PASSAPAROLA. «COMUNIONE VISSUTA»
Comunione vissuta: un passaparola lapidario e senza fronzoli, un invito serio a incarnare l’esperienza della comunione nella nostra quotidianità, in tutte le espressioni concrete che la fede ci propone: dal servizio al prossimo, come sottolineava il passaparola di ieri, facendoci uno con tutti in ogni momento e circostanza, fino a inebriarci dell’incredibile comunione con Lui, donataci nel Cenacolo: la «Comunione Eucaristica», vero culmen et fons, ossia punto di arrivo e di partenza di tutto il nostro cammino di fede.
Per noi, la Comunione Eucaristica non può essere soltanto un atto di culto, ma deve diventare il momento più profondo della comunione, nel quale Gesù, trasformandoci in Sé, ci divinizza e ci conduce a quella comunione profondissima che soltanto «Lui-Amante» poteva concepire per noi, «gli amati».
È per questo che la fede cristiana non può mai essere vissuta in profondità da soli, proprio perché è frutto della comunione trinitaria e deve sempre respirare attraverso cammini spirituali condivisi e momenti di fraternità, di dialogo e di comunione fraterna.
È per questo che anche il tempo delle nostre vacanze non può ridursi a un tempo nel quale andarcene a riposare per conto nostro, ma deve essere anch’esso illuminato e vissuto nella comunione, sia in montagna sia al mare, proprio perché soltanto nella comunione possiamo continuamente «respirare» Dio.
È interessante osservare come, in questi giorni, il passaparola si stia divertendo a seminare quotidianamente nei nostri cuori raggi di comunione, quasi volesse ricordarci che tutto può passare, ma che non può mai venire meno l’esperienza della nostra vita come «comunione vissuta».
Mi piace, allora, concludere parafrasando un pensiero di Madre Teresa:
«Ama la vita di comunione anche quando sembra non darti ciò che stai aspettando. Amala e credi sempre in essa, anche quando ti sembra di essere incompreso e forse persino criticato, così come nei momenti di sterilità...».
Ed è questa la preghiera che voglio ripetere con forza:
«Nino, credi nella comunione all’infinito e vedrai che, quando meno te lo aspetti e ti senti quasi soffocato dalla sabbia del deserto del cuore, potrai vedere spuntare intorno a te insperate oasi di comunione e sentire, come un bonario rimprovero: “Nino... te lo avevo detto! E, in qualche momento, lo avevi già sperimentato... E allora, perché hai dubitato?”».
Ebbene, anche oggi, come, in fondo, ogni giorno, il poter ricominciare a credere nella comunione a fondo perduto deve diventare un momento di Cielo. Occorre gettarsi a capofitto nelle sue strade divine, riscoprendo che l’unica risposta alla nostra domanda rivolta a Gesù: «Dove abiti?», non può che essere: «Vieni e vedi».
È l’invito eterno ad abitare nel Seno del Padre, ossia nella Comunione eterna della Trinità.
Don Nino Carta
13 luglio 2026
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