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Reggio Calabria. Francesco Cannizzaro alla "Sorgente" e la poltrona lasciata a Roma

La Sorgente e la poltrona lasciata a Roma

Il neosindaco Francesco Cannizzaro debutta sul campo convocando i tecnici alla spiaggia della Sorgente

Meno liturgia e più presenza: la scommessa di Reggio parte dal mare

Lasciato lo scranno di Roma, il primo cittadino sceglie un luogo simbolo per dare un segnale di concretezza. Ma il consenso si consuma in fretta: dopo la comunicazione ora serve il governo quotidiano delle piccole cose.

L'Editoriale di Luigi Palamara 


Esiste un modo antico, quasi brutale, per capire se un sindaco ha intenzione di governare davvero o di recitare la parte del governante: guardare dove va il primo giorno.

Francesco Cannizzaro, neosindaco di Reggio Calabria e della Città Metropolitana, non ha scelto il salone buono, la foto paludata, il tavolo di rappresentanza, il giro d’onore tra i tappeti e le strette di mano. Ha scelto la Sorgente. Cioè un pezzo di spiaggia e di mare che per i reggini non è soltanto un luogo: è memoria, abitudine, estate popolare, diritto semplice alla bellezza.

E ha fatto bene.

Perché una città si governa anche da lì: da un cancello chiuso, da una spiaggia cantierizzata, da un fazzoletto di sabbia sottratto ai bagnanti, da una protesta che monta sui social e da un problema tecnico che, se nessuno lo affronta, diventa subito problema politico. Anzi: diventa simbolo.

Cannizzaro è arrivato alla Sorgente di lunedì mattina. Ha convocato alle otto il direttore dei lavori e il dirigente del settore. Ha detto, in sostanza: vediamo, capiamo, risolviamo. Poi ha annunciato che l’area sarebbe stata liberata nel giro di poche ore e restituita all’utenza reggina.

Non è la presa della Bastiglia. Non è il Piano Marshall. Non è neppure, almeno per ora, una rivoluzione amministrativa. È molto meno. Ma proprio per questo può essere molto di più: è un gesto.

E in politica i gesti, quando non sono solo teatro, pesano.

Cannizzaro ha lasciato una comoda poltrona al Parlamento di Roma per venire a sedersi su una poltrona assai meno comoda: quella di Palazzo San Giorgio. Chi conosce Reggio sa che qui il sindaco non eredita soltanto una fascia tricolore. Eredita buche, rifiuti, diffidenze, quartieri dimenticati, uffici lenti, mare ferito, periferie nervose, promesse non mantenute, una macchina comunale che spesso somiglia più a un labirinto che a uno strumento.

Per questo la prima uscita alla Sorgente non va liquidata come passerella. Certo, il rischio della passerella esiste sempre. Oggi basta un telefonino, un video su Instagram, una frase ben detta e il gesto amministrativo diventa subito comunicazione. Ma il punto non è demonizzare la comunicazione. Il punto è capire se dietro il video c’è il lavoro. Se dietro l’annuncio c’è il provvedimento. Se dietro il sopralluogo c’è un metodo.

Il sindaco ha detto: «Non c’è tempo da perdere». È una frase che tutti pronunciano all’inizio. La pronunciano i sindaci, i ministri, i presidenti, i commissari, i salvatori della patria e quelli che poi si fanno salvare dalla burocrazia. La differenza sta nel giorno dopo. E in quello dopo ancora.

Perché Reggio non ha bisogno di sindaci con la voce alta. Ne ha avuti abbastanza di proclami, di inaugurazioni annunciate, di cantieri eterni, di opere mezze aperte e mezze chiuse, di “faremo”, “vedremo”, “stiamo lavorando”. Reggio ha bisogno di qualcuno che apra le porte, tolga le transenne inutili, costringa gli uffici a rispondere, dica ai cittadini la verità anche quando è sgradevole.

La Sorgente, in fondo, è una metafora perfetta. C’è un luogo bello, amato, pubblico. C’è un intervento di riqualificazione necessario. C’è una ditta. C’è un cantiere. C’è una parte di spiaggia che i cittadini vogliono usare. C’è il rischio che il diritto alla fruizione venga schiacciato dalla lentezza o dalla disattenzione. E c’è un sindaco che deve fare quello per cui è stato eletto: mettere ordine tra interesse pubblico, lavori, tempi, responsabilità.

Governare non significa promettere il paradiso. Significa impedire che l’inferno quotidiano diventi normalità.

Se Cannizzaro vuole davvero imprimere un cambio di passo, la strada è questa: meno liturgie, più presenza. Meno comunicati, più sopralluoghi. Meno corti ossequiose, più funzionari chiamati alle otto del mattino. Meno pazienza verso l’indolenza, più rispetto verso i cittadini.

Ma attenzione: il consenso ottenuto alle urne è un capitale che si consuma in fretta. La luna di miele dei sindaci, a Reggio, dura meno che altrove. Qui la gente applaude, ma controlla. Spera, ma diffida. Ti dà credito, ma ti presenta il conto. E il conto arriva sempre: sulla raccolta dei rifiuti, sull’acqua, sulle strade, sui servizi, sul decoro, sui lavori pubblici, sulla capacità di non lasciare la città ostaggio dell’improvvisazione.

