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Il piacere della disgrazia altrui: contro la miseria dello sciacallaggio social

Il piacere della disgrazia altrui: contro la miseria dello sciacallaggio social

Riflessione sulla giustizia sommaria e la gogna mediatica.

Non un giudizio sui fatti o sulle persone, ma un atto d'accusa netto contro chi trasforma il dolore in spettacolo e la caduta altrui in una comoda vendetta.
L'Editoriale di Luigi Palamara 

Non so se siano innocenti o colpevoli. E non mi interessa unirmi al coro dei giudici improvvisati.

Giudicare è facile. Basta un titolo, una voce, un sospetto. Poi si alza il dito e ci si sente migliori. La vita, però, insegna altro: molti innocenti hanno pagato per colpe mai commesse, mentre non pochi colpevoli hanno attraversato indenni tribunali, scandali e coscienze.

Per questo non giudico. Mai.

Ma una cosa la giudico, eccome: il piacere per la disgrazia altrui. Quella soddisfazione miserabile di chi trasforma il dolore degli altri in spettacolo, vendetta, carne da social network.

È sciacallaggio. E lo sciacallo, almeno, agisce per fame. Questi invece agiscono per pochezza.

Puntare il dito è comodo. Ma la vita ha un umorismo feroce: quel dito, un giorno, potrebbe rivoltarsi contro chi oggi lo agita con tanta sicurezza.

Non c’è giustizia nel godere della caduta di qualcuno. Non c’è coraggio. Non c’è dignità.

C’è soltanto miseria umana.

E a questa miseria io dico no.

Luigi Palamara Giornalista, Scrittore e Artista Aspromontàno di Roccaforte del Greco detto L'Arciere 


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