Il curioso caso dei miei lettori obbligati
Il giornalista contro gli "eroi da tastiera" che insultano invece di criticare
«Contestare le idee è legittimo, insultare la persona è solo povertà con una connessione internet. Accompagnare fuori i diffamatori non è censura: è igiene».
L'Editoriale di Luigi Palamara
Fare il giornalista libero, oggi, è diventato un esercizio di pazienza cristiana. Il problema non sono soltanto i fatti, che già di per sé hanno il brutto vizio di disturbare. Il problema sono quelli che, non riuscendo a smentirli, tentano di screditare chi li racconta.
Nel mio caso, poi, si è sviluppata una vera disciplina olimpica: il lancio dell’insinuazione, il salto della logica e la corsa alla diffamazione.
C’è chi mi segue con una dedizione commovente. Legge tutto, controlla tutto, commenta tutto. Naturalmente sostiene di non sopportarmi. È una forma d’amore moderna: ossessiva, maleducata e rigorosamente non dichiarata.
Ai diffamatori ricordo soltanto un piccolo dettaglio, spesso trascurato dagli eroi da tastiera: i tribunali esistono anche nel mondo reale. E lì vi farò piangere. E nel mondo reale le parole hanno conseguenze. È soltanto questione di tempo. Poi magari scopriremo insieme che la libertà di espressione non comprende il diritto alla menzogna gratuita.
Quanto agli altri, sono le solite personcine convinte che ogni uomo debba avere un padrone. Loro ce l’hanno, dunque non concepiscono che qualcuno possa farne a meno. È umano: chi vive in ginocchio finisce per credere che stare in piedi sia una provocazione.
A tutti costoro rivolgo un suggerimento rivoluzionario: non leggetemi.
Davvero. Si può fare. Non è doloroso. Non richiede certificati medici e, almeno per ora, non è previsto alcun obbligo di seguire Luigi Palamara.
Ho bannato più di cinquemila persone. Una piccola città. Eppure alcuni riescono sempre a tornare, con l’entusiasmo del piccione che ha appena scoperto un davanzale pulito.
Entrano, sporcano e poi protestano perché qualcuno apre la finestra.
Basta.
La mia libertà non è un servizio pubblico a disposizione dei vostri malumori. Io rispetto il vostro diritto di non leggermi; voi fate lo sforzo titanico di rispettare il mio diritto di scrivere.
Non impartisco lezioni e non sono interessato alle lezioncine del primo passante digitale che, dopo aver litigato con la grammatica, decide di occuparsi di etica, giornalismo e libertà di stampa.
Contestare i contenuti è legittimo. Criticare le idee è utile. Smontare gli argomenti, quando si possiedono gli strumenti, è persino nobile.
Insultare la persona, invece, non è coraggio. È soltanto povertà con una connessione internet.
La regola è una sola: parlate di ciò che scrivo, non inventate ciò che sarei.
Non sembra difficile. Eppure alcuni, davanti a questa semplice richiesta, mostrano lo stesso smarrimento di chi riceve le istruzioni di un mobile svedese in lingua sanscrita.
I commenti offensivi, personali e stucchevoli saranno rimossi. Non perché io tema il dissenso, ma perché il tempo è una cosa seria e non intendo spenderlo a raccogliere le bucce di banana lasciate da chi si crede un polemista e riesce a essere soltanto rumoroso.
La libertà di parola è sacra.
Ma anche la porta.
E quando qualcuno entra soltanto per insultare, accompagnarlo fuori non è censura.
È igiene.
Luigi Palamara Giornalista e Artista Aspromontàno
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