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Reggio Calabria. Il neo-sindaco Cannizzaro incontra all'alba gli operai della Castore e di Ecologia Oggi per lanciare il piano "Obiettivo Decoro"

Reggio Calabria. Il neo-sindaco Cannizzaro incontra all'alba gli operai della Castore e di Ecologia Oggi per lanciare il piano "Obiettivo Decoro"

Cannizzaro incontra all’alba i lavoratori della Castore e di Ecologia Oggi e promette di restituire decoro a Reggio. Non con i proclami, assicura, ma cominciando dall’erba, dai rifiuti e dalle strade sprofondate.

​«Promessi cento "gallinai" stradali eliminati in quindici giorni. Riparare una buca o pulire una strada non è un’impresa epica, ma a Reggio Calabria, dove la normalità manca da troppo tempo, anche una scopa può sembrare una bandiera».

L'Editoriale di Luigi Palamara 


La rivoluzione, a Reggio Calabria, è cominciata di lunedì mattina. Non c’erano barricate, bandiere rosse o folle inferocite. C’erano alcuni operai della Castore e di Ecologia Oggi, i mezzi da lavoro, il caldo già in agguato e un sindaco venuto a spiegare che la città sarebbe stata rimessa in ordine.

Francesco Cannizzaro, eletto sindaco nelle amministrative del maggio 2026 e insediatosi a Palazzo San Giorgio all’inizio di giugno, il 13 luglio ha scelto di incontrare gli uomini che dovranno trasformare le promesse in marciapiedi puliti, erba tagliata e buche riparate.

Ha esordito con una dichiarazione che, pronunciata da un politico, possiede già il sapore dell’eresia:

«Qui non comanda nessuno. Siamo una squadra.»

Naturalmente un sindaco comanda. Altrimenti sarebbe un passante con la fascia tricolore. Ma Cannizzaro voleva dire un’altra cosa: che il potere, quando incontra chi lavora, dovrebbe almeno avere la buona educazione di non darsi troppe arie.

Niente generale e truppa, dunque. Niente podestà sul balcone e operai in riga. Una squadra, ha detto. Tutti insieme per “risollevare la città”.

È un verbo impegnativo, risollevare. Si risollevano i caduti, le sorti di una battaglia e qualche volta le città abbandonate per troppo tempo alle proprie disgrazie. Reggio, in effetti, ne avrebbe bisogno. Perché una città non decade tutta in una volta: si arrende un sacchetto alla volta, una sterpaglia alla volta, una buca alla volta. Finché il degrado non viene più considerato uno scandalo, ma arredamento urbano.

Il programma è stato battezzato “Obiettivo Decoro”. Nome solenne per operazioni molto concrete: sfalcio dell’erba, spazzamento, disinfestazione e raccolta dei rifiuti.

Si parte, in via sperimentale, da via Calabria, da Sbarre e dalla zona meridionale della città. Se il modello funzionerà, verrà esteso agli altri quartieri, da Catona a Bocale.

La formula “in via sperimentale” appartiene al vocabolario della pubblica amministrazione. Significa spesso: vediamo che succede. Questa volta, però, l’esperimento è di quelli che persino un cittadino comune può giudicare senza commissioni, consulenti o conferenze stampa. O la strada viene pulita, oppure resta sporca. O l’erba viene tagliata, oppure continua a crescere. Non sono necessarie interpretazioni autentiche.

Poi ci sono i “gallinai”.

Così Cannizzaro ha ribattezzato gli sprofondamenti stradali: cedimenti brutti da vedere e ancora più brutti da attraversare con un’automobile, una motocicletta o un paio di caviglie.

Il sindaco ne vuole eliminare almeno cento in quindici giorni. L’obiettivo finale, assicura, è rimuoverli tutti.

Cento sprofondamenti in quindici giorni significa quasi sette al giorno. Un programma ambizioso, soprattutto in un Paese nel quale talvolta occorrono quindici giorni soltanto per stabilire a quale ufficio spetti compilare il modulo che autorizza a guardare la buca.

Ma i numeri, quando vengono pronunciati pubblicamente, hanno un vantaggio e un inconveniente. Il vantaggio è che impressionano. L’inconveniente è che si possono contare.

Fra quindici giorni sapremo dunque se i “gallinai” saranno davvero diminuiti o se, come accade spesso alle metafore politiche, avranno soltanto cambiato nome.

L’incontro con gli operai della Castore e di Ecologia Oggi contiene comunque un elemento di verità che merita di essere riconosciuto: il decoro urbano non nasce negli uffici, nei comunicati o nei video celebrativi. Nasce dalle mani di chi raccoglie i rifiuti, ripulisce i bordi delle strade, disinfesta, taglia le sterpaglie e interviene sull’asfalto.

Gli amministratori inaugurano i programmi. Gli operai li rendono visibili.

Per questo Cannizzaro ha fatto bene a ringraziarli. Ma il ringraziamento più serio non sarà una parola pronunciata al mattino. Sarà garantire loro mezzi efficienti, organizzazione, sicurezza, continuità e ordini chiari. Non si può chiedere a una squadra di vincere mandandola in campo con gli scarponi rotti e poi accusarla di non correre abbastanza.

