IL CASO REGGIO CALABRIA. Mentre la campagna elettorale si perde nei soliti slogan da palcoscenico, la proposta di Luigi Catalano sulla "Proprietà Popolare" affronta il dramma abitativo senza consumare suolo, ma sbloccando l'invenduto.
IL COMUNE GARANTE, LA CASA AI CITTADINI: LA RIVOLUZIONE SEMPLICE CHE FA TREMARE I CUSTODI DELL’ASSISTENZIALISMO
Un’idea concreta che scavalca i veti delle banche e restituisce dignità alle famiglie escluse dal credito: ecco perché la candidatura di Catalano costringe la politica reggina a fare i conti con la realtà, preferendo un ragionamento utile al solito applauso facile.
L'Editoriale di Luigi Palamara
Ci sono idee che arrivano in campagna elettorale come fuochi d’artificio: fanno rumore, illuminano un istante e poi lasciano il buio di prima. E ci sono idee, invece, che non gridano, non si travestono da miracolo, non promettono il paradiso in terra. Stanno lì, nude, pratiche, quasi ostinate. E proprio per questo meritano attenzione.
La proposta di Luigi Catalano sulla proprietà popolare appartiene a questa seconda categoria.
In una città come Reggio Calabria, dove il tema della casa non è soltanto edilizia ma dignità, sicurezza familiare, futuro dei figli e radicamento sociale, Catalano mette il dito su una ferita vera: esistono famiglie che potrebbero pagare ogni mese una rata di 400 o 500 euro, ma restano prigioniere dell’affitto perché non hanno la “garanzia giusta” per ottenere un mutuo. Non perché siano irresponsabili. Non perché non vogliano costruirsi un futuro. Ma perché il sistema bancario, spesso, guarda più alla forma del contratto che alla sostanza della vita.
Qui si vede l’intuito politico.
Catalano non propone di consumare altro suolo, non immagina nuovi quartieri dormitorio, non invoca l’ennesimo cantiere pubblico destinato a ingrossare burocrazie, appalti e dipendenze. Guarda invece ciò che già esiste: gli immobili invenduti, le case ferme, il patrimonio bloccato, quella ricchezza muta che non serve a nessuno finché resta fuori dalla portata di chi ne avrebbe bisogno.
L’idea è semplice, e le idee semplici sono spesso le più rivoluzionarie: il Comune si fa garante per permettere alle famiglie escluse dal credito di accedere al mutuo. Non regala case. Non alimenta assistenzialismo. Non fabbrica illusioni. Crea una condizione perché chi può pagare, ma non può essere creduto dalla banca, venga finalmente messo nella condizione di farlo.
È qui che la proposta diventa politica nel senso più serio della parola: non distribuzione di favori, ma costruzione di possibilità.
La proprietà popolare, così come la racconta Catalano, non è solo un progetto abitativo. È una piccola architettura sociale. Rimette in moto il mercato locale, valorizza l’invenduto, sostiene famiglie, proprietari, professionisti, artigiani, commercianti. Fa circolare economia dentro il territorio invece di consegnarla ai grandi meccanismi impersonali che spesso passano, incassano e se ne vanno.
E soprattutto restituisce una parola quasi dimenticata: orgoglio.
L’orgoglio di un padre, di una madre, di una giovane coppia che può dire: “Questa casa è nostra”. Non è retorica. È psicologia sociale. È stabilità. È appartenenza. È la differenza tra pagare per tutta la vita il patrimonio altrui e cominciare, finalmente, a costruire il proprio.
Naturalmente, una proposta del genere va studiata, regolata, blindata nei criteri, protetta da abusi e improvvisazioni. Ma guai a liquidarla con sufficienza. Perché dentro c’è un’intuizione essenziale: la politica non deve sempre inventare il nuovo; a volte deve soltanto sbloccare ciò che esiste già.
Luigi Catalano, in questa intervista, mostra una qualità rara: non parla per slogan, ma per meccanismi concreti. Non promette una città immaginaria, indica una strada possibile per migliorare quella reale. E in tempi in cui molti candidati cercano applausi, lui propone un ragionamento.
Per questo la sua candidatura merita di essere presa seriamente in considerazione. Non per simpatia, non per appartenenza, non per automatismo di schieramento. Ma perché quando un candidato porta un’idea utile alla comunità, semplice nella forma e profonda negli effetti, il cittadino ha il dovere di ascoltare.
