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Tensione a Piazza Italia: Battaglia e Latella travolti dal dissenso amaranto.

LA DIGNITÀ NON SI ARCHIVIA: REGGIO FISCHIA IL PALAZZO

Tensione a Piazza Italia: Battaglia e Latella travolti dal dissenso amaranto. Se la politica usa la maglia come passerella, la piazza risponde con la verità del grido: ora basta con gli apprendisti salvatori.

Il rientro della calma non cancella la ferita: il popolo reggino non chiede più presenze istituzionali ma responsabilità reali. Perché quando l’appartenenza viene calpestata, il conto si presenta sotto i balconi del potere.

Quando la piazza fischia, la politica dovrebbe ascoltare

L'Editoriale di Luigi Palamara 


Certe contestazioni nascono dal capriccio e altre contestazioni nascono dalla stanchezza. Quelle di Piazza Italia, attorno alla Reggina, appartengono alla seconda specie. Non sono il rumore di una folla qualunque. Sono il sintomo, magari scomposto ma autentico, di una ferita che la città si porta addosso da troppo tempo.

Mimmo Battaglia, sindaco facente funzioni, è stato contestato. Giovanni Latella, delegato allo sport, è intervenuto ed è stato contestato anche lui. Momenti di tensione, certo. Nulla che non potesse rientrare, e infatti tutto è rientrato. Ma chi si limita a raccontare l’ordine ristabilito perde il punto essenziale: prima della calma c’è stato un grido. E quel grido non andrebbe archiviato come incidente di piazza.

Il calcio, si sa, è imprevedibile. Lo è in campo, dove un pallone sporco può cambiare una stagione. Lo è fuori, dove una parola sbagliata può incendiare ciò che per mesi è rimasto sotto la cenere. Ma a Reggio Calabria il calcio non è mai stato soltanto calcio. È appartenenza, memoria, riscatto, rabbia, orgoglio. È una maglia che pesa più di molte dichiarazioni istituzionali e che spesso ha saputo unire più di quanto abbiano fatto i palazzi.

Per questo la politica dovrebbe maneggiarla con cura. Non con promesse, non con passerelle, non con frasi di circostanza. Con cura vera. Perché quando una tifoseria contesta non sempre ha ragione nei modi, ma quasi mai sbaglia del tutto nel sentimento. E il sentimento, in una città come Reggio, è materia esplosiva: se lo ignori, prima o poi ti presenta il conto in piazza.

La presenza di Battaglia e l’intervento di Latella hanno avuto il merito di esporsi. Ma esporsi non basta. La gente non chiede più soltanto presenze, chiede risposte. Non chiede pacche sulle spalle, chiede responsabilità. Non chiede di essere blandita, chiede di non essere presa in giro. E quando il popolo amaranto sente che la Reggina è diventata un oggetto fragile nelle mani di troppi apprendisti salvatori, reagisce.

La tensione è rientrata. Bene. Ma sarebbe un errore considerare chiusa la vicenda solo perché la piazza è tornata composta. La normalità non è il silenzio dopo la protesta. La normalità sarà una Reggina rispettata, una società credibile, una politica capace di non usare la maglia come ornamento elettorale e una città finalmente liberata dalla sensazione di dover sempre difendere da sola ciò che ama.

Il calcio è imprevedibile, sì.

Ma la dignità no.

Quella, quando viene calpestata, prima o poi si alza in piedi. E a Piazza Italia, ancora una volta, si è alzata.

Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno

@luigi.palamara LA DIGNITÀ NON SI ARCHIVIA: REGGIO FISCHIA IL PALAZZO ​Tensione a Piazza Italia: Battaglia e Latella travolti dal dissenso amaranto. Se la politica usa la maglia come passerella, la piazza risponde con la verità del grido: ora basta con gli apprendisti salvatori. ​Il rientro della calma non cancella la ferita: il popolo reggino non chiede più presenze istituzionali ma responsabilità reali. Perché quando l’appartenenza viene calpestata, il conto si presenta sotto i balconi del potere. Quando la piazza fischia, la politica dovrebbe ascoltare L'Editoriale di Luigi Palamara Certe contestazioni nascono dal capriccio e altre contestazioni nascono dalla stanchezza. Quelle di Piazza Italia, attorno alla Reggina, appartengono alla seconda specie. Non sono il rumore di una folla qualunque. Sono il sintomo, magari scomposto ma autentico, di una ferita che la città si porta addosso da troppo tempo. Mimmo Battaglia, sindaco facente funzioni, è stato contestato. Giovanni Latella, delegato allo sport, è intervenuto ed è stato contestato anche lui. Momenti di tensione, certo. Nulla che non potesse rientrare, e infatti tutto è rientrato. Ma chi si limita a raccontare l’ordine ristabilito perde il punto essenziale: prima della calma c’è stato un grido. E quel grido non andrebbe archiviato come incidente di piazza. Il calcio, si sa, è imprevedibile. Lo è in campo, dove un pallone sporco può cambiare una stagione. Lo è fuori, dove una parola sbagliata può incendiare ciò che per mesi è rimasto sotto la cenere. Ma a Reggio Calabria il calcio non è mai stato soltanto calcio. È appartenenza, memoria, riscatto, rabbia, orgoglio. È una maglia che pesa più di molte dichiarazioni istituzionali e che spesso ha saputo unire più di quanto abbiano fatto i palazzi. Per questo la politica dovrebbe maneggiarla con cura. Non con promesse, non con passerelle, non con frasi di circostanza. Con cura vera. Perché quando una tifoseria contesta non sempre ha ragione nei modi, ma quasi mai sbaglia del tutto nel sentimento. E il sentimento, in una città come Reggio, è materia esplosiva: se lo ignori, prima o poi ti presenta il conto in piazza. La presenza di Battaglia e l’intervento di Latella hanno avuto il merito di esporsi. Ma esporsi non basta. La gente non chiede più soltanto presenze, chiede risposte. Non chiede pacche sulle spalle, chiede responsabilità. Non chiede di essere blandita, chiede di non essere presa in giro. E quando il popolo amaranto sente che la Reggina è diventata un oggetto fragile nelle mani di troppi apprendisti salvatori, reagisce. La tensione è rientrata. Bene. Ma sarebbe un errore considerare chiusa la vicenda solo perché la piazza è tornata composta. La normalità non è il silenzio dopo la protesta. La normalità sarà una Reggina rispettata, una società credibile, una politica capace di non usare la maglia come ornamento elettorale e una città finalmente liberata dalla sensazione di dover sempre difendere da sola ciò che ama. Il calcio è imprevedibile, sì. Ma la dignità no. Quella, quando viene calpestata, prima o poi si alza in piedi. E a Piazza Italia, ancora una volta, si è alzata. Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno #reggina #giovannilatella #mimmobattaglia #reggiocalabria #CapCut ♬ audio originale - Luigi Palamara
@luigi.palamara ​LA DIGNITÀ NON SI ARCHIVIA: REGGIO FISCHIA IL PALAZZO ​Tensione a Piazza Italia: Battaglia e Latella travolti dal dissenso amaranto. Se la politica usa la maglia come passerella, la piazza risponde con la verità del grido: ora basta con gli apprendisti salvatori. ​Il rientro della calma non cancella la ferita: il popolo reggino non chiede più presenze istituzionali ma responsabilità reali. Perché quando l’appartenenza viene calpestata, il conto si presenta sotto i balconi del potere. Quando la piazza fischia, la politica dovrebbe ascoltare L'Editoriale di Luigi Palamara  Certe contestazioni nascono dal capriccio e altre contestazioni nascono dalla stanchezza. Quelle di Piazza Italia, attorno alla Reggina, appartengono alla seconda specie. Non sono il rumore di una folla qualunque. Sono il sintomo, magari scomposto ma autentico, di una ferita che la città si porta addosso da troppo tempo. Mimmo Battaglia, sindaco facente funzioni, è stato contestato. Giovanni Latella, delegato allo sport, è intervenuto ed è stato contestato anche lui. Momenti di tensione, certo. Nulla che non potesse rientrare, e infatti tutto è rientrato. Ma chi si limita a raccontare l’ordine ristabilito perde il punto essenziale: prima della calma c’è stato un grido. E quel grido non andrebbe archiviato come incidente di piazza. Il calcio, si sa, è imprevedibile. Lo è in campo, dove un pallone sporco può cambiare una stagione. Lo è fuori, dove una parola sbagliata può incendiare ciò che per mesi è rimasto sotto la cenere. Ma a Reggio Calabria il calcio non è mai stato soltanto calcio. È appartenenza, memoria, riscatto, rabbia, orgoglio. È una maglia che pesa più di molte dichiarazioni istituzionali e che spesso ha saputo unire più di quanto abbiano fatto i palazzi. Per questo la politica dovrebbe maneggiarla con cura. Non con promesse, non con passerelle, non con frasi di circostanza. Con cura vera. Perché quando una tifoseria contesta non sempre ha ragione nei modi, ma quasi mai sbaglia del tutto nel sentimento. E il sentimento, in una città come Reggio, è materia esplosiva: se lo ignori, prima o poi ti presenta il conto in piazza. La presenza di Battaglia e l’intervento di Latella hanno avuto il merito di esporsi. Ma esporsi non basta. La gente non chiede più soltanto presenze, chiede risposte. Non chiede pacche sulle spalle, chiede responsabilità. Non chiede di essere blandita, chiede di non essere presa in giro. E quando il popolo amaranto sente che la Reggina è diventata un oggetto fragile nelle mani di troppi apprendisti salvatori, reagisce. La tensione è rientrata. Bene. Ma sarebbe un errore considerare chiusa la vicenda solo perché la piazza è tornata composta. La normalità non è il silenzio dopo la protesta. La normalità sarà una Reggina rispettata, una società credibile, una politica capace di non usare la maglia come ornamento elettorale e una città finalmente liberata dalla sensazione di dover sempre difendere da sola ciò che ama. Il calcio è imprevedibile, sì. Ma la dignità no. Quella, quando viene calpestata, prima o poi si alza in piedi. E a Piazza Italia, ancora una volta, si è alzata. Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno  #reggina #ultras #giovannilatella #mimmobattaglia #reggiocalabria ♬ audio originale - Luigi Palamara

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