Il sindaco ha detto: «Piano piano ce la faremo».

È la frase più prudente e, forse, più onesta dell’intero discorso. Reggio non ha bisogno dell’ennesimo uomo della Provvidenza. Ne ha già incontrati troppi, quasi tutti provvisti di manifesti magnifici e risultati più modesti.

Ha bisogno di un’amministrazione che faccia le cose normali con ostinazione straordinaria.

Pulire una strada non è un miracolo. Riparare un cedimento non è un’impresa epica. Raccogliere i rifiuti non è una rivoluzione.

Eppure, quando la normalità è mancata abbastanza a lungo, persino una scopa può sembrare una bandiera.

Cannizzaro ha promesso una città più pulita e più sicura. Adesso comincia la parte meno poetica: mantenerla.

Perché governare non significa annunciare che Reggio cambierà. Significa svegliarsi ogni mattina e impedire che torni esattamente com’era.

Luigi Palamara
Giornalista e Artista Aspromontàno 

@luigi.palamara

Reggio Calabria. Il neo-sindaco Cannizzaro incontra all'alba gli operai della Castore per lanciare il piano "Obiettivo Decoro" Cannizzaro incontra all’alba i lavoratori della Castore e promette di restituire decoro a Reggio. Non con i proclami, assicura, ma cominciando dall’erba, dai rifiuti e dalle strade sprofondate. ​«Promessi cento "gallinai" stradali eliminati in quindici giorni. Riparare una buca o pulire una strada non è un’impresa epica, ma a Reggio Calabria, dove la normalità manca da troppo tempo, anche una scopa può sembrare una bandiera». L'Editoriale di Luigi Palamara La rivoluzione, a Reggio Calabria, è cominciata di lunedì mattina. Non c’erano barricate, bandiere rosse o folle inferocite. C’erano alcuni operai della Castore e di Ecologia Oggi, i mezzi da lavoro, il caldo già in agguato e un sindaco venuto a spiegare che la città sarebbe stata rimessa in ordine. Francesco Cannizzaro, eletto sindaco nelle amministrative del maggio 2026 e insediatosi a Palazzo San Giorgio all’inizio di giugno, il 13 luglio ha scelto di incontrare gli uomini che dovranno trasformare le promesse in marciapiedi puliti, erba tagliata e buche riparate. Ha esordito con una dichiarazione che, pronunciata da un politico, possiede già il sapore dell’eresia: «Qui non comanda nessuno. Siamo una squadra.» Naturalmente un sindaco comanda. Altrimenti sarebbe un passante con la fascia tricolore. Ma Cannizzaro voleva dire un’altra cosa: che il potere, quando incontra chi lavora, dovrebbe almeno avere la buona educazione di non darsi troppe arie. Niente generale e truppa, dunque. Niente podestà sul balcone e operai in riga. Una squadra, ha detto. Tutti insieme per “risollevare la città”. È un verbo impegnativo, risollevare. Si risollevano i caduti, le sorti di una battaglia e qualche volta le città abbandonate per troppo tempo alle proprie disgrazie. Reggio, in effetti, ne avrebbe bisogno. Perché una città non decade tutta in una volta: si arrende un sacchetto alla volta, una sterpaglia alla volta, una buca alla volta. Finché il degrado non viene più considerato uno scandalo, ma arredamento urbano. Il programma è stato battezzato “Obiettivo Decoro”. Nome solenne per operazioni molto concrete: sfalcio dell’erba, spazzamento, disinfestazione e raccolta dei rifiuti. Si parte, in via sperimentale, da via Calabria, da Sbarre e dalla zona meridionale della città. Se il modello funzionerà, verrà esteso agli altri quartieri, da Catona a Bocale. La formula “in via sperimentale” appartiene al vocabolario della pubblica amministrazione. Significa spesso: vediamo che succede. Questa volta, però, l’esperimento è di quelli che persino un cittadino comune può giudicare senza commissioni, consulenti o conferenze stampa. O la strada viene pulita, oppure resta sporca. O l’erba viene tagliata, oppure continua a crescere. Non sono necessarie interpretazioni autentiche. Poi ci sono i “gallinai”. Così Cannizzaro ha ribattezzato gli sprofondamenti stradali: cedimenti brutti da vedere e ancora più brutti da attraversare con un’automobile, una motocicletta o un paio di caviglie. Il sindaco ne vuole eliminare almeno cento in quindici giorni. L’obiettivo finale, assicura, è rimuoverli tutti. Cento sprofondamenti in quindici giorni significa quasi sette al giorno. Un programma ambizioso, soprattutto in un Paese nel quale talvolta occorrono quindici giorni soltanto per stabilire a quale ufficio spetti compilare il modulo che autorizza a guardare la buca. Ma i numeri, quando vengono pronunciati pubblicamente, hanno un vantaggio e un inconveniente. Il vantaggio è che impressionano. L’inconveniente è che si possono contare. Fra quindici giorni sapremo dunque se i “gallinai” saranno davvero diminuiti o se, come accade spesso alle metafore politiche, avranno soltanto cambiato nome. L’incontro con gli operai della Castore e di Ecologia Oggi Editoriale completo su CartaStraccia.News

♬ audio originale - Luigi Palamara

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