Francesco Cannizzaro, il dialogo promesso e quel tre volte «vergognatevi»
Primo Consiglio comunale a Reggio Calabria tra promesse di collaborazione e scontro politico
Dalla vertenza Castore al ritorno in presenza delle commissioni, il neo-sindaco oscilla tra aperture all’opposizione e stoccate polemiche. Unanimità sulle delibere, ma la maggioranza è attesa alla prova dei fatti sui servizi e la macchina comunale.
L'Editoriale di Luigi Palamara
Reggio Calabria 21 luglio 2026. Francesco Cannizzaro ha aperto la nuova stagione amministrativa di Reggio Calabria la mattina del 20 luglio 2026 parlando di emozione, responsabilità e dialogo. Ha riconosciuto il ruolo dell’opposizione, ha promesso un confronto alto e ha invitato tutti a lavorare per il bene comune.
Poi è arrivato Castore.
Nel dibattito sulla società comunale, il sindaco ha rivendicato la scelta di garantire continuità ai lavoratori e ai servizi, sostenendo di avere ereditato una struttura costruita dalla precedente amministrazione ma mai davvero consolidata.
All’inizio ha offerto collaborazione. Ha invitato l’opposizione a contribuire alla definizione di un nuovo progetto per Castore, da costruire entro dicembre, con più stabilità, più efficienza e maggiori certezze per i dipendenti.
Poi il tono è cambiato.
Quando alcuni consiglieri hanno parlato della precarietà della società, Cannizzaro ha ribaltato l’accusa. Ha sostenuto che quella condizione fosse responsabilità di chi aveva governato fino a poche settimane prima.
«Ma come vi permettete?», ha detto.
E subito dopo:
«Vergognatevi su questo, vergognatevi, ve lo dico con rispetto, vergognatevi».
È il passaggio che più di ogni altro racconta la seduta.
Il sindaco ha precisato che l’opposizione poteva criticare lui quanto voleva. La vergogna, a suo giudizio, consisteva nel parlare in quei termini davanti ai lavoratori di Castore, dopo non essere riusciti a garantirne la stabilità negli anni precedenti.
Cannizzaro ha ricordato di averli incontrati, ascoltati e rassicurati. Ha chiesto agli ex amministratori un “mea culpa” e ha rivendicato il merito di avere creato le condizioni giuridiche per assicurare la continuità della società.
Secondo il sindaco, l’opposizione avrebbe dovuto ringraziare.
È qui che il dialogo promesso all’inizio incontra la sua prima contraddizione. Cannizzaro tende la mano, ma avverte anche che, se gli avversari sceglieranno lo scontro, lo inviteranno a nozze.
Alla fine, nonostante le accuse e i tre «vergognatevi», la delibera su Castore viene approvata all’unanimità.
La politica locale riesce talvolta a litigare sulle colpe e a votare insieme sulle soluzioni.
Resta però la prova dei fatti. Entro dicembre l’amministrazione dovrà presentare un piano stabile per Castore, con obiettivi, costi, servizi e responsabilità precise. I lavoratori hanno bisogno di certezze, non soltanto di rassicurazioni. La città ha bisogno di efficienza, non di emergenze amministrative ripetute.
Cannizzaro ha affrontato anche il tema della macchina comunale. Ha ammesso che Palazzo San Giorgio necessita di un “restyling”, dopo le proteste dell’opposizione per il ritardo nella trasmissione di alcuni atti.
Una delibera non può arrivare puntuale alla maggioranza e in ritardo all’opposizione. La trasparenza non è una concessione politica.
Il sindaco ha poi rinviato la presentazione delle linee programmatiche, ricordando di avere ancora tempo secondo il regolamento e sostenendo di averle già illustrate in campagna elettorale.
Ma una campagna elettorale e un Consiglio comunale non sono la stessa cosa. In piazza si presentano promesse. In aula si indicano tempi, priorità e responsabilità.
Un altro confronto importante ha riguardato le commissioni consiliari.
Cannizzaro vuole riportarle in presenza. Ha raccontato di avere visto negli anni consiglieri collegati dalla spiaggia, dall’automobile, da altre regioni o appena usciti dalla doccia. Secondo lui, in alcuni casi la partecipazione a distanza si era ridotta a una presenza formale, utile a maturare il gettone ma povera di vero dibattito.
Ha descritto Palazzo San Giorgio come un edificio morto e deserto. Vuole riportarvi consiglieri, dirigenti, discussioni, strette di mano e perfino litigi politici.
L’idea ha una sua forza. La politica è anche relazione fisica. Ma non ogni collegamento online è sinonimo di disimpegno, così come la presenza in aula non garantisce automaticamente serietà.
Il compromesso individuato prevede consiglieri presenti e cittadini collegati in streaming. Gli eletti dovranno stare nel palazzo; i reggini potranno seguirli da casa, dal lavoro o dall’estero.
Il sindaco ha lasciato aperta una finestra per casi eccezionali, soprattutto quando lui o un assessore si trovino a Roma per incontri istituzionali urgenti.
È una deroga comprensibile, purché rimanga davvero eccezionale.
Cannizzaro ha parlato anche della Città Metropolitana, rivendicando una rappresentanza più equilibrata delle diverse aree territoriali. La sfida, però, non sarà soltanto assegnare una sedia a ogni zona. Bisognerà distribuire risorse, servizi e attenzione tra il capoluogo, la fascia ionica, quella tirrenica e i centri interni.
Infine, il Museo della Rivolta.
Il sindaco ha sostenuto che quella pagina storica non appartiene alla destra, alla sinistra o al centro, ma al popolo di Reggio e alla storia italiana.
Ha proposto un percorso bipartisan, una commissione dedicata e un tavolo permanente tra maggioranza e opposizione. Ha ipotizzato una sezione nel Museo civico, una nuova struttura o il recupero di un immobile confiscato.
Ha indicato anche una data: il 14 luglio 2027.
Le scadenze aiutano la politica a non nascondersi dietro gli annunci. Ma un museo non è soltanto un edificio e una targa. Ha bisogno di documenti, ricerca, competenze e rigore storico. La Rivolta deve essere raccontata, non utilizzata.
Nei quattro interventi emerge dunque un sindaco con più volti.
C’è l’amministratore che vuole riorganizzare gli uffici e rendere vivo Palazzo San Giorgio. C’è il leader che rivendica le vittorie politiche. C’è il primo cittadino che invita alla collaborazione. E c’è il combattente che, davanti alle critiche, pronuncia tre volte «vergognatevi».
La domanda è quale volto prevarrà nei prossimi anni.
Il carattere serve per governare una città difficile. Ma serve anche la capacità di controllare le parole, soprattutto quando si chiede agli altri di collaborare.
Alla fine restano gli impegni: stabilizzare Castore, migliorare la macchina comunale, garantire trasparenza, riportare le commissioni in presenza, aprire il palazzo ai cittadini, governare davvero la Città Metropolitana e costruire un museo all’altezza della storia di Reggio.
Cannizzaro ha chiesto di non essere lasciato solo.
Ma un sindaco non è solo. Ha una Giunta, una maggioranza, un Consiglio, dirigenti, dipendenti e cittadini che gli hanno affidato il governo della città.
Adesso tocca a lui.
Il «vergognatevi» resterà nella cronaca della seduta.
I risultati decideranno il giudizio sulla consiliatura.
Luigi Palamara Giornalista, Scrittore e Artista Aspromontàno di Roccaforte del Greco detto L'Arciere
0 Commenti
LASCIA IL TUO COMMENTO. La tua opinione è importante.