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Pazzano al posto di Imbalzano. Sette voti, una ciliegia e il destino di un Consiglio

Pazzano e Imbalzano. Sette voti, una ciliegia e il destino di un Consiglio

Il caso a Reggio Calabria: Il metodo d'Hondt toglie un seggio alla maggioranza di Cannizzaro per soli sette voti. Entra Pazzano, Alternativa Popolare annuncia ricorso.

Sette voti, una ciliegia e il destino del Consiglio

La commissione elettorale corregge i numeri: la maggioranza scende a 23 consiglieri e perde Imbalzano. Il leader de "La Strada" festeggia in campagna («Una buona notizia tira l’altra»), mentre il centrodestra (che fa sue quattro Circoscrizioni su cinque) quasi "cappotto".

L'Editoriale di Luigi Palamara 


Qualcosa di profondamente italiano, e quindi anche profondamente reggino, in una geografia politica che cambia per sette voti. Non settanta, non settecento: sette. Il numero biblico della completezza, qui diventato la misura aritmetica dell’incompletezza di una vittoria.

Francesco Cannizzaro, appena proclamato sindaco, firma i primi atti e mette mano alla Giunta. Ma mentre il nuovo potere sistema le sedie attorno al tavolo, arriva la commissione elettorale a ricordare che la democrazia, ogni tanto, non bussa: entra. E lo fa con la freddezza di un calcolo, quello del metodo d’Hondt, che pochi conoscono, molti maledicono e tutti scoprono quando gli toglie qualcosa.

A guadagnarci è Saverio Pazzano, candidato sindaco arrivato quarto. A perderci è la maggioranza, che da 24 consiglieri scende a 23. Il seggio sfuma ad Emiliano Imbalzano, forte di 969 preferenze: abbastanza per sentirsi eletto, non abbastanza per esserlo. È la crudeltà della politica proporzionale: ti applaude con una mano e con l’altra ti accompagna fuori.

Alternativa Popolare, che resta con il solo Massimo Ripepi in aula, annuncia ricorso. È comprensibile. In Italia il voto non finisce mai alle urne: prosegue nei verbali, nei riconteggi, nei tribunali, nei sospetti e nei comunicati. La scheda elettorale è solo il primo tempo; il secondo si gioca tra carte bollate e matematica applicata alla frustrazione.

Ma il dato politico è più interessante del cavillo. Pazzano entra in Consiglio senza appartenere alla maggioranza e senza essere organico al campo largo che ha sostenuto Mimmo Battaglia. È un’opposizione nell’opposizione, una voce laterale, civica, irregolare. Leader de “La Strada”, docente, scrittore, attivista, uomo di comitati, associazioni, battaglie sociali, diritti, accoglienza e welfare. Uno di quelli che la politica tradizionale guarda spesso con sufficienza, finché non scopre che anche i marginali, talvolta, sanno contare.

E lui, appresa la notizia mentre raccoglieva ciliegie, ha commentato con leggerezza: «Una buona notizia tira l’altra». Frase perfetta, quasi involontariamente letteraria. Perché in questa vicenda c’è tutto: la campagna, il potere, la fortuna, il conteggio, il ricorso, la ciliegia. E soprattutto c’è una città che cambia equilibrio non per una rivoluzione, ma per un pugno di voti.

Intanto sono stati proclamati anche i presidenti delle cinque Circoscrizioni riesumate: quattro al centrodestra, una al centrosinistra. La mappa resta dunque largamente favorevole alla coalizione vincente. Ma quel seggio sottratto alla maggioranza pesa più del suo numero. Non ribalta il governo della città, però ne incrina la narrazione. Dice che la vittoria è netta, sì, ma non assoluta. Che l’aula non sarà un corridoio senza porte. Che perfino nel trionfo può infilarsi una scheggia.

Sette voti non fanno una rivoluzione. Ma possono fare una differenza. E in politica, dove tutti parlano di popolo e poi tremano davanti a un verbale, la differenza è spesso l’unica cosa che conta.

Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno 

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