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Il Granillo e la politica della concretezza: Reggio Calabria riparte dai fatti

Il Sindaco con le maniche rimboccate

Dal sopralluogo al Granillo un segnale semplice: quando la politica esce dai palazzi, guarda i problemi in faccia e impartisce disposizioni concrete, anche ciò che sembrava immobile può ricominciare a muoversi.

Il neo-sindaco Cannizzaro avvia il ripristino dello stadio già nel fine settimana: un segnale di rottura con l'immobilismo burocratico

Il Granillo e la politica della concretezza: Reggio Calabria riparte dai fatti

​Dal sopralluogo del primo cittadino emerge un metodo basato su interventi immediati, sicurezza e accessibilità. Ora la città attende i cantieri e i risultati, ma la svolta contro l'inerzia passa dal ritorno sul territorio.

L'Editoriale di Luigi Palamara 


Francesco Cannizzaro è stato eletto sindaco di Reggio Calabria il 25 maggio 2026 e proclamato ufficialmente il 4 giugno, dopo una vittoria ottenuta al primo turno. È dunque ancora nella fase in cui ogni gesto viene osservato, ogni parola pesata e ogni promessa confrontata con ciò che accadrà davvero.

Ma una cosa, nel sopralluogo allo Stadio Oreste Granillo, è apparsa subito chiara: il nuovo sindaco non ha voluto cominciare dalla scrivania.

Ha cominciato dai luoghi.

Dalle strutture trascurate. Dal manto malridotto. Dalle ringhiere da ripristinare, dalle vetrate da sostituire, dalla sicurezza da garantire e dall’accessibilità da migliorare per consentire anche alle persone con disabilità di assistere dignitosamente agli spettacoli sportivi e musicali.

Non ha parlato del Granillo come di una pratica amministrativa. Ci è andato.

Può sembrare poco. In Italia, invece, è già qualcosa.

Perché la politica ha sviluppato negli anni una straordinaria capacità di descrivere i problemi senza toccarli. Li studia, li cataloga, li trasferisce da un ufficio all’altro. Convoca tavoli, istituisce commissioni, annuncia ricognizioni. E mentre la burocrazia produce carta, l’erba cresce, il ferro arrugginisce e le strutture pubbliche imparano la pazienza delle rovine.

Cannizzaro, almeno in questa occasione, ha scelto un linguaggio diverso.

Ha guardato lo stadio e ha detto, in sostanza: si comincia.

Non lunedì prossimo, non dopo l’ennesima conferenza, non quando tutte le condizioni astrali e amministrative saranno perfettamente allineate. Si comincia nel fine settimana, di sabato e persino di domenica, con gli operatori chiamati ad avviare il ripristino generale.

È il linguaggio della concretezza.

Ed è anche il linguaggio che Reggio Calabria attende da troppo tempo.

Naturalmente un sopralluogo non restaura uno stadio. Una dichiarazione non sistema il terreno, non vernicia una ringhiera e non sostituisce una vetrata. Governare significa portare i lavori fino alla conclusione, rispettare tempi, regole, costi e qualità. Il consenso non può diventare una vernice amaranto stesa sopra problemi più profondi.

Ma esiste un momento nel quale la differenza tra l’inerzia e l’azione diventa visibile. È quello in cui qualcuno assume la responsabilità di impartire un ordine, indicare una priorità e stabilire che il degrado non debba più essere considerato normale.

Questo momento, al Granillo, c’è stato.

Cannizzaro ha trovato una struttura in condizioni che ha definito di abbandono e incuria. Non ha cercato parole gentili per coprire la realtà. Ha parlato del manto in condizioni pietose, del perimetro delle ringhiere da recuperare, della necessità di sostituire le vetrate che delimitano il campo.

Le vetrate, soprattutto, non rappresentano un particolare secondario. La loro sostituzione viene indicata come necessaria per la sicurezza e per permettere alle persone con disabilità di godere meglio degli eventi. È qui che un intervento materiale assume un significato civile: amministrare non significa soltanto aggiustare oggetti, ma rimuovere ostacoli dalla vita delle persone.

