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PASSAPAROLA. “ASCOLTARE LA VOCE DELLA COSCIENZA”

PASSAPAROLA. “ASCOLTARE LA VOCE DELLA COSCIENZA”


Mi piace tantissimo questa frase: “Dio ha inventato il sussurro per salvare l’ascolto; la voce di Dio, infatti, più che tromba tonante è… brezza soave”.

E nel chiasso e nei rumori di una modernità scomposta e tante volte vuota, sembra che la voce di Dio scompaia proprio perché Lui è il Dio del “sottovoce”, del sussurro, del bisbiglio della coscienza. Così, tante volte, riusciamo ad ascoltarlo solo con le orecchie del cuore e dell’amore.

Ricordate la sapienza del giovane Salomone, quando pregava e chiedeva a Dio di donargli un cuore capace di ascoltare?

Penso che anche per noi un cuore così “ascoltante” sia veramente un dono immenso, perché significa fare spazio alla voce di Dio dentro di noi e… non solo.

Per caso ho scoperto che la parola “sordo” ha la stessa radice della parola “assurdo”: proprio così!

Quando, infatti, non sentiamo, non vogliamo sentire o non vogliamo ascoltare, diventiamo sordi non solo alla voce di Dio, ma anche alla vita intorno a noi, alla voce degli altri, alle grida dei poveri, della natura e di tutto quello che ci circonda. Così precipitiamo nell’assurdo e nel non-senso di una vita solitaria, che ascolta solo se stessa, isolandosi da tutto e da tutti.

“Ascoltare la voce della coscienza” è invece dare spazio alla voce di Dio e uscire dall’assurdo di una vita che ascolta solo sé stessa e da una solitudine che diventa l’anticamera dell’inferno.

Ecco perché il primo atto d’amore da donare a Dio è ascoltare la Sua voce, che ci parla attraverso la nostra coscienza.

Ascoltare, badate bene, non è solo udire, non è soltanto un fatto sensoriale: ascoltare la voce della coscienza è una scelta interiore e, per questo, richiede intimità e silenzio del cuore.

“Ascoltare la voce della coscienza” dentro di noi, però, non necessariamente vuol dire capirla; ma farle casa sì, sempre, e ospitarla con tenerezza e affetto, sapendo che “perdere tempo con essa” significa illuminare di cielo la nostra storia.

Un direttore spirituale mi ha insegnato, un po’ di tempo fa, tre modi per fare spazio alla voce della nostra coscienza:

  • ascoltarla come bambini;
  • ascoltarla come innamorati;
  • ascoltarla come i monaci.

I bambini, infatti, ascoltano con tutto il corpo, sporgendosi addirittura verso di noi.

Gli innamorati ascoltano con tutto se stessi, per non perdere una sillaba di quello che l’amore sta dicendo loro.

Il modo di ascoltare dei monaci, invece, ce lo rivela san Benedetto:

“Ascolta, figlio, attonitis auribus, ossia con orecchi di meraviglia, di sorpresa, di incanto e di stupore, in modo che l’altro capisca che la sua voce e la sua vita ci piacciono veramente e sono molto importanti per noi”.

Sì! Ecco un modo serio e profondo per fare spazio alla voce della coscienza dentro di noi.

È per questo che il silenzio del cuore è non solo prezioso, ma fondamentale, perché sa accogliere, incantato, la voce dell’Amato.

Per questo, però, sono importanti anche la serenità e il silenzio intorno a noi: ecco perché il parco davanti a casa, se lo rispetto, diventa per me… un vero invito a nozze!

Credeteci, allora: mamma natura, se la rispettiamo e la amiamo seriamente, può diventare un vero… monastero!

Don Nino Carta
16 maggio 2026

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