La Sorgente liberata in poche ore può essere un buon inizio. Ma un buon inizio non è una garanzia. È una cambiale morale.

Cannizzaro ha voluto dire alla città: ci sono. Ha voluto mostrare che non intende amministrare Reggio da lontano, né da una stanza imbottita. Ha scelto un luogo concreto, un problema concreto, una soluzione concreta. Bene. Ora dovrà dimostrare che non si è trattato di un episodio, ma di un carattere.

Perché i sindaci non si misurano dal primo video. Si misurano dalla centesima rogna risolta senza telecamera.

E tuttavia, concediamolo: cominciare dalla Sorgente ha un valore. In una città che troppe volte ha visto prosciugarsi fiducia, pazienza e speranza, partire da una sorgente è quasi un programma politico. Purché da quella sorgente non sgorghi soltanto comunicazione, ma governo.

Reggio non chiede miracoli. Chiede serietà. Chiede mani sporche di problemi, non soltanto parole pulite da comizio. Chiede un sindaco che sappia stare nei luoghi dove la città vive, si arrabbia, suda, aspetta.

Lunedì mattina, alla Sorgente, Cannizzaro ha lanciato un segnale.

Adesso viene la parte più difficile: non farlo restare soltanto un segnale.

Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno 

@luigi.palamara

La Sorgente e la poltrona lasciata a Roma Il neosindaco Francesco Cannizzaro debutta sul campo convocando i tecnici alla spiaggia della Sorgente ​Meno liturgia e più presenza: la scommessa di Reggio parte dal mare Lasciato lo scranno di Roma, il primo cittadino sceglie un luogo simbolo per dare un segnale di concretezza. Ma il consenso si consuma in fretta: dopo la comunicazione ora serve il governo quotidiano delle piccole cose. L'Editoriale di Luigi Palamara Esiste un modo antico, quasi brutale, per capire se un sindaco ha intenzione di governare davvero o di recitare la parte del governante: guardare dove va il primo giorno. Francesco Cannizzaro, neosindaco di Reggio Calabria e della Città Metropolitana, non ha scelto il salone buono, la foto paludata, il tavolo di rappresentanza, il giro d’onore tra i tappeti e le strette di mano. Ha scelto la Sorgente. Cioè un pezzo di spiaggia e di mare che per i reggini non è soltanto un luogo: è memoria, abitudine, estate popolare, diritto semplice alla bellezza. E ha fatto bene. Perché una città si governa anche da lì: da un cancello chiuso, da una spiaggia cantierizzata, da un fazzoletto di sabbia sottratto ai bagnanti, da una protesta che monta sui social e da un problema tecnico che, se nessuno lo affronta, diventa subito problema politico. Anzi: diventa simbolo. Cannizzaro è arrivato alla Sorgente di lunedì mattina. Ha convocato alle otto il direttore dei lavori e il dirigente del settore. Ha detto, in sostanza: vediamo, capiamo, risolviamo. Poi ha annunciato che l’area sarebbe stata liberata nel giro di poche ore e restituita all’utenza reggina. Non è la presa della Bastiglia. Non è il Piano Marshall. Non è neppure, almeno per ora, una rivoluzione amministrativa. È molto meno. Ma proprio per questo può essere molto di più: è un gesto. E in politica i gesti, quando non sono solo teatro, pesano. Cannizzaro ha lasciato una comoda poltrona al Parlamento di Roma per venire a sedersi su una poltrona assai meno comoda: quella di Palazzo San Giorgio. Chi conosce Reggio sa che qui il sindaco non eredita soltanto una fascia tricolore. Eredita buche, rifiuti, diffidenze, quartieri dimenticati, uffici lenti, mare ferito, periferie nervose, promesse non mantenute, una macchina comunale che spesso somiglia più a un labirinto che a uno strumento. Per questo la prima uscita alla Sorgente non va liquidata come passerella. Certo, il rischio della passerella esiste sempre. Oggi basta un telefonino, un video su Instagram, una frase ben detta e il gesto amministrativo diventa subito comunicazione. Ma il punto non è demonizzare la comunicazione. Il punto è capire se dietro il video c’è il lavoro. Se dietro l’annuncio c’è il provvedimento. Se dietro il sopralluogo c’è un metodo. Il sindaco ha detto: «Non c’è tempo da perdere». È una frase che tutti pronunciano all’inizio. La pronunciano i sindaci, i ministri, i presidenti, i commissari, i salvatori della patria e quelli che poi si fanno salvare dalla burocrazia. La differenza sta nel giorno dopo. E in quello dopo ancora. Perché Reggio non ha bisogno di sindaci con la voce alta. Ne ha avuti abbastanza di proclami, di inaugurazioni annunciate, di cantieri eterni, di opere mezze aperte e mezze chiuse, di “faremo”, “vedremo”, “stiamo lavorando”. Reggio ha bisogno di qualcuno che apra le porte, tolga le transenne inutili, costringa gli uffici a rispondere, dica ai cittadini la verità anche quando è sgradevole. La Sorgente, in fondo, è una metafora perfetta. C’è un luogo bello, amato, pubblico. C’è un intervento di riqualificazione necessario. C’è una ditta. C’è un cantiere. C’è una parte di spiaggia che i cittadini vogliono usare. C’è il rischio che il diritto alla fruizione venga schiacciato dalla lentezza o dalla disattenzione. E c’è un sindaco che deve fare quello per cui è stato eletto: mettere ordine tra interesse pubblico, lavori, tempi, responsabilità. Governare non significa promettere il paradiso. Significa impedire che l’inferno quotidiano diventi normalità.