La buona politica non è quella che promette miracoli.

È quella che vede una ringhiera arrugginita e la fa sistemare. Che osserva una barriera e prova a rimuoverla. Che trova un luogo pubblico degradato e decide che debba tornare a essere utilizzabile. Che non considera il sabato e la domenica come alibi del calendario quando esiste un’urgenza da affrontare.

Per anni ci hanno spiegato che tutto era difficile. Ed era vero.

Mancavano le risorse. Mancavano le competenze. Mancavano gli atti. Mancavano i pareri, le autorizzazioni, le firme e talvolta persino le penne con cui firmare. Ma dietro tante difficoltà reali si è nascosta spesso una malattia più semplice: l’abitudine all’immobilità.

L’inerzia, quando dura abbastanza, diventa un sistema di governo.

La buca non viene più riparata: viene inserita nel paesaggio. L’edificio trascurato non indigna più: diventa una presenza familiare. Lo stadio degradato non viene considerato un’emergenza, ma una fatalità. E chi prova a chiedere conto riceve la risposta più comoda: «Non si può fare».

Il sopralluogo del nuovo sindaco manda invece un messaggio opposto: qualcosa si può fare.

Si possono reperire fondi. Si possono organizzare interventi. Si possono chiamare gli operatori. Si può decidere che un impianto simbolico per la città non debba continuare a mostrare i segni dell’abbandono.

Questa è la politica quando lavora davvero.

Non ha bisogno di alzare continuamente la voce. Le basta produrre conseguenze.

Una ringhiera ripristinata vale più di dieci comunicati. Una vetrata sostituita vale più di cento dichiarazioni sull’inclusione. Un manto recuperato vale più di una stagione di promesse. La concretezza ha un vantaggio impietoso sulla propaganda: si vede.

Cannizzaro ha ricevuto un mandato elettorale ampio e ha dichiarato, al momento della proclamazione, di voler rappresentare tutti i reggini. Ora quel mandato dovrà tradursi in amministrazione quotidiana, lontano dall’entusiasmo della vittoria e vicino alle difficoltà vere della città.

Il Granillo può essere il primo banco di prova.

Non soltanto perché è uno stadio, ma perché rappresenta uno dei luoghi nei quali Reggio riconosce se stessa. È sport, memoria collettiva, incontro, passione. E può tornare a essere anche spazio per grandi eventi. Proprio per questo non può essere trattato come un contenitore dimenticato da aprire soltanto nelle occasioni solenni.

La città non chiede prodigi.

Chiede manutenzione, sicurezza, pulizia, accessibilità e rispetto. Chiede che il patrimonio pubblico non venga lasciato consumare fino al punto in cui ogni riparazione diventa più costosa. Chiede una politica capace di arrivare prima del crollo, non soltanto dopo.

Il sindaco è appena all’inizio. Sarebbe prematuro trasformare un sopralluogo in una consacrazione. La serietà impone di attendere i cantieri, le scadenze e i risultati. Ma sarebbe altrettanto ingiusto non riconoscere il valore del metodo mostrato: recarsi sul posto, verificare personalmente, indicare gli interventi e avviarli senza nascondersi dietro il calendario.

La politica, quando non muore d’inerzia, può ancora sorprendere.

Può persino fare il proprio mestiere.

E forse è questo che ha colpito maggiormente nelle immagini del Granillo: non un sindaco impegnato a raccontare quanto fosse difficile intervenire, ma un amministratore deciso a spiegare da dove avrebbe cominciato.

Adesso occorre continuare.

Perché Reggio Calabria non ha bisogno di una fiammata operativa destinata a spegnersi dopo i primi giorni. Ha bisogno di un metodo: vedere, decidere, intervenire, verificare e rendere conto.

Il resto è cerimonia.

La città, invece, aspetta i fatti.

Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno 

@luigi.palamara

Il Sindaco con le maniche rimboccate Dal sopralluogo al Granillo un segnale semplice: quando la politica esce dai palazzi, guarda i problemi in faccia e impartisce disposizioni concrete, anche ciò che sembrava immobile può ricominciare a muoversi. Il neo-sindaco Cannizzaro avvia il ripristino dello stadio già nel fine settimana: un segnale di rottura con l'immobilismo burocratico ​Il Granillo e la politica della concretezza: Reggio Calabria riparte dai fatti ​Dal sopralluogo del primo cittadino emerge un metodo basato su interventi immediati, sicurezza e accessibilità. Ora la città attende i cantieri e i risultati, ma la svolta contro l'inerzia passa dal ritorno sul territorio. L'Editoriale di Luigi Palamara  Francesco Cannizzaro è stato eletto sindaco di Reggio Calabria il 25 maggio 2026 e proclamato ufficialmente il 4 giugno, dopo una vittoria ottenuta al primo turno. È dunque ancora nella fase in cui ogni gesto viene osservato, ogni parola pesata e ogni promessa confrontata con ciò che accadrà davvero. Ma una cosa, nel sopralluogo allo Stadio Oreste Granillo, è apparsa subito chiara: il nuovo sindaco non ha voluto cominciare dalla scrivania. Ha cominciato dai luoghi. Dalle strutture trascurate. Dal manto malridotto. Dalle ringhiere da ripristinare, dalle vetrate da sostituire, dalla sicurezza da garantire e dall’accessibilità da migliorare per consentire anche alle persone con disabilità di assistere dignitosamente agli spettacoli sportivi e musicali. Non ha parlato del Granillo come di una pratica amministrativa. Ci è andato. Può sembrare poco. In Italia, invece, è già qualcosa. Perché la politica ha sviluppato negli anni una straordinaria capacità di descrivere i problemi senza toccarli. Li studia, li cataloga, li trasferisce da un ufficio all’altro. Convoca tavoli, istituisce commissioni, annuncia ricognizioni. E mentre la burocrazia produce carta, l’erba cresce, il ferro arrugginisce e le strutture pubbliche imparano la pazienza delle rovine. Cannizzaro, almeno in questa occasione, ha scelto un linguaggio diverso. Ha guardato lo stadio e ha detto, in sostanza: si comincia. Non lunedì prossimo, non dopo l’ennesima conferenza, non quando tutte le condizioni astrali e amministrative saranno perfettamente allineate. Si comincia nel fine settimana, di sabato e persino di domenica, con gli operatori chiamati ad avviare il ripristino generale. È il linguaggio della concretezza. Ed è anche il linguaggio che Reggio Calabria attende da troppo tempo. Naturalmente un sopralluogo non restaura uno stadio. Una dichiarazione non sistema il terreno, non vernicia una ringhiera e non sostituisce una vetrata. Governare significa portare i lavori fino alla conclusione, rispettare tempi, regole, costi e qualità. Il consenso non può diventare una vernice amaranto stesa sopra problemi più profondi. Ma esiste un momento nel quale la differenza tra l’inerzia e l’azione diventa visibile. È quello in cui qualcuno assume la responsabilità di impartire un ordine, indicare una priorità e stabilire che il degrado non debba più essere considerato normale. Questo momento, al Granillo, c’è stato. Cannizzaro ha trovato una struttura in condizioni che ha definito di abbandono e incuria. Non ha cercato parole gentili per coprire la realtà. Ha parlato del manto in condizioni pietose, del perimetro delle ringhiere da recuperare, della necessità di sostituire le vetrate che delimitano il campo. Le vetrate, soprattutto, non rappresentano un particolare secondario. La loro sostituzione viene indicata come necessaria per la sicurezza e per permettere alle persone con disabilità di godere meglio degli eventi. È qui che un intervento materiale assume un significato civile: amministrare non significa soltanto aggiustare oggetti, ma rimuovere ostacoli dalla vita delle persone. La buona politica non è quella che promette miracoli. È quella che vede una ringhiera arrugginita e la fa sistemare. Editoriale completo su CartaStraccia.News

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