Il sindaco sulla strada, dove le regole tornano a essere regole
Il caso dei bus sanzionati davanti alla stazione di Taormina e il blitz del sindaco Cateno De Luca
Se il rispetto del Codice della strada diventa una rivoluzione
La buona amministrazione non si fa dietro una scrivania, ma spezzando l'abitudine all'illegalità diffusa. Ora la vera sfida è garantire controlli costanti per evitare che tutto torni come prima.
L'Editoriale di Luigi Palamara
A Taormina è accaduto un fatto che, in un Paese normale, non dovrebbe fare notizia: un autobus è stato obbligato a rispettare il Codice della strada.
Ma poiché siamo in Italia, e poiché l’abitudine alla scorrettezza finisce spesso per trasformarsi in un privilegio acquisito, quel semplice intervento assume quasi il valore di una rivoluzione.
Il sindaco Cateno De Luca si è presentato davanti alla stazione ferroviaria. Non dietro una scrivania, non nel tepore di un ufficio comunale, non circondato da consulenti incaricati di spiegargli ciò che accade a pochi metri dal municipio. Era sulla strada, tra i cittadini, nel punto esatto in cui il disordine quotidiano diventa disagio, pericolo e prepotenza.
Lì, davanti alla stazione, gli autobus di Interbus ed Etna Trasporti avrebbero uno spazio appositamente destinato alla fermata, collocato accanto all’ingresso e in condizioni di sicurezza. Eppure alcuni mezzi continuano a fermarsi sulla carreggiata, davanti alla stazione e perfino sulle strisce pedonali.
Perché?
Probabilmente perché lo hanno sempre fatto. E in Italia la frase “si è sempre fatto così” è spesso il lasciapassare con cui si giustificano abusi, negligenze e piccole arroganze.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: traffico bloccato, pedoni costretti a destreggiarsi tra i veicoli, automobilisti intrappolati e autobus fermi per il tempo necessario a vendere i biglietti ai passeggeri. Una fermata irregolare diventa così un ingorgo permanente. E l’ingorgo permanente, a forza di ripetersi, viene accettato come inevitabile.
Non lo è.
Le regole non sono decorazioni da esibire nei regolamenti comunali. Servono a tutelare la sicurezza, la libertà di movimento e il rispetto reciproco. Quando qualcuno occupa una carreggiata o blocca un attraversamento pedonale, non compie una semplice leggerezza: scarica sugli altri il costo della propria comodità.
Il blitz del sindaco ha avuto almeno il merito di spezzare questa consuetudine. La Polizia municipale è intervenuta, ha fatto spostare il mezzo e ha sanzionato il conducente per le violazioni accertate.
Qualcuno potrà considerare eccessivo il linguaggio di De Luca: “Adesso mi sono rotto”. Non è la formula elegante di un comunicato istituzionale. Ma forse l’eleganza, quando per troppo tempo copre l’inerzia, diventa soltanto una maniera educata di non risolvere nulla.
La buona amministrazione non si misura dal numero delle conferenze stampa, ma dalla capacità di affrontare i problemi nel luogo in cui nascono. Un sindaco deve certamente programmare, amministrare e coordinare. Ma deve anche vedere. Deve camminare per le strade, ascoltare i cittadini, verificare personalmente gli abusi e pretendere che gli uffici competenti intervengano.
Essere tra la gente non significa cercare una fotografia. Significa assumersi la responsabilità di disturbare chi ha trasformato una scorrettezza in abitudine e un’abitudine in diritto.
Naturalmente una multa non basta. Occorrono controlli costanti, segnaletica chiara, responsabilità precise e un confronto serio con le aziende di trasporto. Le sanzioni devono colpire le violazioni, non diventare episodi isolati buoni soltanto per un video. La vera sfida comincia dopo il blitz: impedire che, spenti i riflettori, tutto ritorni come prima.
Ma il principio affermato è quello giusto: a Taormina le regole valgono per tutti. Per il cittadino, per il commerciante, per l’automobilista e anche per le società di trasporto.
Perché una città civile non è quella in cui nessuno commette infrazioni. È quella in cui le infrazioni non vengono tollerate per stanchezza, convenienza o timore reverenziale.
Il sindaco sulla strada, dunque. Non per sostituirsi ai vigili, ma per ricordare a ogni struttura comunale che amministrare significa esserci. E per far comprendere a chi continua a ignorare le regole che il tempo dell’impunità quotidiana può finire.
