospetto, non era un risultato scontato. La politica vera, del resto, non vive solo di capi nazionali e di applausi. Vive anche di chi apre una sede, ascolta un quartiere, convince un candidato, tiene insieme ambizioni diverse, impedisce a una lista di diventare una somma di solitudini. Una sala piena non è una vittoria. Ma è un segnale. Il centro della partita, però, resta Francesco Cannizzaro. La sua candidatura viene presentata come una grande opportunità di cambiamento. Lui dice di conoscere Reggio, di non avere la bacchetta magica, di voler lavorare con passione e sacrificio. Fa bene a diffidare delle bacchette magiche: in politica, spesso, spariscono insieme ai programmi il giorno dopo le elezioni. Reggio Calabria non ha bisogno di un salvatore. Ha bisogno di un sindaco. Uno che sappia andare a Roma senza dimenticare Arghillà. Che parli del Ponte senza ignorare la spazzatura. Che discuta di alta velocità senza perdere di vista i trasporti urbani. Che sogni il Mediterraneo, ma sappia anche rispondere a un cittadino che aspetta un servizio essenziale. Perché Reggio non è solo il Lungomare. È anche la sua area metropolitana, i paesi che si svuotano, le coste ferite, l’Aspromonte, le imprese che resistono, i ragazzi che cercano una ragione per restare. Un sindaco metropolitano non può guardare soltanto il centro. Deve tenere insieme ciò che per troppo tempo è rimasto diviso. Il Ponte sullo Stretto è il grande simbolo di questa campagna. Entusiasma alcuni, irrita altri, divide quasi tutti. Ma la domanda vera non è se il Ponte sia grande. La domanda è se sarà utile a Reggio Calabria. Un’opera pubblica non è buona perché è imponente. È buona se migliora la vita delle persone, se porta lavoro vero, se si collega alle strade, ai treni, al porto, all’aeroporto, ai servizi.

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Intervista a Nino Spirlì San Giorgio d’Oro 2026. La Lega a Reggio Calabria presenta la sua lista davanti a Matteo Salvini Lega a Reggio, non è più un "corpo estraneo": Mattiani riempie la sala e Salvini promette i miliardi. Basterà la lista dei "volti nuovi" per scardinare il sospetto dei reggini? L'Editoriale di Luigi Palamara   Ad alcune città la politica promette sempre qualcosa. Reggio Calabria è una di queste. Le hanno promesso il riscatto, il futuro, il Mediterraneo, il lavoro, le strade, i treni, il Ponte. Parole grandi, qualche volta troppo grandi per strade dove i cassonetti traboccano, l'acqua in casa non arriva, i giovani preparano una valigia e le periferie aspettano ancora che qualcuno si ricordi di loro. Matteo Salvini è venuto a Reggio per sostenere Francesco Cannizzaro, candidato sindaco del centrodestra, e per presentare la lista della Lega. Ha parlato del Ponte sullo Stretto, della Statale 106, dell’alta velocità, dell’aeroporto, del porto di Gioia Tauro, dell’A2. Ha detto che per la Calabria si sta facendo qualcosa di storico. Poi ha usato un’espressione semplice, di quelle che si capiscono senza traduzione: con Cannizzaro sindaco, bisognerà “aprire il portafoglio”. È una frase efficace. Ma Reggio, ormai, ha imparato che non basta aprire il portafoglio. Bisogna vedere che cosa c’è dentro. Bisogna sapere dove si spendono i soldi, chi controlla, quali opere partono davvero, quali finiscono e quali restano nei comunicati stampa. La politica, spesso, ama le fotografie. La Sala Monteleone piena, a Palazzo Campanella, è stata una fotografia importante. Non risolve un problema, non pulisce una strada, non crea un posto di lavoro. Però dice qualcosa: la Lega a Reggio non è più soltanto un simbolo arrivato da lontano. Ha trovato gambe, volti, candidati, militanti. Ha trovato un’organizzazione. Questo è, prima di tutto, il lavoro di Giuseppe Mattiani. Un lavoro meno rumoroso di un comizio, ma forse più utile. Mattiani ha costruito una lista, ha cucito rapporti, ha dato al partito una presenza territoriale. In una terra dove la Lega per anni è stata guardata con sospetto, non era un risultato scontato. La politica vera, del resto, non vive solo di capi nazionali e di applausi. Vive anche di chi apre una sede, ascolta un quartiere, convince un candidato, tiene insieme ambizioni diverse, impedisce a una lista di diventare una somma di solitudini. Una sala piena non è una vittoria. Ma è un segnale. Il centro della partita, però, resta Francesco Cannizzaro. La sua candidatura viene presentata come una grande opportunità di cambiamento. Lui dice di conoscere Reggio, di non avere la bacchetta magica, di voler lavorare con passione e sacrificio. Fa bene a diffidare delle bacchette magiche: in politica, spesso, spariscono insieme ai programmi il giorno dopo le elezioni. Reggio Calabria non ha bisogno di un salvatore. Ha bisogno di un sindaco. Uno che sappia andare a Roma senza dimenticare Arghillà. Che parli del Ponte senza ignorare la spazzatura. Che discuta di alta velocità senza perdere di vista i trasporti urbani. Che sogni il Mediterraneo, ma sappia anche rispondere a un cittadino che aspetta un servizio essenziale. Perché Reggio non è solo il Lungomare. È anche la sua area metropolitana, i paesi che si svuotano, le coste ferite, l’Aspromonte, le imprese che resistono, i ragazzi che cercano una ragione per restare. Un sindaco metropolitano non può guardare soltanto il centro. Deve tenere insieme ciò che per troppo tempo è rimasto diviso. Il Ponte sullo Stretto è il grande simbolo di questa campagna. Entusiasma alcuni, irrita altri, divide quasi tutti. Ma la domanda vera non è se il Ponte sia grande. La domanda è se sarà utile a Reggio Calabria. Un’opera pubblica non è buona perché è imponente. È buona se migliora la vita delle persone, se porta lavoro vero, se si collega alle strade, ai treni, al porto, all’aeroporto, ai servizi. Altrimenti diventa un monumento alla retorica.

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