E magari, sì, anche di votarlo.
Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno
@luigi.palamara IL CASO REGGIO CALABRIA. Mentre la campagna elettorale si perde nei soliti slogan da palcoscenico, la proposta di Luigi Catalano sulla "Proprietà Popolare" affronta il dramma abitativo senza consumare suolo, ma sbloccando l'invenduto. IL COMUNE GARANTE, LA CASA AI CITTADINI: LA RIVOLUZIONE SEMPLICE CHE FA TREMARE I CUSTODI DELL’ASSISTENZIALISMO Un’idea concreta che scavalca i veti delle banche e restituisce dignità alle famiglie escluse dal credito: ecco perché la candidatura di Catalano costringe la politica reggina a fare i conti con la realtà, preferendo un ragionamento utile al solito applauso facile. L'Editoriale di Luigi Palamara Ci sono idee che arrivano in campagna elettorale come fuochi d’artificio: fanno rumore, illuminano un istante e poi lasciano il buio di prima. E ci sono idee, invece, che non gridano, non si travestono da miracolo, non promettono il paradiso in terra. Stanno lì, nude, pratiche, quasi ostinate. E proprio per questo meritano attenzione. La proposta di Luigi Catalano sulla proprietà popolare appartiene a questa seconda categoria. In una città come Reggio Calabria, dove il tema della casa non è soltanto edilizia ma dignità, sicurezza familiare, futuro dei figli e radicamento sociale, Catalano mette il dito su una ferita vera: esistono famiglie che potrebbero pagare ogni mese una rata di 400 o 500 euro, ma restano prigioniere dell’affitto perché non hanno la “garanzia giusta” per ottenere un mutuo. Non perché siano irresponsabili. Non perché non vogliano costruirsi un futuro. Ma perché il sistema bancario, spesso, guarda più alla forma del contratto che alla sostanza della vita. Qui si vede l’intuito politico. Catalano non propone di consumare altro suolo, non immagina nuovi quartieri dormitorio, non invoca l’ennesimo cantiere pubblico destinato a ingrossare burocrazie, appalti e dipendenze. Guarda invece ciò che già esiste: gli immobili invenduti, le case ferme, il patrimonio bloccato, quella ricchezza muta che non serve a nessuno finché resta fuori dalla portata di chi ne avrebbe bisogno. L’idea è semplice, e le idee semplici sono spesso le più rivoluzionarie: il Comune si fa garante per permettere alle famiglie escluse dal credito di accedere al mutuo. Non regala case. Non alimenta assistenzialismo. Non fabbrica illusioni. Crea una condizione perché chi può pagare, ma non può essere creduto dalla banca, venga finalmente messo nella condizione di farlo. È qui che la proposta diventa politica nel senso più serio della parola: non distribuzione di favori, ma costruzione di possibilità. La proprietà popolare, così come la racconta Catalano, non è solo un progetto abitativo. È una piccola architettura sociale. Rimette in moto il mercato locale, valorizza l’invenduto, sostiene famiglie, proprietari, professionisti, artigiani, commercianti. Fa circolare economia dentro il territorio invece di consegnarla ai grandi meccanismi impersonali che spesso passano, incassano e se ne vanno. E soprattutto restituisce una parola quasi dimenticata: orgoglio. L’orgoglio di un padre, di una madre, di una giovane coppia che può dire: “Questa casa è nostra”. Non è retorica. È psicologia sociale. È stabilità. È appartenenza. È la differenza tra pagare per tutta la vita il patrimonio altrui e cominciare, finalmente, a costruire il proprio. Naturalmente, una proposta del genere va studiata, regolata, blindata nei criteri, protetta da abusi e improvvisazioni. Ma guai a liquidarla con sufficienza. Perché dentro c’è un’intuizione essenziale: la politica non deve sempre inventare il nuovo; a volte deve soltanto sbloccare ciò che esiste già. Luigi Catalano, in questa intervista, mostra una qualità rara: non parla per slogan, ma per meccanismi concreti. Non promette una città immaginaria, indica una strada possibile per migliorare quella reale. E in tempi in cui molti candidati cercano applausi, lui propone un ragionamento. Articolo completo su: www.cartastraccia.news
♬ audio originale - Luigi Palamara
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