Con le buone, possibilmente.
Con le multe, quando necessario.
Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno
@luigi.palamara Il sindaco sulla strada, dove le regole tornano a essere regole Il caso dei bus sanzionati davanti alla stazione di Taormina e il blitz del sindaco Cateno De Luca Se il rispetto del Codice della strada diventa una rivoluzione La buona amministrazione non si fa dietro una scrivania, ma spezzando l'abitudine all'illegalità diffusa. Ora la vera sfida è garantire controlli costanti per evitare che tutto torni come prima. L'Editoriale di Luigi Palamara A Taormina è accaduto un fatto che, in un Paese normale, non dovrebbe fare notizia: un autobus è stato obbligato a rispettare il Codice della strada. Ma poiché siamo in Italia, e poiché l’abitudine alla scorrettezza finisce spesso per trasformarsi in un privilegio acquisito, quel semplice intervento assume quasi il valore di una rivoluzione. Il sindaco Cateno De Luca si è presentato davanti alla stazione ferroviaria. Non dietro una scrivania, non nel tepore di un ufficio comunale, non circondato da consulenti incaricati di spiegargli ciò che accade a pochi metri dal municipio. Era sulla strada, tra i cittadini, nel punto esatto in cui il disordine quotidiano diventa disagio, pericolo e prepotenza. Lì, davanti alla stazione, gli autobus di Interbus ed Etna Trasporti avrebbero uno spazio appositamente destinato alla fermata, collocato accanto all’ingresso e in condizioni di sicurezza. Eppure alcuni mezzi continuano a fermarsi sulla carreggiata, davanti alla stazione e perfino sulle strisce pedonali. Perché? Probabilmente perché lo hanno sempre fatto. E in Italia la frase “si è sempre fatto così” è spesso il lasciapassare con cui si giustificano abusi, negligenze e piccole arroganze. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: traffico bloccato, pedoni costretti a destreggiarsi tra i veicoli, automobilisti intrappolati e autobus fermi per il tempo necessario a vendere i biglietti ai passeggeri. Una fermata irregolare diventa così un ingorgo permanente. E l’ingorgo permanente, a forza di ripetersi, viene accettato come inevitabile. Non lo è. Le regole non sono decorazioni da esibire nei regolamenti comunali. Servono a tutelare la sicurezza, la libertà di movimento e il rispetto reciproco. Quando qualcuno occupa una carreggiata o blocca un attraversamento pedonale, non compie una semplice leggerezza: scarica sugli altri il costo della propria comodità. Il blitz del sindaco ha avuto almeno il merito di spezzare questa consuetudine. La Polizia municipale è intervenuta, ha fatto spostare il mezzo e ha sanzionato il conducente per le violazioni accertate. Qualcuno potrà considerare eccessivo il linguaggio di De Luca: “Adesso mi sono rotto”. Non è la formula elegante di un comunicato istituzionale. Ma forse l’eleganza, quando per troppo tempo copre l’inerzia, diventa soltanto una maniera educata di non risolvere nulla. La buona amministrazione non si misura dal numero delle conferenze stampa, ma dalla capacità di affrontare i problemi nel luogo in cui nascono. Un sindaco deve certamente programmare, amministrare e coordinare. Ma deve anche vedere. Deve camminare per le strade, ascoltare i cittadini, verificare personalmente gli abusi e pretendere che gli uffici competenti intervengano. Essere tra la gente non significa cercare una fotografia. Significa assumersi la responsabilità di disturbare chi ha trasformato una scorrettezza in abitudine e un’abitudine in diritto. Naturalmente una multa non basta. Occorrono controlli costanti, segnaletica chiara, responsabilità precise e un confronto serio con le aziende di trasporto. Le sanzioni devono colpire le violazioni, non diventare episodi isolati buoni soltanto per un video. La vera sfida comincia dopo il blitz: impedire che, spenti i riflettori, tutto ritorni come prima. Ma il principio affermato è quello giusto: a Taormina le regole valgono per tutti. Per il cittadino, per il commerciante, per l’automobilista e anche per le società di trasporto. Perché una città civile non è quella in cui nessuno commette infrazioni. Editoriale completo su CartaStraccia.News
♬ audio originale - Luigi Palamara
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