La memoria che si fa riscatto: da Falcone e Borsellino alla lotta contro la ’ndrangheta a Reggio Calabria

A 34 anni dalla strage di via D'Amelio, il Centro Agape ricorda Borsellino e gli agenti della scorta rilanciando la sfida ai clan

​"Dopo il maxiblitz da 80 arresti nei quartieri chiave della città, l'appello a sconfiggere l'omertà anche grazie a strumenti come la legge 'Liberi di Scegliere', nel solco tracciato da don Italo Calabrò e Rita Atria."

Per non dimenticare.

 19 luglio 1992, ore 16 e 58 in via D'Amelio uccisi da cosa nostra: Claudio Traina, Vincenzo Li Muli, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Walter Eddy Cosina e Paolo Borsellino. Solo qualche mese prima a Capaci il 23 maggio furono uccisi Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro. Da allora tanto è cambiato. Ma ancora le mafie sono vive, hanno cambiato strategia, si sono attrezzate per agirare leggi, riciclare, corrompere. E continuano ad arricchirsi e uccidere soprattutto gestendo il traffico di droghe. Anche a Reggio Calabria la presenza della 'ndrangheta continua a operare ma anche ad essere contrastata.

 L'ultima operazione è di qualche giorno fa con quasi 80 arresti. Archi, Arghilla' e Santa Caterina i quartieri interessati. Nomi nuovi, soprattutto del clan dei Rom, e nomi già noti affiliati ai Tegano, ai De Stefano, ai Condello, ai Libri. Non sentiremo i fuochi d'artificio che all'improvviso squarciavano il silenzio di Santa Caterina, parte di rituali che segnavano la loro presenza dominante. 

Come Centro Comunitario Agape diciamo grazie alla magistratura reggina e alle forze dell'ordine per il loro prezioso servizio nella speranza che altre istituzioni e i cittadini tutti facciano la loro parte per sconfiggere definitivamente la 'Ndrangheta e la sottocultura omertosa che l'alimenta.  Accogliamo con gratitudine la recente legge "liberi di scegliere", uno straordinario strumento che può essere decisivo per liberare dalle mafie anche gli stessi appartenenti alle famiglie mafiose. 

E siamo orgogliosi nel ricordare che i primi provvedimenti di allontanamento dalle famiglie sono stati fatti a Reggio Calabria nel 1979 grazie al presidente del Tribunale per i Minorenni dottor Ielasi, al giudice Pachi' e a don Italo Calabrò. 

Non dimentichiamo e scegliamo di stare dalla parte giusta, contribuendo anche sul piano culturale a sconfiggere la mafia, a partire da quella che c'è in ciascuno di noi, come ci ricordava la compianta Rita Atria. 

Mimmo Nasone