♬ audio originale - Luigi Palamara
@luigi.palamara

LA TESTIMONIANZA. La Sorgente e la poltrona lasciata a Roma Il neosindaco Francesco Cannizzaro debutta sul campo convocando i tecnici alla spiaggia della Sorgente ​Meno liturgia e più presenza: la scommessa di Reggio parte dal mare Lasciato lo scranno di Roma, il primo cittadino sceglie un luogo simbolo per dare un segnale di concretezza. Ma il consenso si consuma in fretta: dopo la comunicazione ora serve il governo quotidiano delle piccole cose. L'Editoriale di Luigi Palamara Esiste un modo antico, quasi brutale, per capire se un sindaco ha intenzione di governare davvero o di recitare la parte del governante: guardare dove va il primo giorno. Francesco Cannizzaro, neosindaco di Reggio Calabria e della Città Metropolitana, non ha scelto il salone buono, la foto paludata, il tavolo di rappresentanza, il giro d’onore tra i tappeti e le strette di mano. Ha scelto la Sorgente. Cioè un pezzo di spiaggia e di mare che per i reggini non è soltanto un luogo: è memoria, abitudine, estate popolare, diritto semplice alla bellezza. E ha fatto bene. Perché una città si governa anche da lì: da un cancello chiuso, da una spiaggia cantierizzata, da un fazzoletto di sabbia sottratto ai bagnanti, da una protesta che monta sui social e da un problema tecnico che, se nessuno lo affronta, diventa subito problema politico. Anzi: diventa simbolo. Cannizzaro è arrivato alla Sorgente di lunedì mattina. Ha convocato alle otto il direttore dei lavori e il dirigente del settore. Ha detto, in sostanza: vediamo, capiamo, risolviamo. Poi ha annunciato che l’area sarebbe stata liberata nel giro di poche ore e restituita all’utenza reggina. Non è la presa della Bastiglia. Non è il Piano Marshall. Non è neppure, almeno per ora, una rivoluzione amministrativa. È molto meno. Ma proprio per questo può essere molto di più: è un gesto. E in politica i gesti, quando non sono solo teatro, pesano. Cannizzaro ha lasciato una comoda poltrona al Parlamento di Roma per venire a sedersi su una poltrona assai meno comoda: quella di Palazzo San Giorgio. Chi conosce Reggio sa che qui il sindaco non eredita soltanto una fascia tricolore. Eredita buche, rifiuti, diffidenze, quartieri dimenticati, uffici lenti, mare ferito, periferie nervose, promesse non mantenute, una macchina comunale che spesso somiglia più a un labirinto che a uno strumento. Per questo la prima uscita alla Sorgente non va liquidata come passerella. Certo, il rischio della passerella esiste sempre. Oggi basta un telefonino, un video su Instagram, una frase ben detta e il gesto amministrativo diventa subito comunicazione. Ma il punto non è demonizzare la comunicazione. Il punto è capire se dietro il video c’è il lavoro. Se dietro l’annuncio c’è il provvedimento. Se dietro il sopralluogo c’è un metodo. Il sindaco ha detto: «Non c’è tempo da perdere». È una frase che tutti pronunciano all’inizio. La pronunciano i sindaci, i ministri, i presidenti, i commissari, i salvatori della patria e quelli che poi si fanno salvare dalla burocrazia. La differenza sta nel giorno dopo. E in quello dopo ancora. Perché Reggio non ha bisogno di sindaci con la voce alta. Ne ha avuti abbastanza di proclami, di inaugurazioni annunciate, di cantieri eterni, di opere mezze aperte e mezze chiuse, di “faremo”, “vedremo”, “stiamo lavorando”. Reggio ha bisogno di qualcuno che apra le porte, tolga le transenne inutili, costringa gli uffici a rispondere, dica ai cittadini la verità anche quando è sgradevole. La Sorgente, in fondo, è una metafora perfetta. C’è un luogo bello, amato, pubblico. C’è un intervento di riqualificazione necessario. C’è una ditta. C’è un cantiere. C’è una parte di spiaggia che i cittadini vogliono usare. C’è il rischio che il diritto alla fruizione venga schiacciato dalla lentezza o dalla disattenzione. E c’è un sindaco che deve fare quello per cui è stato eletto: mettere ordine tra interesse pubblico, lavori, tempi, responsabilità. Governare non significa promettere il paradiso. Significa impedire che l’inferno quotidiano divent

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