@luigi.palamara Aspromonte, dove l'anima non muore di Luigi PalamaraAspromonte, dove l'anima non muore di Luigi Palamara Tra Michele e un altro giovane, Peppino, scoppiò una lite. Era successo alla fontana, per una parola detta male, per un secchio spinto, per quell’orgoglio che nei paesi piccoli cresce come l’erba tra le pietre. Peppino gli aveva gridato: «Figlio di nessuno!» Michele gli saltò addosso. Li separarono le donne, urlando. La sera, Michele andò da mastro Rocco con il viso duro. «Lo odio,» disse. «Mi ha ferito davanti a tutti.» Rocco non rispose. Prese un bastone e lo condusse giù, verso il greto della fiumara. L’acqua correva poca, tra sassi bianchi e sabbia umida. «Scrivilo,» disse Rocco. «Che cosa?» «Quello che ti ha fatto.» Michele, credendo che il vecchio scherzasse, prese il bastone e scrisse sulla sabbia: Peppino mi ha ferito. L’acqua, lenta, cominciò a mangiare le lettere. «Vedi?» disse Rocco. «Il dolore va scritto dove il tempo lo possa portare via.» Michele strinse le labbra. «E se non se ne va?» «Allora aspetti. Ma non inciderlo dentro di te, perché poi diventi pietra anche tu.» Passarono i mesi. Venne l’inverno, e l’Aspromonte si fece duro. Una mattina, tornando dal bosco, Michele scivolò lungo un sentiero bagnato. Cadde sotto un costone, con una gamba presa tra due rocce. Gridò finché la gola gli bruciò. Fu Peppino a sentirlo. Scese rischiando la pelle, lo liberò, se lo caricò sulle spalle e lo portò fino alle prime case. Non disse una parola. Aveva il fiato spezzato e le mani sanguinanti. Quando Michele guarì, tornò alla fiumara con mastro Rocco. «Ora scrivi,» disse il vecchio. «Sulla sabbia?» Rocco gli porse un chiodo arrugginito. «No. Sulla pietra.» Michele si inginocchiò davanti a un masso piatto e incise piano, con fatica: Peppino mi ha salvato. Ogni lettera gli costò sudore. Ma quando finì, gli parve di avere il petto più leggero. «Mastro Rocco,» disse, «perché il male si scrive sulla sabbia e il bene sulla pietra?» Il vecchio guardò le montagne. Le cime erano scure, ma sopra di esse passava una luce chiara. «Perché il male, se lo tieni, ti divora. Il bene, se lo dimentichi, ti impoverisce.» Fuori, l’Aspromonte taceva. Ma non era un silenzio vuoto. Era il silenzio delle cose che restano: la sabbia che cancella, la pietra che ricorda. Estratto dal libro di Luigi Palamara: Aspromonte dove l'anima non muore.Aspromonte, dove l'anima non muore di Luigi Palamara https://www.cartastraccia.news/2026/06/aspromonte-dove-lanima-non-muore-di.html
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